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“Ho sempre un laccio emostatico con me, a Modena è servito”: così militare ha salvato la donna con le gambe tranciate

Un ufficiale dell’Esercito appartenente al Nono Reggimento “Col Moschin” sabato ha soccorso la donna con le gambe tranciate dall’auto a Modena: l’uomo aveva con sé un laccio emostatico, che ha permesso di fermare l’emorragia.
A cura di Davide Falcioni
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Tra le prime persone che sabato a Modena si sono prodigate a prestare soccorso ai feriti investiti dall'auto guidata da Salim El Koudri e piombata a folle velocità sui passanti c'era anche un ufficiale dell’Esercito appartenente al Nono Reggimento d’Assalto "Col Moschin", un uomo che in quei minuti si trovava, per purissimo caso, nel centro della città emiliana.

Il militare era in sella alla sua bicicletta quando ha incrociato la scia di sangue lasciata dal veicolo. Intervistato da Il Messaggero, Stefano (nome di fantasia) ha ricostruito i concitati minuti in cui il suo intervento ha fatto la differenza tra la vita e la morte per una delle passanti travolte. "Io ero in bicicletta", ha raccontato l'incursore al quotidiano romano. "All’altezza di Canal Grande vedo una massa tutta accalcata. Do per scontato, essendo sabato pomeriggio, che ci fosse una forma di intrattenimento. Proseguo e mi accorgo che c’è la gente che urla, sconvolta. Mi faccio slalom tra le persone: vedo una macchina incidentata, una vetrina infranta e poi mi cascano gli occhi su una signora con le gambe spappolate".

In quel momento di panico generalizzato, mentre un'altra passante – una paramedico di professione – stava già prestando i primi aiuti, l'ufficiale ha capito che la priorità assoluta era bloccare l'emorragia massiva agli arti inferiori della donna. Nello zaino, Stefano aveva con sé uno strumento insolito per una passeggiata in centro, ma ordinario per chi appartiene alle forze armate: il tourniquet, un laccio emostatico in dotazione ai soccorritori. "Lo porto per deformazione professionale, perché ce l'hanno insegnato, perché pesa poco e te lo porti dietro. Non serve mai, però quando lo usi può salvare una vita, come in questo caso. Ringrazio il cielo di averlo avuto con me".

Senza esitare un solo istante, l'incursore ha messo in pratica le manovre di emergenza: "Appoggio la bici a terra, tiro fuori il tourniquet dallo zaino e mi precipito sulla gamba sinistra della signora, che aveva già i pantaloni tagliati. Nel frattempo, vengono recuperate delle cinture dei pantaloni per tamponare l’emorragia alla gamba destra. Questo primo intervento ha permesso alla vittima di arrivare in ospedale ancora viva".

Una prontezza che affonda le radici in anni di addestramenti. "Ce lo hanno insegnato al reparto", ha chiarito l'ufficiale. "La prima cosa che bisogna fare in questi casi è comprimere la ferita. Essendo impegnati in attività operative, in teatri internazionali e in scenari di guerra, sappiamo che i primi interventi salvavita sono quelli che poi fanno la differenza, che siano colpi d’arma da fuoco o incidenti di qualsiasi genere". Eppure, nonostante la profonda esperienza, per Stefano si è trattato della prima applicazione reale sul campo.

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