video suggerito
video suggerito
Famiglia che vive nel bosco

Famiglia nel bosco, la contro-perizia dei Trevallion: “Tutto da rifare, bimbi hanno incubi ma restano ignorati”

Per i consulenti della “famiglia nel bosco”, la perizia del Tribunale è da rifare. Lo psichiatra Cantelmi e la psicologa Aiello, consulenti di parte dei Birmingham-Trevallion, identificano 15 gravi criticità tra cui la “mancata competenza della consulente” sul caso specifico.
Catherine Birmingham e Nathan Trevallion
Catherine Birmingham e Nathan Trevallion
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Una perizia da rifare, viziata a monte da profondissimi bias culturali e dalla scarsa competenza specifica di chi l'ha redatta. Questa è l'estrema sintesi delle oltre 300 pagine di contro-perizia scritta dallo psichiatra Tonino Cantelmi e dalla psicologa Martina Aiello, consulenti di parte di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, ormai noti come la "famiglia nel bosco".

Si tratta di una risposta alla relazione redatta dalla CTU, la consulente tecnica incaricata dal Tribunale per i minorenni dell'Aquila, Simona Ceccoli, e dalla sua ausiliaria Valentina Garrapetta. Le due hanno bocciato entrambi i genitori nell'ambito del procedimento per l'accertamento della loro capacità genitoriale. Si trattava di un documento fondamentale perché i due riottenessero la potestà sospesa lo scorso novembre, ma che ancora una volta ha negato il ricongiungimento.

Della "inadeguatezza" della perizia firmata da Ceccoli è convinto anche l'avvocato Simone Pillon, al fianco Birmingham-Trevallion dopo l'addio dei precedenti legali Marco Femminella e Danila Solinas. "Emerge il tentativo di adoperare le legittime scelte educative per fondare un pregiudizio di inadeguatezza – ha detto l'ex senatore leghista – Ciò finisce per mettere gravemente a rischio il benessere e lo sviluppo dei minori".

Quali sono le 15 criticità della perizia secondo i consulenti della famiglia nel bosco

Tra le 15 criticità segnalate da Cantelmi e Aiello, e poi approfondite in ulteriori note, si fa ampio riferimento allo stato psicologico ed emotivo dei minori. Tutti e tre si sarebbero dimostrati coinvolti dinanzi alle fotografie affisse al muro, nelle quali erano ritratti momenti di vita con i genitori e con gli animali a loro cari, in  particolare con il cavallo. Inoltre, i piccoli avrebbero avuto incubi e risvegli notturni.

La prima criticità segnalata dai consulenti di parte nella loro contro-perizia riguarda la scelta dell'incaricata del Tribunale di svolgere gli accertamenti. Secondo i consulenti, Ceccoli non svolgerebbe l’attività di psichiatra presso la struttura nella quale lavora, ma compiti amministrativi. E né lei né l'ausiliaria avrebbero esperienza con i minori.

Inoltre, le conclusioni di entrambe le professioniste sarebbero state gravate da un pregiudizio nei confronti dei Birmingham-Trevallion. A supporto di questa tesi, i consulenti citano i post Facebook pubblicati dal nei giorni 23, 24, 26, 30 novembre 2025 da Garrapetta, condivisi poi da Ceccoli, e poi successivamente cancellati.

La mancanza di competenze specifiche porterebbe direttamente alla seconda criticità: l'omissione di accertamenti clinici fondamentali sui bambini che sarebbero stati visti in un solo incontro nella struttura, e mai insieme ai genitori. I minori non sarebbero stati ascoltati, né osservati deguatamente. In un episodio in particolare uno dei bimbi avrebbe detto espressamente "voglio tornare a casa". Richiesta rimasta inascoltata. I minori sarebbero quindi stati valutai mediante test "letti fuori dal contesto di trauma e di radicale mutamento ambientale". E per questo il loro risultato non dovrebbe essere considerato valido.

Severi errori metodologici relativi alla scelta, alla modalità di somministrazione e dall’analisi dei test psicodiagnostici utilizzati rappresentano la terza criticità. Garrapetta, a causa della sua "incompetenza linguistica", avrebbe scelto test che prevedevano uno scambio verbale ridotto. Inficiandone il risultato. Anche la richiesta della stessa Catherine di un mediatore linguistico sarebbe stata stigmaticcata dalle ssperte del tribunale: "la CTU scrive che ‘Catherine ci  chiede di parlare in inglese, ma si capisce che comprende e parla la lingua italiana'". Questa frase per Cantelmi insinua il dubbio sulla genuinità della richiesta di mediazione.

Con la quarta criticità i consulenti entrano nel vivo. Nella perizia di Ceccoli si accerta l’assenza di patologie psichiatriche e di disturbi di personalità nei genitori, tuttavia ne presume l'inadeguatezza genitoriale. Una valutazione nata dall'osservazione di tratti di personalità come la rigidità o la difensività. Per Cantelmi e Aiello si tratta di una incongruenza logica.

I "bimbi nel bosco" vivono nella casa famiglia di Vasto dal novembre 2025, e fino a marzo nella stessa struttura di trovava anche la madre. A seguito dell'ordinanza del Tribunale, però, Catherine è stata allontanata. Di questo trauma da abbandono non terrebbe conto la consulenza tecnica. Secondo la quinta criticità isolata dai consulenti, Ceccoli non avrebbe dedicato alcuna analisi specifica volta a valutare l'impatto psicologico e relazionale derivante dall’allontanamento forzato dal nucleo familiare, dal successivo inserimento in struttura e dal drastico allontanamento della madre.

La sesta criticità riguarda il grave "bias" socioculturale da parte della consulente, la quale avrebbe valutato negativamente lo stile di vita ecosostenibile e le opzioni educative della famiglia, trasformando la diversità in un indice di inadeguatezza genitoriale.

Le valutazioni di Ceccoli si sarebbero basate su una serie di relazioni redatte dalle educatrici della casa famiglia e dei servizi sociali, mentre avrebbero tenuto scarsamente in considerazione quella della Neuropsichiatria Infantile della ASL di Vasto. L'unica favorevole alla famiglia. Si tratta della settima criticità segnalata da Cantelmi e Aiello.

Nell'ottava criticità viene sottolineata l'assenza di contraddittorio tecnico e l'opposizione della CTU di tutte le proposte di approfondimento dei consulenti di parte.

Cantelmi e Aiello sottolineano anche come non sia mai stato preso in considerazione il miglioramento della situazione abitativa dei genitori, la disponibilità di una nuova sistemazione, l'avvio di un percorso scolastico con un'insegnante e il rafforzamento delle attività di socializzazione.

La decima criticità riguarda sempre la metodologia con cui sarebbero stati condotti gli accertamenti, fatta di approfondimenti non richiesti. In questo senso citano anche le valutazioni pregiudizievoli relative ai genitori: uso della visibilità mediatica quale elemento colpevolizzante.

L'undicesima criticità critica l'inadeguatezza dell'apparato bibliografico utilizzato dalla CTU, ritenuto dai consulenti di parte come obsoleto e privo di validità scientifica

Sarebbe stata fatta anche confusione tra criteri normativi, sociali e psicologici. Nella docicesima criticità, si sottolinea come la CTU avrebbe trasformato scelte familiari, su tutte l'istruzione parentale, come indici di inadeguatezza genitoriale. Una "violazione dell’articolo 8 della ConvenzioneEuropea dei Diritti dell’Uomo".

La CTU avrebbe svalutato le competenze genitoriali penalizzando l'adozione di un modello educativo "non direttivo, si rileva nella tredicesima criticità. Come aveva spiegato lo stesso Cantelmi, la famiglia avrebbe fatto ai bambini scuola parentale steineriana, approccio che antepone i processi creativi e manipolativi del materiale a quelli di lettura e scrittura. Scelta non compresa da Ceccoli, e per questo stigmatizzata.

Durante la perizia del Tribunale, sarebbero stati giudicati come strutturali alcuni comportamenti che in realtà non sarebbero rappresentativi del normale funzionamento familiare. Un bias ancora una volta causato dal contesto eccezionale dell'accertamento stesso.

Infine, è stata contestata la formulazione di conclusioni giudicate limitative della libertà e della responsabilità genitoriale basate su dati che la stessa CTU definisce esplicitamente come ipotetici, parziali e probabilistici. Il percorso proposto per la riunificazione familiare secondo i consulenti di parte sarebbe quindi incongruo.

Le conclusioni di Cantelmi e Aiello sono nette: "I genitori rappresentano un valido riferimento per i bambini", e di conseguenza "è indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva attraverso garanzie di continuità di legami familiari al fine di estinguere i comportamenti di disagi evidenziati dai bambini".

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views