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23 Febbraio 2022
16:51

Pamela Mastropietro, Oseghale colpevole di omicidio ma non di violenza sessuale: si va all’appello bis

Innocent Oseghale è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di Pamela Mastropietro, ma non di violenza sessuale. Si ricorrerà quindi a un appello bis sul caso della 18enne violentata e uccisa a Macerata nel 2018. Il pusher 33enne era accusato di omicidio, violenza sessuale e vilipendio di cadavere.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Non è stata confermata la condanna all'ergastolo per il pusher 33enne Innocent Oseghale, accusato di omicidio, violenza sessuale e vilipendio di cadavere ai danni della 18enne Pamela Mastropietro. La ragazza era fuggita da un centro di recupero dove stava cercando di superare i suoi problemi di tossicodipendenza. Tornata a Roma, aveva incontrato lo spacciatore Oseghale che l'aveva convinta a salire nel suo appartamento in cambio di una dose di droga. Qui si è consumata la violenza sessuale e poi, secondo i giudici, l'omicidio e il conseguente vilipendio sul cadavere. Per il 33enne è stata riconosciuta l'accusa di omicidio, del quale è stato giudicato colpevole. Diversa invece la situazione per l'accusa di violenza sessuale, sulla quale invece vi sarà un appello bis. Gli avvocati difensori di Oseghale si sono dichiarati soddisfatti per la decisione e per il conseguente nuovo appello.

La prima sezione penale della Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso presentato dalla difesa contro la sentenza della Corte d'assise d'appello di Ancona che nel 2020 aveva confermato l'ergastolo per l'imputato. Sulla violenza sessuale, quindi, vi sarà un processo d'appello bis.

 

Il 33enne infatti ha fatto a pezzi il corpo della 18enne, occultandolo poi in alcuni trolley. L'uomo ha sempre detto di essere innocente, sostenendo di aver fatto a pezzi il corpo ma di non aver mai ucciso la ragazza. La sua tesi, rivelatasi poi infondata in seguito ad accertamenti, è che la giovane sia morta di overdose. "Ho fatto cose terribili – ha dichiarato – ma non ho mai ucciso Pamela. Non sono colpevole di questo omicidio". La Cassazione aveva chiesto la conferma della condanna, giudicando il ricorso dei legali dell'imputato inammissibile. La madre di Pamela, dall'altro canto, chiede un approfondimento delle indagini per quanto riguarda i complici di Oseghale. Con il pusher, infatti, furono arrestate altre 3 persone poi scagionate dall'accusa di omicidio. Secondo la donna, invece, il 33enne non era da solo quando Pamela è stata uccisa.

La mamma di Pamela si è presentata oggi in Cassazione per attendere la sentenza. Con lei erano presenti anche amici e familiari che hanno portato striscioni e cartelloni di supporto. Tutti chiedono la riapertura delle indagini per appurare il coinvolgimento di altri complici. Secondo la famiglia della 18enne, infatti, è "improbabile che un delitto simile possa essere stato compiuto da una sola persona". Una tesi sostenuta nei modi più disparati dai cartelloni portati in cassazione in mattinata. Uno di questi recita: "Pamela grida giustizia e noi siamo la sua voce".

L'avvocato della famiglia: "Procura non ha valutato la patologia di Pamela"

"Confidavamo in una conferma della sentenza, ma non è stata riconosciuta la violenza sessuale. Certo è che Pamela è stata uccisa e non è morta di overdose. Sulla violenza sessuale ci sarà un ricalcolo della pena e si dovrà svolgere un appello bis. Può anche essere che poi in quell'occasione venga confermata la condanna". Lo ha detto il legale della famiglia della 18enne uccisa nel 2018, l'avvocato Marco Valerio Verni. "La Procura di Macerata fin dal primo grado non si è focalizzata sulla patologia psichiatrica di Pamela. Se fosse stata approfondita, probabilmente anche la violenza sessuale sarebbe stata blindata fino in Cassazione. L'aspetto principale è stato riconosciuto e confermato, questo è certo. La madre è molto delusa da quanto successo: siamo già convinti che Oseghale non sia l'unico responsabile nella vicenda, ma per ora è stato l'unico portato in giudizio. La famiglia si aspettava la conferma della condanna massima".

La mamma: "Aspetto giustizia da anni"

"Sono 4 anni che aspetto giustizia". Lo ha urlato Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro. La donna si è allontanata visibilmente scossa dalla Cassazione dopo la decisione della prima sezione penale di disporre un nuovo processo sulla violenza sessuale."Ammazzano, violentano e fanno a pezzi, ma lo Stato italiano non fa nulla" ha aggiunto riferendosi anche agli altri fascicoli di indagine sulla vicenda che sono stati archiviati

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