Omicidio capotreno di Bologna, al via il processo: il giudice dice no alla perizia psichiatrica su Jelenic

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Alessandro Ambrosio, 34 anni
Al via a Bologna il processo per l’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio. Imputato il 36enne Marin Jelenic. A Fanpage.it, Alessandro Numini, avvocato dei genitori della vittima, spiega: “Serve una condanna esemplare”

Al via il processo per la morte di Alessandro Ambrosio, il capotreno di Bologna. Sul banco degli imputati c'è Marin Jelenic, 36enne croato che al momento dell'omicidio era destinatario di un foglio di via. L'uomo è accusato dell'omicidio volontario del capotreno 34enne accoltellato a morte alla schiena, mentre si trovava fuori dalla stazione bolognese la sera del 5 gennaio 2026.

Il processo si è aperto questa mattina, 13 maggio 2026, davanti alla Corte d’Assise di Bologna. Il reato contestato è l'omicidio aggravato dai motivi abietti. Per il 36enne il pm Michele Martorelli aveva chiesto il giudizio immediato, rito che permette di saltare la fase dell'udienza preliminare per andare direttamente a processo. Una scelta motivata dalle prove raccolte durante le indagini.

Già in questa primissima fase è stata respinta dal giudice la richiesta di perizia psichiatrica avanzata dal difensore dell'imputato. Raggiunto da Fanpage.it, Alessandro Numini, avvocato di parte civile della famiglia della vittima, spiega i motivi: "La corte è stata chiara. Non ci sono riscontri, risultanze clinico-mediche, o precedenti tali da giustificare una perizia psichiatrica. Pertanto ha deciso di rigettarla ascoltando le rimostranze del pubblico ministero e della parte civile".

Il giallo del movente: omicidio nato dalla "casualità"

L'autopsia ha svelato che la morte è giunta dopo una singola coltellata inferta alle spalle in maniera improvvisa. Un unico colpo violentissimo che non ha lasciato il tempo alla vittima di opporsi avvenuto in appena tre secondi. Un gesto all'apparenza "casuale" che lascia l'omicidio senza un vero movente, come aveva spiegato il gip di Bologna, Alberto Ziroldi, nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Jelenic.

Questa mattina, davanti alla Corte d'Assise, il primo atto del difensore dell'imputato, l'avvocato Christian Di Nardo, è stato quello di chiedere una perizia psichiatrica per il suo assistito. Come riporta l'Ansa, Di Nardo ha chiesto la perizia al fine di accertare la "capacità di intendere e volere" di Jelenic, e la sua "capacità di stare a processo". A questo scopo ha prodotto due attestazioni del carcere di Bologna dove l'uomo è detenuto, in cui si attestano problemi psichiatrici pregressi.

La richiesta però ha trovato l'opposizione del pubblico ministero, secondo il quale doveva rigettata perché sino ad ora non sarebbero emersi problemi psichiatrici. "Non ci sono evidenze di trattamenti psichiatrici e farmacologici, quindi la perizia avrebbe una natura esplorativa ed è troppo semplice chiedere un difetto di intendere e volere senza provarlo", ha detto Martorelli. E dopo la discussione in camera di consiglio il giudice ha detto no alla perizia, con il sollievo delle parti civili.

Al dibattimento hanno presenziato la fidanzata della vittima, Francesca Ballotta, e lo zio, Gianni. I genitori Luigi ed Elisa, invece, non sono presenti, ma sono rappresentate dall'avvocato di parte civile Alessandro Numini spiega il motivo di questa scelta: "Il dolore era talmente forte da non sentirsi in grado di presenziare all'udienza, anche perché era presente l'imputato, il carnefice del loro unico ragazzo. Non se la sono sentita dal punto di vista emotivo".

"Ci siamo costituiti parte civile senza alcun intento risarcitorio – aggiunge il legale – il nostro interesse era dare un senso, laddove fosse possibile, a ciò che è successo ad Alessandro. Per questo speriamo in una condanna esemplare, lo richiede tutta la comunità, la città di Bologna, e tutti i cittadini che vogliono sentirsi al sicuro quando escono di casa".

Hanno chiesto di essere ammessi come parte civile anche il Comune di Bologna, la Filt Cgil di Bologna e la Fit Cisl Emilia-Romagna.

Il video che mostra Marin Jelenic dopo l'omicidio

La sera del 5 gennaio, Jelenic ha incrociato Ambrosio nel parcheggio della stazione di Bologna riservato ai dipendenti. Il croato era senza fissa dimora e pochi giorni prima aveva ricevuto un foglio di via con l'obbligo di lasciare l'Italia, dove era diventato noto alle Forze dell'ordine per numerosi precedenti per altre aggressioni nelle stazioni.

Ambrosio invece era un giovane capotreno, quel giorno era fuoriservizio, e stava andando a prendere la sua auto nel parcheggio riservato ai dipendenti Trenitalia. Vittima e carnefice non si conoscevano e si sono incontrati per caso, eppure per motivi che non sono ancora mai stati definiti con chiarezza, il 36enne ha estratto il coltello e colpito con un unico violentissimo colpo alla schiena il giovane capotreno. Per lui non c'è stato niente da fare. A seguito dell'aggressione Jelenic si è dato alla fuga, venendo poi rintracciato anche grazie ai filmati delle diverse telecamere di videosorveglianza nella zona.

I video mostrano Jelenic che cammina per circa 11 minuti, manca solo il fotogramma dell'accoltellamento, durato una manciata di secondi.

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