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Famiglia che vive nel bosco

“Ignorato il dolore dei bambini”, il ricorso della ‘famiglia del bosco’ per il ricongiungimento

Gli avvocati della famiglia del bosco contestano curatrice e tutrice, accusate di ignorare i minori e le varie perizie psichiatriche. Chiedono il ricongiungimento dei tre bambini, allontanati da cinque mesi. Nel ricorso sono stati allegati documenti e relazioni che parlano di sofferenza dei minori e del loro desiderio di tornare a casa.
A cura di Biagio Chiariello
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Nathan Trevallion e Catherine Birmingham
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Nel ricorso depositato al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, gli avvocati della cosiddetta ‘famiglia del bosco‘, Marco Femminella e Danila Solinas, contestano duramente l’operato di curatrice e tutrice dei tre bambini, accusate di aver ignorato testimonianze, genitori e minori, oltre alle valutazioni dei consulenti. Secondo la difesa, nelle relazioni mancherebbe inoltre un adeguato riferimento alle perizie psichiatriche, elemento che – si legge – evidenzierebbe un “pregiudizio” nella gestione del caso.

Nel documento, lungo tredici pagine, i legali sostengono che la coppia anglo-australiana avrebbe nel tempo mostrato apertura rispetto alle richieste dei giudici, intervenendo su abitazione, percorso scolastico e ciclo vaccinale. A supporto vengono allegati il contratto di comodato d’uso dell’abitazione concessa dal Comune di Palmoli, l’autodichiarazione per il doposcuola e il programma didattico sottoscritto dalla scuola.

Per la difesa si tratta della dimostrazione concreta della volontà di adeguamento della famiglia, a cinque mesi dalla sospensione della responsabilità genitoriale e dal trasferimento dei minori in una struttura protetta. Nel ricorso si legge: “La circostanza, di certo non casuale – scrivono i legali – che nessuno tra tutrice е curatrice citi e si soffermi sul rilievo della diagnosi resa dai neuropsichiatri allarma, perché induce al sospetto che il pregiudizio prevalga sull’accertamento della verità e sui ruoli a ciascuno affidati”.

L’atto accusa inoltre una “vuota difesa ostruzionistica” e contesta la ricostruzione contenuta nelle relazioni depositate al Tribunale, ritenute non corrispondenti ai fatti. “È inaccettabile – scrivono – che nelle relazioni o nelle memorie” venga trascurato il dolore dei bambini nella fase della separazione dalla madre, concentrandosi invece sulla “natura ostativa" della donna.

Nel ricorso viene infine affrontata anche la questione del libro in uscita attribuito a Catherine, precisando che nel volume “mai è stato previsto l’inserimento della vita dei figli, e men che meno della vicenda processuale ancora in itinere”.

Parallelamente, negli atti compaiono anche le relazioni dei consulenti tecnici che hanno seguito i minori dopo la separazione dalla madre. Tra gli episodi riportati, quello di uno dei bambini che, durante un colloquio, avrebbe detto: “Voglio tornare a casa”. Per i periti si tratterebbe di un segnale del forte disagio vissuto dai minori, aggravato dalla distanza dalla famiglia.

Secondo gli esperti, il protrarsi di questa condizione potrebbe avere effetti sul piano emotivo, mentre la difesa sottolinea come tali elementi dimostrerebbero la necessità di ricostruire i legami familiari senza ulteriori fratture.

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