Innocente Oseghale è stato condannato all’ergastolo per aver ucciso, stuprato e fatto scempio del corpo di Pamela Mastropietro. Questa la decisione della giuria popolare del tribunale di Macerata. Il nigeriano è stato inoltre condannato a 18 mesi di isolamento. Il presidente della sezione penale Roberto Evangelisti ha letto la sentenza di condanna al termine di una seduta durata 5 ore. Oseghale è stato giudicato colpevole di tutti i reati che gli erano stati contestati: l’omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale, il vilipendio, la distruzione del cadavere e l’occultamento dei resti della 18enne romana nelle due valigie abbandonate sul ciglio della strada a Pollenza. In aula erano presenti i genitori di Pamela, Alessandra Verni e Stefano Mastropietro (che si sono abbracciati dopo la sentenza), oltre la nonna, i parenti e gli amici.

L'omidio Pamela Mastropietro

Pamela Mastropietro si è allontanata dalla comunità ‘Pars' di Corridonia, dove era ricoverata per la sua dipendenza dalle droghe, il 28 gennaio del 2018. Per due giorni gli appelli sulla scomparsa  della diciottenne romana hanno fatto il giro delle bacheche Facebook, finché, il 31 gennaio, la notizia del ritrovamento di una valigia con i resti umani di una giovane donna a Pollenza, non ha sprofondato nell'angoscia la sua famiglia e quanti stavano seguendo la vicenda. L'esame del DNA ha confermato che quelli erano i resti di Pamela Mastropietro, 18 anni, scomparsa da Macerata dopo un breve ricovero in comunità. I particolari dell'autopsia, emersi nei giorni successivi, hanno svelato all'opinione pubblica l'orrore di un delitto che non ricorda precedenti nella storia della cronaca nera italiana. Pamela è stata uccisa a coltellate e il suo corpo fatto a pezzi con precisione estrema e lavato con candeggina da chi voleva cancellare ogni traccia di sé.

L'arresto di Innocent Oseghale

Gli inquirenti lavorano alacremente per dare delle risposte alla famiglia, a mamma Alessandra Verni, al papà Stefano Mastropietro e allo zio di Pamela, l'avvocato Marco Verni, che dopo la tragedia si assume l'onere di rappresentare la parte civile. L'arresto non tarda ad arrivare. Qualche giorno dopo i fatti, in un clima di estrema rabbia e tensione viene data notizia dell'arresto di Innocent Oseghale, cittadino nigeriano sulla trentina noto alle forze dell'ordine per spaccio di droga. La nazionalità dell'uomo accusato del delitto di Macerata, in tale clima di esasperazione, è l'elemento che scatenante di un episodio dramamtico che avverrà di lì a poco.

La tentata strage di Marcerata

Il 4 febbraio, a Macerata, Luca Traini, 28 anni, spara all'impazzata su un gruppo di cittadini stranieri. Odio cieco, politica e intolleranza si mescolano generando il caos. Tra gli indagati, intanto, sono spuntati altri due soggetti di nazionalità straniera, Desmond Lucky e Lucky Awelima, ma la loro posizione si riduce a una sola condanna per spaccio di droga. Resta al centro della scena solo lui, Oseghale, che nel carcere di Ascoli, dove apprende della nascita del suo secondo figlio, si lascerà andare a confidenze compromettenti con altri detenuti.

Il processo

Vincenzo Marino, il suo compagno di cella, racconterà di come il nigeriano abbia ammesso con lui di aver ucciso Pamela e di aver cominciato a tagliarla a pezzi quando era ancora viva. Marino diventerà il supertestimone a carico di Oseghale al processo aperto al tribunale di Macerata. Secondo la ricostruzione processuale Oseghale avrebbe agganciato Pamela ai giardinetti, promettendole la dose di droga che cercava solo quando lo avrebbe raggiunto il suo appartamento di via Spalato. Lì si sarebbe poi consumata la violenza sessuale contestata dall'accusa e il tentativo di ribellione da parte della ragazza, che per questo sarebbe stata accoltellata. Il processo si è celebrato a porte chiuse.