Nello stesso giorno – il 29 aprile – in cui un operaio è morto ad Alessandria e un artigiano ha perso la vita a Montebelluna un altro lavoratore è deceduto nel porto di Taranto: si chiamava Natalino Albano, era un operaio di 49 anni dipendente dell’azienda Peyrani Sud, e stava caricando delle pale eoliche prodotte dall’azienda Vestas su una nave. L'uomo era assicurato con un'imbracatura che, per ragioni che dovranno essere esaminate dagli inquirenti, si è parzialmente sganciata facendolo cadere sulla banchina. Albano è morto sul colpo; secondo fonti sindacali, il lavoratore potrebbe essersi lanciato dalla nave nel timore di essere travolto dal carico, ma la dinamica della tragedia è al vaglio degli ispettori dello Spesal, Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl. I sindacati di categoria dei trasporti hanno proclamato uno sciopero di 24 ore al porto di Taranto dalla mezzanotte di oggi.

Roberto Benaglia e Valerio D’Alò, rispettivamente segretario generale della Fim Cisl e membro della segreteria, hanno commentato: "Non si può continuare a morire di lavoro. È assurdo. Come sindacato  sentiamo il dovere di reagire, indignarci, sollecitare risposte. Dobbiamo volere condizioni di lavoro più rispettose dei bisogni e della dignità di tutti. Di fronte a questa tragedia, in questo momento triste per il mondo del lavoro, ci stringiamo accanto al dolore dei congiunti del povero Natalino". Secondo i due sindacalisti, "dal punto di vista della civiltà del lavoro va fatto ancora molto. Non basta cogliere le richieste dei delegati alla sicurezza, bisogna cambiare l’orientamento politico generale sul lavoro spesso penalizzato. Come da tempo ribadiamo, occorre investire in modo serio sulla sicurezza. È assolutamente importante accertare come mai non siano state garantite tutte le procedure di sicurezza che in questo ambito lavorativo va assolutamente previsto".