La febbre del Nilo torna a far paura in Italia. Il primo caso di contagio umano si è registrato quest'anno a Torino, dove nei giorni scorsi è stata ricoverata una donna di 62 anni, residente a Poirino. Le sue condizioni, tuttavia, non sarebbero gravi, perché ha contratto il virus in forma lieve, quella febbrile, anziché neurologica, che avrebbe potuto avere risvolti ben più gravi. Non è la prima volta che in Piemonte avviene un contagio simile: già nel 2018, infatti, questa era stata definita una delle regioni in cui era stato rilevato un aumento dei casi nel mondo animale, mentre per quanto riguarda quelli umani ce ne sono stati più di 500 in tutta Italia , di cui 238 in forma neurologica: in totale in questo territorio furono 24 i casi di contagio segnalati tra Torino, Vercelli e Biella. Sempre lo scorso anno si era registrata una vittima in Friuli Venezia Giulia. Proprio per questo, le autorità sanitarie da alcuni anni si aspettano un picco durante i mesi estivi, complice l'aumento delle temperature, cercando di prevenire quanto possibile l'insorgere della patologia.

Cos'è la febbre del Nilo e come avviene il contagio

Responsabile del West Nile virus, meglio conosciuto come febbre del Nilo, è una zanzara, la Culex pipiens, che può infettare sia gli animali, soprattutto cavalli e altre specie domestiche, o il genere umano. Si ricorda tuttavia che il contagio non può avvenire da una persona all'altraChi è infettato nella maggior parte dei casi non mostra alcun sintomo. Solo una piccola parte, circa il 20 per cento del totale, può accusare febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati o rush cutaneo. I sintomi più forti sono più rari e si manifestano in un infetto su 150, con forti mal di testa, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, convulsioni, paralisi e coma. Nella sua forma più grave, il virus può provocare la morte per edema al cervello e infiammazione. Per prevenire il contagio, si consiglia di proteggersi con repellenti efficaci, cercare di alloggiare in ambienti climatizzati o comunque dotati di zanzariere alle finestre, evitare accumuli d’acqua stagnante nei giardini e nei sottovasi di fiori.

La prevenzione della febbre del Nilo in Piemonte

Al di là degli accorgimenti da mettere in pratica per evitare singolarmente il contagio, ci sono alcune regioni che hanno realizzato un vademecum nel settore delle donazioni e dei trapianti, veicoli attraverso i quali la malattia si può trasmettere, tra cui anche il Piemonte. Come ha sottolineato alla Stampa la dottoressa Anna Maria Bordiga, direttrice del Centro Produzione e Validazione Emocomponenti della Città della Salute, "abbiamo test in grado di coprire tutte le donazioni, e se mai ci fosse la prospettiva di una carenza, le ditte sono in grado di fornircele entro 48 ore. Abbiamo un'organizzazione consolidata che ci permette, appena arrivano le primissime segnalazioni dai centri nazionali e regionali del sangue, di eseguire i test su tutte le unità di sangue".