La parola sembra nuova per molti, ma la pratica è antichissima. Stiamo parlando del "catcalling", termine della lingua inglese apparso per la prima volta nel 1956 su un giornale americano (anche se l'uso col trattino risale almeno al XVII secolo) e divenuto di moda negli ultimi tempi anche da noi, con cui si è soliti indicare le molestie di strada, altrimenti associato anche alla parola pappagallismo. Si tratta perlopiù di molestie sessuali, commenti indesiderati, fischi, avance sessuali e gesti da parte di uomini nei confronti delle donne in aree pubbliche come strade, centri commerciali, mezzi di trasporto e parchi. Uomini estranei, perlopiù. Pappagalli di strada, si sarebbe detto un tempo, che praticano il catcalling, appunto. Ma cosa significa questa parola? Quali evoluzioni ha subito nel corso del tempo?

La storia del termine catcalling dal XVII secolo ad oggi

Studenti di recitazione in costumi elisabettiani. Circa 1940
in foto: Studenti di recitazione in costumi elisabettiani. Circa 1940

Il catcalling deriva all'unione di due parole inglesi, letteralmente cat + calling, cioè chiamare il gatto. Ciò comprende i fischi e i commenti che molto spesso vengono rivolti alle donne mentre sono tranquillamente per conto loro in strada. Non sono affatto complimenti né apprezzamenti, perché nulla hanno di gradito, anzi. In Italia il catcalling non è ancora un reato. Secondo un recente focus sul termine dedicato al catcalling da parte dell'Accademia della Crusca, che monitora l'evoluzione della lingua, il catcalling può essere definito come un termine che ricorre:

per indicare la ‘molestia sessuale, tendenzialmente verbale, che avviene in strada’. Sono catcalling i commenti e i richiami di varia natura indirizzati dai molestatori a vittime che di norma sono persone sconosciute che camminano per strada: complimenti supposti “innocenti” o “galanti”, strombazzate dall’auto, fischi, fino a commenti volgari, domande invadenti, perfino veri e propri insulti. Oggetto di catcalling sono soprattutto donne e ragazze, ma, in misura minore, anche uomini e ragazzi; i commenti subiti sono di preferenza a sfondo sessuale e riferiti al corpo delle vittime o ai loro modi di fare o di vestire. Se c’è qualcosa che accomuna tutte queste esternazioni è il disagio che esse possono provocare nella persona che le subisce, dato che appaiono come riflessi di un atteggiamento, quello di chi le mette in atto, svalutante e sessista.

Il sostantivo e il verbo catcall compaiono regolarmente sull’Oxford Dictionary, sul Cambridge Dictionary, sul Collins, sul MacMillian: qui per il sostantivo catcall si intende il fischio di disapprovazione che si indirizza contro qualcuno, specialmente contro gli artisti che non ci piacciono a teatro; per il verbo, l’atto di fischiare per esprimere dissenso o, in gergo teatrale, “buare”.

È interessante vedere che catcall, secondo l’OED documentato, nella forma con trattino, già dal 1660, era a quell’epoca inteso come il ‘verso che i gatti fanno di notte’ [‘the nocturnal cry or “waul” of the cat’]. Per la prima attestazione del verbo (to) catcall dobbiamo aspettare qualche decennio, e precisamente il 1735, in cui il verbo è usato, appunto, col significato di ‘emettere un “catcall”, specialmente a teatro o in un luogo simile d’intrattenimento’ [‘To sound a catcall, esp. at a theatre or similar place of amusement’]. Tra i derivati del verbo, l’OED segnala anche un nome e aggettivo catcalling attestato fin dagli anni ’80 del Settecento, ancora tuttavia con il significato di ‘grido, lamento, suono simile a un lamento’, ‘lamentoso’.

Sempre sull’OED, un aggiornamento del 2006 alla trattazione del sostantivo segnala finalmente la risemantizzazione di catcall, rintracciandola per la prima volta nelle pagine di un giornale americano del 1956: catcall risulta dunque registrato anche col significato esteso di ‘fischio, grido, o commento sfacciato volto a esprimere attrazione sessuale o apprezzamento, fatto tipicamente da un uomo a una passante donna.

Pappagallismo, marlonismo: evoluzione del catcalling in Italia

Da I vitelloni di Federico Fellini

Nel nostro Paese, fa osservare l'Accademia della Crusca, la parola è di più recente introduzione, anche se il fenomeno che essa descrive non è affatto nuovo. Nei dizionari della lingua italiana trova posto una parola, pappagallismo, che in un’accezione specifica ricopre un significato davvero simile a quello di catcalling.

Dopo che come la ‘tendenza, abitudine a ripetere meccanicamente, e senza intelligenza, al modo dei pappagalli, ciò che si è letto o udito’, pappagallismo è definito anche come il ‘comportamento da “pappagalli della strada”, proprio cioè di chi, in modo insistente e grossolano, importuna le donne per la via’ (Treccani online). Riportiamo anche altre formulazioni della stessa definizione: ‘comportamento di uomini che importunano donne sconosciute con gesti, frasi o proposte insistenti e inopportune’ (Sabatini Coletti online), ‘comportamento di chi in modo insistente importuna le donne per la strada’ (De Mauro online), ‘comportamento di chi infastidisce le donne con un corteggiamento inopportuno’ (Zingarelli 2019).

Ancora più indietro, già nel 1956, in un articolo apparso sul Corriere della Sera, Ettore Allodoli parlava a proposito del pappagallismo usando la parola marlonismo, che deriva dalla figura del "macho" per eccellenza, Marlon Brando:

Si parla ora di marlonismo dalla moda di acconciare, nei giovani, i capelli con ciuffetti alla brava, ad imitazione del divo Marlon Brando. Ma il neologismo non serve a indicazione di cosa del resto innocente come foggia di capigliatura maschile, bensì è sinonimo di “pappagallismo della strada” (pappagalli simili entrarono nel vocabolario già nel terzo decennio del nostro secolo ed è, sembra, locuzione romanesca). Marlonisti sono i giovinastri che danno molestia alle ragazze, alle donne, specialmente alle turiste straniere con conseguenze talvolta di vero teppismo aggressivo.