“Insufficienza respiratoria acuta conseguente ad asfissia da seppellimento mediante compressione del torace e dell'addome”. Così è morta Noemi Durini, la sedicenne di Specchia (Lecce) uccisa, secondo l’accusa, dal fidanzato Lucio, all’epoca dei fatti ancora minorenne. In sostanza, Noemi era ancora viva quando il suo assassino l’ha ricoperta di pietre. Un dettaglio emerso già nei giorni scorsi che adesso sembra dunque trovare conferma nella consulenza notificata ieri ai legali delle parti. Come è morta Noemi lo ha stabilito il medico legale Roberto Vaglio, incaricato dalla Procura per i Minorenni di Lecce della consulenza sulle cause del decesso della sedicenne di Specchia. L’adolescente era ancora viva quando il suo assassino l'ha ricoperta con delle pietre di un muretto a secco ed è morta dopo una lenta agonia. Sul corpo della giovane è stato riscontrato anche “un trauma cranico commotivo cagionato dall'azione multipla di corpi contundenti inferti a mani nude e/o pietre ed arma da punta e taglio”. L'ipotesi è che il suo assassino l'abbia picchiata, poi ferita e ne avrebbe quindi trascinato il corpo privo di coscienza per circa 5 metri per poi seppellirlo.

L’omicidio di Noemi Durini e l’arresto del fidanzato Lucio

Per l'omicidio di Noemi Durini avvenuto lo scorso settembre è in carcere il fidanzato Lucio Marzo, un ragazzo che da poco è diventato maggiorenne, e che si è prima autoaccusato del delitto per poi ritrattare accusando un'altra persona. Poco dopo l’omicidio il giovane aveva ammesso di aver ucciso Noemi – il corpo della ragazza fu trovato dieci giorni dopo la sua scomparsa da casa sotto un cumulo di pietre nelle campagne di Castrignano del Capo (Lecce) – poi ha accusato del reato con una lettera dal carcere un meccanico di Salve (Lecce), Fausto Nicolì. Quest’ultimo, iscritto nel registro degli indagati, ha respinto ogni accusa. Secondo il meccanico, a provare a incastrarlo e portare il suo nome nel registro degli indagati per il delitto di Specchia sarebbe stato il padre di Lucio, Biagio Marzo.