Famiglia nel bosco, la perizia finale: “Si auspica rientro dei bimbi a casa ma con nuove condizioni”

Sui tre fratellini della cosiddetta famiglia nel bosco riscontare immaturità neuropsicologiche dovute a mancanza di stimoli adeguati e un’educazione carente da parte dei genitori ma “non si intende in alcun modo sostenere l’opportunità di una permanenza in Istituto” e al contrario “si auspica che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per un rientro a casa dei bambini compatibile con il loro benessere”, è quanto precisa nero su bianco la psichiatra Simona Ceccoli nella relazione finale della perizia super partes depositata nelle scorse ore al Tribunale per i minorenni dell’Aquila che nei prossimi giorni dovrà prendere una decisione finale sulla delicata vicenda.
Il documento finale della perizia disposta dai giudici è composta da ulteriori 50 pagine che integrano la prima stesura di 196 pagine e comprendono una risposta alle controdeduzioni della perizia di parte presentata dai consulenti di Nathan Birmingham e Catherine Trevallion. Conclusioni accolte positivamente dal nuovo avvocato della coppia, Simone Pillon, che ha dichiarato: “Prendo atto del ripetuto auspicio della consulente di un precoce e positivo ricongiungimento della famiglia, nell'interesse dei minori e del recupero delle relazioni familiari".
Secondo la perizia, i test e gli esami psicologici hanno riscontrato “Carenze o discontinuità di stimoli adeguati sul piano relazionale, sociale e scolastico” che hanno avuto effetti sullo sviluppo “psico-emotivo e cognitivo” dei bambini fino a “un quadro importante di immaturità neuropsicologica” con “rigidità del pensiero e ridotta capacità di contatto e percezione della realtà”.
In pratica lo stile educativo dei genitori “ha leso i diritti dei minori garantiti dalla Costituzione” incidendo su “salute, istruzione e socializzazione” e sullo sviluppo “psico-emotivo e cognitivo” dei tre bimbi, che invece durante il nuovo percorso scolastico "hanno sviluppato nuove conoscenze e competenze", ma nella parte finale la psichiatra Simona Ceccoli, nominata dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, conclude che “Non si intende in alcun modo sostenere l’opportunità di una permanenza in Istituto né esprimere una valutazione contraria al rientro nel contesto familiare. Al contrario si auspica che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per il rientro a casa compatibile con il loro benessere”.
La psichiatra sottolinea che l'attività svolta non è stata "una valutazione dello stile di vita dei genitori in sé", ma un'analisi della "eventuale incidenza che il loro stile di vita educativo può avere sul crescere psicologico, educativo, affettivo e relazionale dei minori". Infine ha ricordato che l’intera equipe "ha operato in maniera neutrale, in scienza e coscienza, senza alcun pregiudizio nei confronti della coppia genitoriale" rigettando le Osservazioni della controparte.
Ora spetterà ai giudici dell’Aquila esaminare ogni atto depositato e decidere il futuro della famiglia e dei tre bambini, attualmente ospitati in una casa di accoglienza a Vasto. La sentenza finale è attesa tra la fine di giugno e l’inizio di luglio.