Omicidio di Pierina Paganelli a Rimini

Processo Pierina Paganelli, per la difesa non c’è nessuna prova contro Dassilva: “Solo le parole di Manuela Bianchi”

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Louis Dassilva
Gli avvocati di Louis Dassilva, Riario Fabbri e Andrea Guidi, hanno parlato nell’udienza per la requisitoria della difesa nell’ambito del processo per l’omicidio di Pierina Paganelli, avvenuto nell’ottobre del 2023. Secondo i due legali, l’intero impianto accusatorio si basa sulle sole parole dell’ex amante di Dassilva, Manuela Bianchi.

Louis Dassilva è stato oggi nell'aula di Tribunale di Rimini per la requisitoria dei suoi avvocati nell'ambito del processo per l'omicidio di Pierina Paganelli, la 78enne uccisa nell'ottobre del 2023 nel garage dello stabile dove viveva in via del Ciclamino. Secondo la Procura, Dassilva avrebbe ucciso per salvaguardare la propria vita coniugale ed evitare che la vittima venisse a conoscenza della relazione extraconiugale che intratteneva con la vicina di casa, Manuela Bianchi.

I legali dell'ex meccanico hanno risposto alla requisitoria del pubblico ministero Daniele Paci. Il 18 marzo scorso, il pm aveva infatti asserito che Dassilva aveva ucciso per mero interesse personale e per evitare che Paganelli potesse in qualche modo compromettere il suo matrimonio con Valeria Bartolucci. Dopo la ricostruzione del movente, per Dassilva era stata chiesta la condannata all'ergastolo.

Gli avvocati Fabbri e Guidi hanno sostenuto in aula che l'accusa di omicidio e l'intero processo nei confronti di Dassilva si baserebbe "sulle sole parole di Manuela Bianchi".

L'ex nuora della vittima, infatti, viene reputata dalla Procura una testimone chiave in seguito al racconto fornito agli inquirenti in un incidente probatorio del 4 marzo 2025. Bianchi, che per un lungo periodo di tempo è stata l'amante dell'imputato, aveva infatti confessato agli investigatori di non aver trovato per prima il cadavere di Paganelli la mattina del 4 ottobre 2023, come invece aveva dichiarato in un primo momento. A istruirla su cosa dire e cosa fare, sempre secondo quanto da lei dichiarato, sarebbe stato Louis Dassilva, inizialmente collocato proprio da Bianchi lontano dal garage di via del Ciclamino la mattina del ritrovamento del corpo.

Sul luogo del delitto, sottolineano ancora i legali, non sono però mai state trovate tracce che possano collocare Dassilva nel garage dello stabile al momento dell'omicidio. "La prospettiva accusatoria da sola è insussistente senza la ritrattazione di Bianchi – hanno continuato -. L'intera architrave istruttoria è stata imperniata solo su quanto accaduto e su quanto è stato detto davanti al gip, mai su quanto ricostruito in aula".

Secondo gli avvocati di Dassilva, gli indizi sarebbero stati verificati solo sulla base delle parole di Manuela Bianchi e delle dichiarazioni da lei rilasciate in fase di incidente probatorio. "Il cuore del procedimento non è nell'analisi delle parole di Manuela", hanno ricordato, definendo Bianchi una persona "con l'attitudine alla menzogna". "Con disinvoltura è capace di dire il falso al posto del vero", hanno spiegato ancora Fabbri e Giudi.

L'avvocato Guidi ha anche citato la sentenza della corte di appello per Alberto Stasi nell'omicidio di Chiara Poggi che confermava l'assoluzione. "Quella sentenza dobbiamo rileggerla qua perché vi sono piste alternative che non sono state indagate e tra queste c'è la macchia di possibile materiale ematico nel box auto di Manuela Bianchi".  Il team difensivo di Dassilva è convinto che la ritrattazione del 4 marzo 2025 sarebbe servita a Manuela Bianchi solo per "salvare sè stessa". Fabbri e Guidi hanno quindi chiesto l'assoluzione di Dassilva, sostenendo che non esistano prove dirette, tracce biologiche o elementi certi che collochino l'imputato sulla scena del crimine la notte del 3 ottobre 2023. Repliche e sentenza sono state fissate al 9 giugno.

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