Guanti, mascherine, plexiglass, segnaletica per terra, igienizzanti dappertutto, ingressi contingentati, tavoli distanziati (e in quantità inferiore rispetto a qualche mese fa) e menù disinfettati tutte volte che c'è un ricambio di clienti, così come i posti a sedere. Ecco come si sono attrezzati bar e ristoranti per la ripartenza dopo oltre due mesi di chiusura. Due mesi che hanno stravolto le vite di chiunque, esercenti e clienti abituali. "Ci vorrà un po' di tempo, la gente è ancora spaesata, ma siamo positivi" confermano dalla Bottega Portici, uno dei luoghi più noti di Bologna, proprio all'ombra delle Due Torri, dove si preparano a vista pasta fresca e altre ricette tipiche della tradizione emiliana. Qui, dal 18 maggio, le saracinesche di moltissime attività (ma non ancora tutte) sono di nuovo aperte, con diverse novità rispetto a prima del lockdown. Per ordinare, ad esempio, si utilizzano dei totem da maneggiare con guanti monouso, con l'ordinazione trasmessa direttamente alla cucina e pagamento effettuato tramite carta di credito. "Così si può ritirare tutto in totale sicurezza" continuano i gestori.

Si tratta però solo di un esempio. E così, per capirne di più sulla fase 2 di bar e ristoranti siamo stati in giro anche per altri locali di Bologna, dove ognuno si è organizzato autonomamente. Denominatori comuni, ad ogni modo, sono i dispositivi di protezione per il personale, il plexilglass davanti al bancone, i tavoli ad almeno un metro di distanza e gli avvisi per i clienti affinchè ognuno faccia la sua parte. Molti ristoranti hanno però dovuto ridurre di conseguenza il numero di coperti. "Da 75 adesso sono 34" dicono dal ristorante di Franco Rossi, in via Goito, dal quale ci viene inoltre ricordato che con le nuove disposizioni non ci potranno più essere tavoli con oltre sei commensali, a meno che non si tratta di persone dello stesso nucleo familiare. "E dovranno consegnare in tal caso un'autocertificazione che poi siamo tenuti a conservare per quattordici giorni".

Avere a disposizione meno posti a sedere potrebbe lasciare immaginare ad un aumento dei costi per diverse attività, ma un altro ristoratore bolognese, lungo via Righi, assicura: "Nessun rincaro, anzi. Visto il momento di crisi, per incentivare il lavoro abbiamo abbassato i prezzi per ogni piatto mediamente di due euro". Servirà anche ingegnarsi in questo modo per ripartire. Più complicato, invece, attrezzarsi con nuove soluzioni legate al mondo del web, anche se non si sa mai. "Non siamo pratici in questo settore – dice infatti lo stesso ristoratore- ma vediamo prima come vanno le cose".

In via Oberdan, in un altro bar dove si può anche pranzare e fare aperitivo, ci si è invece attrezzati con il menù riportato sulle tovagliette monouso e rotoloni di carta assorbente al posto del solito panno di spugna per igienizzare le sedute ad ogni cambio di clientela, facendo entrare una persona alla volta. In altri locali simili ci si è poi organizzati con una nuova segnaletica per terra, sia per agevolare i percorsi dei clienti che per distanziare i tavolini, mentre altrove, per garantire la distanza coi baristi, si è deciso di aggiungere un'altra fila di tavolini davanti al bancone.

Posti a sedere alternati (con quelli vietati dotati di contrassegno) e niente più self-service le altre novità emerse durante il giro fra i locali bolognesi, dove non c'è stata alcuna ressa. Anzi, in qualche caso c'è chi ha fatto notare una situazione completamente opposta. "Le regole però sono giuste, di grande buonsenso" commenta un altro ristoratore, in attesa dei primi clienti, col giusto entusiasmo: "Finalmente si riparte". Anche se c'è una nota dolente: per molti dipendenti della ristorazione non è ancora arrivato un solo euro di cassa integrazione. "E questa -conclude il ristoratore- resta un po' una ferita aperta".