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Omicidio di Pierina Paganelli a Rimini

Pierina Paganelli, l’avvocata dei figli: “Da Dassilva contraddizioni importanti. Sull’omicidio una mano maschile”

Monica Lunedei, avvocato che assiste i figli di Pierina Paganelli nel corso del processo relativo all’omicidio della donna a Rimini, a Fanpage.it: “L’esame di Dassilva, unico imputato, è diventato inaspettatamente uno degli elementi più forti a sostegno dell’accusa”.
A cura di Ida Artiaco
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"Secondo noi, l'esame dell'imputato è diventato inaspettatamente uno degli elementi più forti a sostegno dell'accusa". Così Monica Lunedei, avvocato che assiste i figli di Pierina Paganelli nel corso del processo relativo all'omicidio della madre, avvenuto a Rimini nell'ottobre del 2023, ha commentato le dichiarazioni rilasciate ieri in aula da Louis Dassilva, unico imputato nel procedimento, di cui ieri si è svolta la 15esima udienza in Corte d'Assise.

Dassilva, vicino di casa della vittima e legato in passato alla nuora di quest'ultima, Manuela Bianchi, da un rapporto extraconiugale, proprio ieri ha preso la parola in aula dichiarando davanti alla giudice, Fiorella Casadei, tra le varie cose, di aver cercato di ricostruire con la moglie Valeria cosa avessero fatto la sera del delitto, ma di non aver fabbricato a tavolino un alibi da raccontare. Durante la deposizione, Dassilva avrebbe anche avuto un lapsus sull'orario del delitto.

"Riteniamo che l'imputato – ha continuato Lunedei – abbia offerto in alcuni passaggi delle versioni non solo diverse, ma inconciliabili sia con la pluralità di dichiarazioni che aveva già dato a titolo esemplificativo, che con tutti gli elementi oggettivi raccolti in corso di indagine, e oggi entrati nel processo. Quindi, ci sono delle contraddizioni importanti nel narrato di Dassilva, che non sono sfuggite a nessuno dei tecnici all'interno dell'aula. Ora lasciamo che sia la Corte a valutare tutto questo materiale".

Rispetto a quanto spiegato sempre ieri in aula dalla criminologa Roberta Bruzzone, consulente della difesa di Dassilva, che ha spiegato come l'omicidio sarebbe stato compiuto da una sola persona, ma un complice avrebbe manipolato il cadavere, Lunedei ha precisato: "Su alcune conclusioni della dottoressa Bruzzone concordiamo. In particolare, sul fatto che l'assassino sia lucido, determinato, abbia agito senza esitazione, che sia una persona che ha colpito direttamente, ha mirato direttamente i punti vitali della vittima, non le abbia lasciato scampo e abbia esercitato una forma di controllo quasi ossessivo sulla scena del delitto".

Ma – ha aggiunto l'avvocata – "tutto fa propendere per una mano maschile al contrario di quello che abbiamo ascoltato. Per quanto abbiamo appreso oggi in aula – poi ovviamente rileggeremo le trascrizioni – non ci sono degli argomenti che facciano ritenere in modo indiscutibile che si tratti di due soggetti diversi. E una delle cose che mi sono permessa di rilevare, ma proprio facendo un ragionamento tutto femminile, non tanto professionale, è che chi ha maneggiato quella scena e ha riposto ad esempio l'assorbente della vittima all'interno della borsa, l'ha fatto con una modalità che esclude categoricamente – e qualsiasi donna sarebbe d'accordo con me – che possa averlo fatto una donna perché per una donna sarebbe un gesto automatico, istintivo e di pudore, ed esclude anche automaticamente che chi l'ha fatto potesse avere in mente di attribuire quel gesto a a Pierina stessa".

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