Arisa: “Ho passato anni di confusione, oggi sono serena. Accettare la morte ci libera dal dolore”

Con l'ultimo album "Foto mosse", Arisa è tornata a una dimensione che le si confà meglio. Negli ultimi anni aveva sperimentato altre strade, ci può stare, ma i risultati erano troppo confusionari e si era persa un po' quella dimensione a cui la cantante ci aveva abituati. Che non significa non uscire dalla propria comfort zone, ma capire come riuscire a trovare nuove strade senza far sembrare che quasi si sia rinnegato il percorso. Detto ciò, questo nuovo album riporta Arisa là dove merita di stare, ovvero tra le migliori interpreti – e questa volta firma anche alcune canzoni – che l'Italia abbia avuto negli ultimi anni, una di coloro che può vantare un catalogo importante, con brani entrati nel canzoniere. Prodotto da Mamakass, Arisa si è servita di canzoni scritte da Giuseppe Anastasi, Dimartino, Dente e Galeffi, tra gli altri, cercando di mettere anche la sua firma. In questa intervista la cantautrice affronta le difficoltà degli ultimi anni
Il titolo del tuo nuovo album, Foto Mosse, richiama immediatamente i concetti di imperfezione e movimento. Cosa rappresenta per te, oggi, l’idea di non essere perfetti?
Rappresenta l’umanità stessa. Vedi, a volte quando parlo dell’essere umano uso un’espressione forte: "identità miserabile". So che qualcuno potrebbe offendersi, ma lasciami spiegare.
Prego.
Se guardiamo l'etimologia, "miserabile" significa "degno di essere commiserato per la sua triste sorte". In fondo, siamo tutti sfortunati perché sappiamo che dobbiamo morire: è il nostro limite più grande. Ma proprio in questa finitezza, in questo essere "miserabili", risiede il miracolo della vita. La bellezza profonda sta nell'accettare che abbiamo un inizio e una fine. Una volta capito questo, smetti di torturarti.
Ti sei torturata molto in passato cercando un ideale di perfezione? Ti senti più libera ora?
Sì, tantissimo. Penso che quasi tutti aspirino a un ideale che non esiste. Le "foto mosse" sono il simbolo di ciò che, pur non essendo perfetto, esiste e ha valore. Perché dovrei scartarle? Io me le tengo strette. Scoprire questa libertà è stato fondamentale: non ci si può crocifiggere per quello che avremmo potuto fare o essere. Bisogna vivere il presente.
In questo senso, cosa rappresentano le canzoni di questo disco?
Sono storie di vita, e come tali sono in continuo cambiamento. Raccontano che la felicità, quando arriva, va riconosciuta e trattenuta, mentre la tristezza va vissuta come un momento passeggero che può e deve andare via.
C’è uno scrittore americano, Kurt Vonnegut, che diceva: "Quando siete felici, fateci caso".
Ecco, io ho imparato a riconoscerla nelle piccolissime cose. Mi definisco una "babba", mi pregio di piccolissime cose.
Scrivere questo album è stato un atto liberatorio o un confronto complesso con gli ultimi anni della tua vita?
È stato un atto catartico. A volte, scrivendo, capisco finalmente cosa sto pensando davvero. Viviamo vite così frenetiche che non abbiamo il tempo di fermarci a sentire cosa ci accade dentro. Mettere i pensieri su un foglio ti dà contezza della realtà.
Musicalmente l'album sembra aver trovato una "quadra" diversa rispetto al passato, dove forse c'era più confusione. C’è stata una ricerca sonora particolare?
L’ordine viene sempre dopo il caos. Ho vissuto anni di confusione forte, in cui mi chiedevo se dovessi assomigliare a qualcun altro o se dovessi essere semplicemente io. Mi sono chiesta chi fossi veramente. Questo disco è il frutto di una lunga pausa, di respiri profondi e di un lavoro minuzioso con i miei produttori. Ho voluto ascoltare ogni suono, assicurarmi che ogni scelta produttiva mi rappresentasse davvero. Le cose belle richiedono tempo e anche un po' di sofferenza intesa come sacrificio. In un mondo dove tutto deve essere veloce, io ho rivendicato i miei tempi: se una parola non mi piaceva, potevamo stare un mese a cercarne un'altra. Volevo dare agli altri il meglio di me.
Quando sei arrivata sulla scena, Arisa era considerata un’unicità assoluta. Perché a un certo punto hai sentito il bisogno di dover assomigliare a qualcun altro?
Perché ho ascoltato troppi pareri. Io di base ascolto tutti, e questo mi ha confusa. Mia nonna mi raccontava sempre la storia di un calzolaio povero che fischiettava sempre; un giorno un signore ricco gli regalò tre soldi e lui smise di fischiare, perché era troppo preoccupato di come spenderli o di cosa avrebbe perso scegliendo una cosa piuttosto che un'altra. E così decide di darli via. Ecco, quando hai troppe opportunità rischi di smarrirti. Bisogna focalizzarsi su se stessi.
È per questo che hai voluto metterci la firma in modo così presente, specialmente sui testi?
Ho scelto di essere più presente perché volevo esprimere i miei sentimenti in modo esatto. Ho cercato la precisione chirurgica che ha il dialetto napoletano. Quando canto cose come "il tuo dolore che mi tiene stretta a te", volevo descrivere quell'identità femminile legata alla cura, quasi materna, che ti tiene legata a qualcuno anche quando le cose non vanno, solo perché senti che l'altro soffre. Sono espressioni inconsuete, forse, ma sono reali.
In Portami con te, scritta con Antonio Dimartino, c’è una frase bellissima: "In ogni caso sopravviverò come fanno i ruscelli d’estate, le vite incendiate". È un po’ il tuo manifesto?
"Le vite incendiate si alimentano ad un altro soffio di vento, un altro spavento". Quando sei morto e rinato tante volte, impari a trarre nutrimento da tutto ciò che accade. C’era un libro di Daria Bignardi che diceva che alle persone depresse persino una malattia fisica può portare sollievo, perché è "qualcosa che succede". In questo senso, tutto ciò che è vita porta vita. Sono orgogliosissima di aver collaborato con persone come Di Martino, Dente, Mamakass, Galeffi o Alessandra Flora, che hanno assecondato questa mia urgenza di scrittura.
A proposito di relazioni, hai citato Giuseppe Anastasi e sua moglie Carlotta. È raro vedere un rapporto così sereno tra ex.
Carlotta è una fantastica insegnante di canto e una mental coach, mi ha sostenuta vocalmente anche a Sanremo. Se le persone sono di valore e ci si è voluti bene, si può restare amici. Non è un’amicizia in cui ci si racconta tutto nei minimi dettagli, ma c’è un rispetto profondo per l’essere umano. Non è poco.
Cosa hanno detto di Arisa che non era vero?
Hanno scritto di tutto. Una delle ultime è che questo sarebbe "l’album dell’instabilità". Ma dico io: ma va a cagare! (ride, ndr). È l'esatto opposto.

In una canzone parli di tua madre e del suo "coltivare nell'orto amore universale". Che rapporto hai con i tuoi genitori oggi?
Mia madre ha avuto una pazienza infinita, ha coltivato l’amore nonostante tutto. A volte mi chiedo come faccia. Anche mio padre ha coltivato nell'orto amore universale.
Com'è per loro avere una figlia come te, un'artista amata, seguita.
Per loro, e anche per me stessa, io rimango una bambina nel corpo di una quarantatreenne. Quando dico a mio padre di fare gli esercizi per il torcicollo lui mi ascolta perché mia madre gli dice: "Fai quello che dice tua figlia". Anche loro sono così: sono dei bambini nei corpi di due adulti, cioè sono proprio simpaticissimi. Ma poi guarda, alla fine si dice che il segreto della felicità sia rimanere bambini. Io ti dico, faccio tanta fatica, però forse questo mio modo di essere "infantile" è ciò che mi fa gioire di tante cose e mi fa prendere la vita in maniera relativa. L'amore mi fa soffrire un po', a volte.
In che senso?
Essendo fatta così, resto delusa: l'amore deluso, l’amicizia delusa… il tradimento emotivo mi fa soffrire. Quella è la parte che un po' mi pesa dell'essere bambina. Però, d'altra parte, mi permette anche di descrivere i sentimenti con più passione; vivo tutto con un'intensità diversa.
Passare dall'arte fatta musica al giudicare l'arte o comunque studiarla, avendo questa esposizione e partecipando a un successo televisivo come The Voice: come si vive questo cambiamento?
Il successo è una bella cosa, però in realtà ce ne accorgiamo poco, nel senso che per noi è naturale fare questo programma. Siamo spettatori di racconti reali e ci sentiamo privilegiati ad avere a che fare con persone così. Soprattutto a The Voice Kids è bellissimo, perché i bambini sono anime pure e molto sagge; ci trascinano con loro insieme ai racconti delle loro famiglie. Però devo dire che, per esempio, The Voice Senior e The Voice Generation hanno qualcosa in più.
Cosa?
I racconti di queste persone che hanno un talento incredibile e che magari hanno fatto scelte diverse per amore della famiglia o per esigenze di vita. Tu li vedi e dici: "Cavoli". Ti senti anche un po' in soggezione, perché pensi: "Io sto qua e loro stanno fuori, magari potevano stare al posto mio".
È tipo la sindrome dell'impostore?
Sì, è una cosa che ho sempre avuto. Quando sento queste storie accade ancora di più. Spesso dico che pensiamo che le biografie importanti siano solo quelle dei "grandi" del mondo, invece no. I più grandi stanno fuori: sono quelli che non scrivono le biografie, ma le vivono. Se mia madre, mia nonna o mia zia Carmela dovessero scrivere la storia della loro vita, potrebbero mettere in riga un sacco di gente.
A proposito degli insegnamenti che si possono dare, forse quella vita là potrebbe darne molti di più.
Esatto. La cosa bella è che a The Voice Generation, a Senior e con le famiglie dei Kids, arrivano storie che ci insegnano tantissimo. Ci dimostrano che non siamo nessuno, anche se facciamo i cantanti. Dobbiamo essere grati e restare umili, perché a noi la vita ha sorriso.
"Ero un angelo, adesso non so più chi sono / fisso un angolo per non cadere giù". Questa tua frase mi fa pensare a quello che si dice per l'equilibrio: per stare su una gamba sola è più facile fissando un punto a terra. Mi pare che tu stia cercando quel punto fisso per non cadere.
Allora, "Nuvole" è il racconto di questa donna che si ritrova in un amore che non la rende più felice, ma si chiede: "Dove vuoi che vada? Non ho la possibilità di liberarmi perché ho costruito la mia vita sulla promessa di questo amore che poi ti tradisce e ti delude". Però, cosa fa questa donna? Costruisce la libertà delle sue figlie. Dice loro: "Siate libere, siate indipendenti". Raccoglie ogni mattino le sue lacrime e ci impasta il pane per la loro libertà. Canalizza il suo dolore affinché le donne che incontra possano essere libere. Cerca quella libertà.
Queste sono le date del tour di Arisa:
ARISA – LIVE PREMIÈRE
- 20 maggio 2026 – Civitanova Marche (MC), Teatro Rossini (data zero)
- 22 maggio 2026 – Roma, Teatro Brancaccio – SOLD OUT
- 29 maggio 2026 – Milano, Teatro Lirico – SOLD OUT
ARISA – SUMMER TOUR
- 13 giugno 2026 – Mestre (VE), Parco Bissuola
- 25 giugno 2026 – Alessandria, San Giorgio Festival – La Cittadella
- 28 giugno 2026 – Piacenza, Palazzo Farnese
- 30 giugno 2026 – Verona, Teatro Romano
- 4 luglio 2026 – Bard (AO), Forte di Bard
- 7 luglio 2026 – Castellazzo di Bollate (MI), Festival di Villa Arconati
- 11 luglio 2026 – Cervia (RA), Piazza Garibaldi
- 15 luglio 2026 – Caserta, Belvedere di San Leucio
- 19 luglio 2026 – Sampeyre (CN), Suoni dal Monviso
- 30 luglio 2026 – San Pancrazio Salentino (BR), Forum Eventi
- 2 agosto 2026 – Zafferana Etnea (CT), Etna in Scena – Anfiteatro Falcone e Borsellino
- 3 agosto 2026 – Palermo, Teatro Verdura
- 7 agosto 2026 – Marina di Pietrasanta (LU), La Versiliana Festival
- 8 agosto 2026 – Castiglioncello (LI), Castello Pasquini
- 21 agosto 2026 – Roccella Jonica (RC), Roccella Summer Festival / Teatro al Castello
- 29 agosto 2026 – Vicenza, Piazza dei Signori
- 4 settembre 2026 – Aquileia (UD), Piazza Capitolo
- 6 settembre 2026 – Macerata, Sferisterio
ARISA – LIVE TOUR
- 14 novembre 2026 – Parma, Teatro Regio
- 17 novembre 2026 – Genova, Politeama Genovese
- 19 novembre 2026 – Montecatini Terme (PT), Teatro Verdi
- 23 novembre 2026 – Lugano, LAC
- 25 novembre 2026 – Torino, Teatro Colosseo
- 28 novembre 2026 – Milano, Teatro Lirico
- 30 novembre 2026 – Firenze, Teatro Verdi
- 2 dicembre 2026 – Bari Bitritto, Palatour
- 4 dicembre 2026 – Napoli, Teatro Augusteo
- 7 dicembre 2026 – Roma, Teatro Brancaccio
- 10 dicembre 2026 – Bologna, Europauditorium
- 12 dicembre 2026 – Legnano (MI), Teatro Galleria
- 14 dicembre 2026 – Padova, Gran Teatro Geox
- 16 dicembre 2026 – Brescia, Teatro Clerici
- 21 dicembre 2026 – Cremona, Teatro Ponchielli