Cos’è la Blue Dot Fever: i biglietti invenduti che spingono artisti come Zayn e Post Malone a cancellare i tour

Negli ultimi giorni, la "Blue Dot Fever" – letteralmente la febbre del punto blu – è diventata uno dei trend principali negli Stati Uniti, a testimonianza di un'industria discografica che vede nell'organizzazione dei tour uno degli aspetti più complessi nella gestione della carriera di un artista. Il termine, nato inizialmente su Reddit, si rifà ai famosi punti blu presenti su Ticketmaster, la piattaforma di vendita di biglietti più utilizzata negli Stati Uniti, che indica con queste icone circolari i posti invenduti per una determinata data. È possibile notare questi punti blu direttamente sulla mappa del concerto, e la loro numerosa presenza a ridosso degli eventi ha innescato una spirale che porta sempre più spesso alla cancellazione di tour importanti.
Perché negli Stati Uniti è più impattante la "Blue Dot Fever"
Il fenomeno coinvolge diverse nazioni, anche se per adesso sta colpendo maggiormente il mercato statunitense. Secondo le analisi di settore, tra gli elementi che hanno reso più impattante la Blue Dot Fever c'è l'aumento vertiginoso del prezzo medio dei biglietti, passato dagli 82 dollari del 2020 ai 144 attuali. Questo dato si inserisce in uno scenario economico internazionale che, a causa delle enormi spese logistiche dei tour, ha ridotto drasticamente i margini di profitto per organizzatori e artisti. In questo contesto, sulle dinamiche degli Stati Uniti pesa anche l'impatto mediatico ed economico degli imminenti Mondiali di calcio maschili in Nord America, evento verso il quale il pubblico sta dirottando gran parte dei propri investimenti.
Dalle Pussycat Dolls a Zayn, ex One Direction, e Post Malone
Ci sono già casi specifici e certificati di artisti e organizzatori che hanno deciso di rinviare o cancellare i propri tour a causa delle mancate vendite al botteghino. Ne sono un esempio le Pussycat Dolls, che, dopo aver tentato di abbassare il prezzo dei biglietti a 30 dollari, hanno dovuto rinunciare alla reunion a causa del fallimento commerciale. A questi si potrebbero aggiungere le situazioni di due pesi massimi come Zayn e Post Malone. L'ex cantante degli One Direction aveva annunciato un tour nelle arene a prezzi inferiori rispetto alla media, lanciando anche una frecciatina all'ex compagno di band Harry Styles.
Il tour è stato annullato lo scorso 1° maggio adducendo come motivazione una condizione di salute pregressa, ma in molti hanno notato come i "punti blu" affollassero le mappe delle sue date, sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito. Post Malone e Jelly Roll, invece, hanno dovuto rinviare un terzo del loro tour congiunto negli stadi, ufficialmente a causa di un ritardo nella produzione dell'album "The Eternal Buzz"; tuttavia, le mappe di prevendita mostravano un'altissima percentuale di posti rimasti invenduti.
Gli strumenti per evitare la "Blue Dot Fever" in Italia
Una situazione che non è legata solo al successo momentaneo del singolo artista, ma a una condizione strutturale dell'industria della musica dal vivo, che sembra aver raggiunto un punto di non ritorno. Anche in Italia sono state adottate contromisure per nascondere la febbre dei punti blu, ricorrendo a pratiche come il papering, ovvero la distribuzione su larga scala di biglietti omaggio a partner, sponsor o circuiti locali, o il dumping, cioè la svendita massiccia di tagliandi a ridosso dell'evento. Su questo fronte, lo scorso anno l'associazione dei consumatori Codacons ha presentato un esposto formale all’Antitrust per "pratica commerciale scorretta e ingannevole", citando esplicitamente i concerti negli stadi San Siro e Maradona di Elodie e il live al Circo Massimo di Tony Effe. Solo nelle ultime settimane, Eddie Brock ha annunciato la cancellazione del suo tour estivo, riprogrammato direttamente nelle due date di Roma e Milano, rispettivamente il prossimo 21 e 25 ottobre.