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“Massacrata da chi doveva amarmi, un medico mi disse: ‘Anche la vittima è carnefice'”

A Fanpage.it una lettrice ha raccontato la sua storia: “Quando avevo 23 anni sono stata con un uomo che mi ha riempita di botte. Non ho denunciato perché avevo il terrore di rivivere quella notte. A distanza di 17 anni racconto la mia storia perché cambino le cose”.
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A cura di Eleonora Panseri
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"Ho avuto la fortuna di avere 17 anni per pensare a quanto accaduto quella sera. All'epoca aveva 23 anni, ero una studentessa di Filosofia con una famiglia colta, “parlante”, aperta al dialogo. Ma mi sono accorta che è sempre stato comunque un contesto patriarcale, quello in cui sono cresciuta, dove anche la donna che si affermava professionalmente era vista sempre come in dovere di esserci per la famiglia, nel suo ruolo di madre e moglie".

Cristina (nome di fantasia, ndr) inizia così a raccontare l'incubo vissuto per due anni e che ha voluto ricordare dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, la 105esima vittima di questo 2023. Quando aveva poco più della sua età, la ragazza è stata picchiata violentemente dal suo fidanzato dell'epoca. Oggi ha deciso di inviare a Fanpage.it il referto che la madre dottoressa ha scritto quella notte del 2006: " Parla tra i singhiozzi: è stata picchiata dal suo ragazzo. Sì, dalla persona che noi ritenevamo la dovesse “proteggere”, ha scritto la mamma. Abbiamo intervistato Cristina.

Il referto scritto dalla mamma della nostra lettrice la notte dell'aggressione e inviato a Fanpage.it.
Il referto scritto dalla mamma della nostra lettrice la notte dell'aggressione e inviato a Fanpage.it.

"Ero entrata nella spirale della violenza"

"Lui era un uomo di nove anni più grande, in carriera, un artista, amante delle lettere. Era affascinante e simpatico, quanto tormentato e inquieto. La sua famiglia era borghese, ricca e palesemente patriarcale: la madre era casalinga e il marito non muoveva un dito", ricorda.

E tornando a quella notte racconta: "Fu un evento inaspettato, ma non tanto. Ero entrata in quella che definiscono ‘spirale della violenza', l'ho capito dopo quando mi sono rivolta a un centro antiviolenza. C'erano stati altri episodi: per esempio, una volta mi aveva sbattuto la testa contro un tavolo e tentato di strangolarmi. Tutti episodi che avevo rimosso e che tornarono fuori solo dopo il pestaggio".

"Mi sono sempre chiesta: ‘Come mai li avevo dimenticati?'. E dopo ogni episodio lui tornava e, nel suo modo che per me era irresistibile, mi chiedeva di perdonarlo e io lo amavo. Pensavo che in qualche modo dessi la colpa a me per ciò che accadeva ma in questi casi il fatto che fosse sbagliato passava in secondo piano. Una cosa assurda, io che avevo sempre avuto un senso della giustizia fortissimo".

"La sera della violenza mi riaccompagnò a casa, come se nulla fosse successo"

"Quel giorno era stato molto bello, tornavamo da una serata piacevole. – prosegue Cristina – Lo scatto di rabbia è stato innescato dalla richiesta insistente da parte mia di chiudere il mio finestrino mentre l’auto viaggiava in autostrada. Dopo un primo pestaggio, ha continuato a minacciarmi dicendo che mi avrebbe punita e uccisa una volta parcheggiato: ‘Ti porto in un posto isolato e ti finisco‘. Una violenza così grande che avrei preferito morire buttandomi dall’auto in corsa, ma sapevo che l’avrei fatto arrabbiare di più, peggiorando le cose, e che se non fossi riuscita a morire mi avrebbe uccisa lui. Dopo aver parcheggiato in un luogo isolato ha ripreso a picchiarmi e a mordermi. Non pensavo sarei tornata più a casa".

Dopo tanti anni Cristina ancora si sorprende del fatto che lui, come se nulla fosse successo, dopo averla colpita con così tanta violenza, la riaccompagnò a casa dalla sua famiglia. "Rimasi scossa anche quando tre giorni dopo gli permisi di vedermi per mostrargli la mostruosità di ciò che aveva fatto, ma sembrava realizzasse solo in quel momento la gravità di quanto era successo".

"Non ho denunciato perché avevo paura e ho vissuto con il senso di colpa"

"Subito dopo il pestaggio dissi ai miei che non volevo denunciarlo e loro rispettarono il mio volere. Poi ho vissuto con il senso di colpa, temevo che potesse fare lo stesso con altre donne, visto che lui mi aveva raccontato anche di un episodio avvenuto con una ragazza prima di me. Ma avevo il terrore di rivivere questa cosa. Temevo anche di venir giudicata in tribunale, avevo paura di non essere creduta. Volevo solo che tutto non fosse successo", spiega.

"Da lui ero stata isolata, le nostre amicizie le abbiamo frequentate via via sempre meno. E successivamente ho avuto modo di parlare ma la cosa che mi ha fatto impressione è che mi sono confrontata con tante altre persone che avevano vissuto o vivevano la stessa cosa che avevo sperimentato io. Però spesso non ho trovato la sensibilità che sta emergendo in questi giorni".

"Dopo ho iniziato un percorso di psicoterapia e il medico uomo mi disse: ‘Anche la vittima è carnefice'. Ho vissuto una nuova violenza perché mi diede la colpa e, siccome io mi metto sempre in discussione, ho dovuto combattere anche con questa cosa, mi aveva fatto sentire parte di questa dinamica. Professioniste donne poi mi hanno fatto capire che era completamente sbagliato. Mi sono anche sottoposta a una terapia farmacologica e ho dovuto ricominciare da zero la mia vita".

"Ho raccontato tutto questo perché le cose devono cambiare"

Cristina però ci tiene a sottolineare come non voglia che la sua storia sia solo l'ennesima tra tante, ma che da questa sua testimonianza possa nascere in chi leggerà una nuova consapevolezza. "Il fenomeno è molto più esteso e pervasivo nella società perché anche nascosto, i numeri delle vittime sono la punta dell’iceberg e ci ricordano che in ognuno albergano luci e ombre: non ci sono persone solo buone o cattive. Il male è banale, come disse Hannah Arendt: una persona perfettamente ‘normale' può essere capace di compiere atti orribili".

"Dobbiamo essere tutti insieme, le donne da sole non possono fare nulla. Dobbiamo reinventarci completamente come comunità, secondo un nuovo principio, dobbiamo prenderci cura delle relazioni. Si parla di donne e persone lasciate sole, non c'è quasi più senso di comunità, dobbiamo invece ricollegarci come esseri umani".

"Finora si è fatto un discorso solo alle donne e invece dobbiamo ricominciare come esseri umani a discutere di tutto questo. Se dico a una ragazza: ‘Stai attenta, parla con un'amica', non serve a niente. Lo so, l'ho vissuto, non è quello che ti protegge. Io avevo un'amica che mi diceva di non parlare più con lui dopo, ma io l'ho mandata a quel paese. È una cosa strutturale, anche nella nostra mente, e che può capitare a tutti. Dobbiamo invece riconoscere la crudeltà latente e iniziare a immaginare e costruire un mondo diverso".

Giulia Cecchettin è la 105esima donna uccisa nel 2023. La 82esima in ambito familiare. Un dramma in seguito al quale la famiglia di Giulia, col papà Gino e la sorella Elena, hanno chiesto di “far nascere qualcosa perché non accada più”, di “fare rumore” e di denunciare, sempre. Se avete voglia di condividere le vostre testimonianze, Fanpage.it è aperto a voi. Scriveteci a segnalazioni@fanpage.it o cliccando qui. Se sei vittima di stalking o violenza chiama il numero 1522 – gratuito e attivo 24h su 24h.

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