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17 Febbraio 2021
16:59

Ilva “gestita in maniera criminale”, chiesti 25 e 28 anni di condanna ai Riva, 5 anni per Vendola

Le richieste di condanna nell’ambito del processo chiamato Ambiente Svenduto per il presunto disastro ambientale negli anni di gestione della famiglia Riva. “Abbraccio mortale che ha stritolato la città di Taranto”, le parole del pm Buccoliero. L’ex governatore Vendola è accusato di concussione aggravata in concorso.
A cura di Biagio Chiariello
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Ventotto anni per Fabio Riva, 25 per Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell‘Ilva; cinque anni di reclusione per l'ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. Queste alcune delle più importanti richieste di condanna, presentate questa mattina nel corso della nona udienza dedicata alla lunga requisitoria dei pubblici ministeri, nell'ambito del processo chiamato Ambiente Svenduto per il presunto disastro ambientale nei 17 anni di gestione dello stabilimento siderurgico di Taranto da parte del gruppo Riva. 28 anni di carcere sono stati chiesti anche per Girolamo Archinà, ex responsabile dei rapporti istituzionali, e Luigi Capogrosso, ex direttore del siderurgico.

Le accuse nei confronti del gruppo Riva e di Nichi Vendola

Le accuse sono quelle relative all'associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all'avvelenamento di sostanze alimentari e all'omissione dolosa di cautele in materia di sicurezza del lavoro. Reati, questi, contestati all'Ilva gestita dal gruppo industriale Riva. Vendola è accusato di concussione aggravata in concorso, in quanto, secondo la tesi degli inquirenti, avrebbe esercitato pressioni sull'allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, per far "ammorbidire" la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall'Ilva.

“L’Ilva venne gestita in maniera criminale”

“Siderurgico gestito in maniera sciagurata e criminale”. Così il pubblico ministero Mariano Buccoliero ha descritto l’attività dell’ex Ilva di Taranto negli anni della famiglia Riva. Buccoliero ha parlato di "condotte pluriennali" e di "violenza inaudita". Il pm ha detto che da parte dell'Ilva dei Riva c'è stato "un abbraccio mortale" verso Taranto "stritolando la città". Era il luglio 2012 quando, dopo un'inchiesta della magistratura, la fabbrica di Taranto fu soggetta al sequestro degli impianti dell'area a caldo perchè inquinanti e "fonte di malattia e morte" come specificò, più di otto anni fa, il gip Patrizia Todisco.

"I motivi a delinquere sono i soldi, perchè gli impianti dovevano marciare al massimo della produzione, il resto veniva meno" ha sostenuto ancora Buccoliero. Nelle prime udienze dedicate alla requisitoria dell’accusa nel processo Ambiente Svenduto, il magistrato ha esordito spiegando come dalle oltre 300 udienze svolte negli ultimi quattro anni sia emerso che il gruppo Riva non abbia proceduto “a sostanziali interventi di risanamento dell’industria che aveva acquistato” e anzi “ha sfruttato al massimo della sua capacità produttiva. Una capacità molto produttiva ma altamente inquinante”.

Tra le accuse anche quelle di omicidio colposo per la morte di due operai in fabbrica: Claudio Marsella, schiacciato da una motrice ferroviaria il 30 ottobre 2012, e Francesco Zaccaria, spazzato via con la cabina della gru su cui stata lavorando il 28 novembre 2012 quando un uragano si abbatté su Taranto.

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