“Un incubo”, il racconto della cassiera licenziata dopo 25 anni per aver addebitato per errore 2,50 euro a due clienti

“È un incubo, non è giusto” così descrive quanto le è accaduto la cassiera modenese di 55 anni licenziata da un supermercato Coop Alleanza 3.0 per aver addebitato ai clienti per errore in due diverse occasioni due barrette energetiche, del valore complessivo di 2,50 euro ogni volta. Le due barrette erano state regolarmente acquistate dalla cassiera per mangiarsele durante la pausa, ma le aveva appoggiate vicino allo scanner che in automatico le ha poi addebitate anche sui conti dei clienti successivi.
I fatti si sono consumati lo scorso mese, tra il 7 e l’8 marzo. La donna, che lavora nel supermercato di Finale Emilia da 25 anni, non si era accorta di nulla e nemmeno quando i clienti sono ritornati da lei per chiedere spiegazioni dell’addebito, non ha capito cosa fosse accaduto. “Sullo scontrino c’era scritto ‘bar’, non mi era venuto in mente che fosse l’abbreviazione di barrette” ha spiegato la donna al Corriere di Bologna. Per questo ha detto ai clienti di rivolgersi ai colleghi in ufficio per chiarire.
Proprio per questo però sono scattati ulteriori accertamenti sul caso che hanno portato al suo licenziamento per ‘giusta causa'. “Sulla lettera di licenziamento c’è scritto che mi sono rifiutata di rispondere e che ho trattato male i clienti. Non è assolutamente vero” sostiene la donna a cui viene contestato anche di aver mangiato le barrette sul luogo di lavoro. "Mi mancheranno 6 o 7 anni prima della pensione. Alla mia età, dove posso andare a lavorare adesso?" ha aggiunto.
La donna si è rivolta al sindacato Filcams-Cgil che si è schierato al suo fianco parlando di mancanza di proporzionalità tra i fatti contestati e le sanzioni applicate. “La lavoratrice aveva regolarmente pagato il prodotto, appoggiandolo temporaneamente sulla cassa con scontrino fiscale, in attesa di consumarlo durante la pausa. Nonostante ciò, l’azienda ha ritenuto che i fatti “risultino tali da compromettere irrimediabilmente il vincolo fiduciario” spiegano dalla Filcams-Cgil.
“Coop Alleanza 3.0 ricorre sempre più frequentemente a provvedimenti disciplinari non conservativi, svuotando progressivamente i punti vendita in un modo che neppure una procedura di licenziamento collettivo consentirebbe” accusa il sindacato rivelando diversi episodi dei mesi corsi nei confronti di donne, over 50 e con lunghe anzianità di servizio.
“Un’altra lavoratrice, durante il proprio tempo libero in un punto vendita di Modena diverso da quello in cui lavorava, è incorsa in una disattenzione alle casse self-service. Invece di essere trattata come qualsiasi cliente, è stata prima sospesa, poi licenziata e infine pubblicamente oltraggiata dal direttore” racconta Giorgia Volpi della segretaria Filcams Cgil, aggiungendo: “In conclusione, ci troviamo di fronte ad un’azienda che sembra aver fatto del clima ostile nei luoghi di lavoro la propria cifra distintiva, dimenticando la missione mutualistica che continua a proclamare”.