Giovanni Brusca dopo ventitré anni di carcere ha chiesto di finire di scontare la pena agli arresti domiciliari. Il killer della strage di Capaci, l’uomo che ordinò di sequestrare e sciogliere nell’acido il figlio del pentito Santo Di Matteo, poi diventato collaboratore di giustizia, potrebbe presto uscire dal carcere. Brusca si è rivolto alla Corte di Cassazione per finire di scontare la pena agli arresti domiciliari e per la prima volta l’Antimafia ha dato parere positivo, dopo l’ennesimo rifiuto arrivato, invece, dal tribunale di Sorveglianza. Ad anticipare oggi la notizia è il Corriere della Sera. A sostegno del ricorso di Giovanni Brusca, i suoi avvocati hanno puntato sul decisivo "contributo offerto" alle indagini e sul suo "provato ravvedimento". Gli avvocati dell’ex boss contestano che nell’ultimo rifiuto del marzo scorso, il nono dal 2002, il tribunale di sorveglianza di Roma non ha tenuto nella giusta considerazione le valutazioni del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, che dopo i precedenti no ha detto sì all’ipotesi che Brusca torni a casa. Sì appunto perché “il contributo offerto da Brusca Giovanni nel corso degli anni è stato attentamente vagliato e ripetutamente ritenuto attendibile da diversi organi giurisdizionali, sia sotto il profilo della credibilità soggettiva del collaboratore, sia sotto il profilo della attendibilità oggettiva delle singole dichiarazioni” e perché “sono stati acquisiti elementi rilevanti ai fini del ravvedimento del Brusca”.

Il verdetto domani – Come ricorda il Corriere, Brusca (che ha 62 anni e dovrebbe finire di scontare la sua pena nel novembre 2021) ha già usufruito di oltre ottanta permessi premio. Ogni volta esce di prigione per vari giorni e resta libero 11 ore al giorno. Finora il tribunale di sorveglianza ha detto no alla detenzione domiciliare: per un mafioso del suo calibro con quella storia criminale alle spalle “il ravvedimento deve essere qualcosa che va oltre l’aspetto esteriore della condotta”. La difesa di Brusca ribatte che l’ex mafioso ha più volte chiesto pubblicamente perdono alle vittime e di poter effettuare volontariato durante i permessi in segno di concreto ravvedimento, ma “non gli è stato concesso per motivi di sicurezza”. Di qui il ricorso in Cassazione. L'udienza si svolge stamani a porte chiuse, senza la presenza dei difensori che hanno mandato memorie scritte. Il verdetto si conoscerà domani.

Vedova scorta Falcone: "Brusca ai domiciliari? Il nostro dolore non conta niente"

"La verità è che il nostro dolore non conta niente. Dicono che uno che ha ammazzato duecento persone e che ha sciolto un bimbo nell'acido si è ravveduto e che potrebbe andare tranquillamente ai domiciliari, quindi quanto vuole che conti il parere dei familiari delle vittime?". A parlare così in una intervista concessa all'Adnkronos è Tina Montinaro, che nella strage di Capaci perse il marito Antonio, capo scorta di Giovanni Falcone. “Ormai hanno deciso che tra un anno e mezzo Brusca sarà fuori, sarà un libero cittadino che ha scontato la sua pena. Per quanto ci possiamo lamentare, la nostra parola, il nostro dolore non contano niente. Perché lui è un collaboratore di giustizia e dicono che si è ravveduto. Uno che ha sulla coscienza 200 persone, compreso un bambino che prima è stato strangolato e poi sciolto nell'acido. Mi pare tutto ridicolo, sono sincera”, ha detto. "Davanti a una decisione del genere io non so cosa dire – ha aggiunto nell’intervista – Io spero solo che chi prende questa decisione sia lì a passarsi una manco sulla coscienza, ricordandosi di tutti i morti di Palermo. Poi, mi possono fare anche attaccare ma sicuramente non interesserà niente a nessuno, se loro hanno deciso determinate cose non badano a quello che io o altri familiari abbiamo da dire. Noi siamo quelli delle commemorazioni, punto a basta". Montinaro non nasconde la sua amarezza: “Dicono che Giovanni Brusca li ha aiutati, non so ancora perché hanno fatto la strage perché abbiamo dovuto aspettare che certi documenti vengano desecretati e avevamo tutti questi pentiti. Insomma, sono sincera, ci sentiamo presi in giro. Parto sempre dal principio, che forse abbiamo perso tempo nei processi a fare determinate cose, a crederci, perché arrivati a questo punto, come dicono a Palermo ‘Agneddu e sucu e finiu u vattiu'", un modo di dire palermitano per intendere che ormai la decisione è presa e non c'è più niente da fare”.

Maria Falcone: "No ai domiciliari a Brusca, dubbi sul suo ravvedimento"

"Fermo restando l'assoluto rispetto per le decisioni che prenderà la Cassazione, voglio ricordare che i magistrati si sono già espressi negativamente due volte sulla richiesta di domiciliari presentata dai legali di Giovanni Brusca. Il tribunale di sorveglianza di Roma, solo ad aprile scorso, negandogli la scarcerazione, ha avanzato pesantissimi dubbi sul suo reale ravvedimento", le parole invece di Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni e presidente della Fondazione che porta il nome del magistrato. "Ricordo ancora – ha aggiunto Maria Falcone – che Giovanni Brusca proprio grazie alla collaborazione con la giustizia ha potuto beneficiare di premialità importanti: oltre a evitare l'ergastolo per le decine di omicidi che ha commesso – tra questi cito solo quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell'acido a 15 anni – ha usufruito di 80 permessi. Il suo passato criminale, l'efferatezza e la spietatezza delle sue condotte e il controverso percorso nel collaborare con la giustizia che ha avuto luci e ombre, come è stato sottolineato nel tempo da più autorità giudiziarie, lo rendono un personaggio ancora ambiguo e non meritevole di ulteriori benefici".

Salvini: "Fare uscire Brusca dal carcere sarebbe disumano"

Un commento sulla questione è arrivato anche dall'ex ministro Matteo Salvini. "Un assassino, il killer della strage di Capaci, un mafioso libero di tornare a casa? Ma stiamo scherzando? In galera fino alla fine dei suoi giorni, non facciamo rivoltare nelle loro povere tombe i troppi morti per mano della mafia. Fare uscire Brusca dal carcere sarebbe disumano. Chi toglie una persona al padre, alla madre, alla moglie, ai figli, merita di tornare a casa? No. In galera fino all'ultimo giorno, lavorando", ha detto Salvini in un video su Facebook.