A essere messo sotto accusa non ci sta Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Dopo il caso della “manina” sul decreto fiscale e le accuse del vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, Giorgetti parla in un’intervista a Repubblica: “Io sono una persona per bene. Non consento a nessuno di alludere a complotti e trame oscure, con dichiarazioni così scomposte. Se si continua ad attaccare chi prova a tenere in piedi la baracca, il governo non andrà molto lontano. Spero Luigi Di Maio ci vada davvero, in procura. Scoprirà che la famosa ‘manina’ è in casa loro. Ma occhio, così loro si vanno a schiantare”. Intanto il ministro dell’Interno e leader leghista, Matteo Salvini, lancia un nuovo segnale di distensione dopo quello di ieri sera nei confronti dei suoi alleati di governo: “Oggi sono in Trentino ma domani volo a Roma per risolvere i problemi. Basta litigi”, assicura.

Salvini assicura che non ci sono stati tranelli da parte del Carroccio: “Il decreto è quello, Conte ce lo ha letto e l’abbiamo approvato”. In un’intervista a La Stampa, il ministro dell’Interno parla di un “enorme equivoco. Pericoloso, però: tutti in Europa non vedono l’ora di attaccarci, non è bene dargliene occasione”. In ogni caso, per Salvini “il decreto quello è e quello resta”. Salvini, comunque, non romperà con Di Maio, secondo quanto assicura lui stesso.

Giorgetti risponde alle accuse del M5s

Giorgetti è stato messo sotto accusa insieme al sottosegretario all’Economia, anch’egli leghista, Massimiliano Garavaglia: “Per dieci giorni al ministero dell'Economia è stato discusso il passaggio della cosiddetta pace fiscale relativo alla dichiarazione integrativa. Ne hanno parlato approfonditamente i nostri Bitonci e Garavaglia con la viceministra del M5S Castelli. Poi il presidente Conte con Salvini e Di Maio, nel vertice che precede il Consiglio dei ministri di lunedì, decidono di porre un limite di 100mila euro e la norma è stata formulata nella sua interezza, nel testo che conoscete tutti”.

Secondo il sottosegretario alla presidenza del Consigliosarebbe stato assurdo non  concedere l'ombrello di non punibilità per reati fiscali a chi accetta di venire allo scoperto e pagare”. Giorgetti, inoltre, esclude di aver avuto qualsiasi responsabilità: “Io ho seguito i lavori fino all'approvazione dell'articolo 6. La norma contestata è contenuta all'articolo 9. E lì non so cosa sia successo, non c'ero e non sono stato io a redigere il verbale. Non so chi lo abbia fatto. Da quel che mi è stato riferito il decreto è stato approvato dopo che il premier Conte ha supervisionato il testo apportando le modifiche ritenute necessarie”.

Il testo del decreto al Quirinale non c’è mai arrivato, ma – precisa Giorgetti – non è andato nemmeno alla Ragioneria generale per la bollinatura. “Per due ordini di problemi – spiega ancora –. Uno legato proprio alla ‘non punibilità', ma qui credo che ci fossero delle perplessità anche dal Colle. Poi è scoppiato il finimondo scatenato da Di Maio”. Il problema, secondo Giorgetti, è stata la mancata comunicazione da parte di Di Maio del problema ai suoi alleati, preferendo raccontare tutto in tv: “Difficile tornare indietro se si preferisce andare in tv a dire cose del genere, per problemi esplosi al loro interno, piuttosto che parlare con gli alleati”. E sugli attacchi del M5s replica ancora: “Non capisco sul serio le ragioni questo complottismo. Non so se siamo alla pre-crisi, ma credo che se non si danno una regolata, loro si andranno a schiantare presto. Ma da soli”.