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22 Settembre 2021
08:07

Davide Pecorelli ritrovato dopo 9 mesi: “Troppi debiti, cercavo il tesoro dell’isola di Montecristo”

Davide Pecorelli ha spiegato agli inquirenti la scomparsa con conseguente fuga degli ultimi 9 mesi. “Ero sommerso dai debiti, cercavo il tesoro dell’Isola di Montecristo”. Le autorità lo hanno interrogato sulla simulazione di omicidio compiuta in Albania. “Ho usato resti umani presi in un cimitero”
A cura di Gabriella Mazzeo
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Davide Pecorelli è scomparso per 8 mesi prima di fare la sua improvvisa apparizione su un gommone in avaria sl Giglio, al largo dell'Isola di Montecristo. E di tutte le motivazioni che poteva fornire per quella misteriosa fuga dalle autorità che lo stavano cercando, ha scelto quella all'apparenza più assurda: "Ero partito per cercare il tesoro dell'Isola di Montecristo".

In realtà, la vicenda è molto più complessa di così: l'imprenditore scomparso nove mesi fa era ormai sommerso dai debiti dopo il crac della sua azienda. "Da 30 anni lavoro nel settore dei prodotti per capelli. I miei parenti non sapevano perché fossi sparito, loro non c'entrano niente. Non l'ho neppure fatto per incassare i soldi dell'assicurazione perché l'ho sempre avuta. Ero sommerso dai problemi economici, sono praticamente rovinato. Cercavo riscatto". Gli inquirenti avevano capito già da mesi che Pecorelli era in realtà vivo. I suoi sforzi per non farsi trovare, però, hanno reso la risoluzione del caso complicata. Alla fine, un tassello alla volta, le cose sono tornate al loro posto: domenica scorsa vi è stato il primo prelievo di denaro da gennaio dalla carta di credito cointestata con la compagna. Poi sono iniziate le intercettazioni telefoniche più consistenti e infine Pecorelli è stato rintracciato su un gommone in avaria nella serata di venerdì. L'imprenditore è apparso del tutto diverso: capelli biondi (tinti), molti chili in meno, cappellino calato sul volto e barba folta. L'uomo aveva noleggiato il gommone e prenotato la stanza d'albergo nella quale ha pernottato al Giglio fornendo nome e documenti falsi.

La simulazione dell'omicidio

Un reato, questo, del quale dovrà rispondere in Italia. "Non ho nulla da nascondere – spiega ai cronisti -. Appena ritrovato ho chiesto di parlare con gli inquirenti perché volevo spiegare questa vicenda". Nonostante tutto, però, restano ancora tanti i particolari da chiarire: in particolare i reati compiuti in Albania. Secondo gli inquirenti, qualcosa non torna nella simulazione di omicidio compiuta nel Paese straniero per far perdere le proprie tracce. "Ho preso i resti di ossa umane da un cimitero – ha spiegato ancora l'imprenditore -. Ci sono risvolti tragici in questa vicenda, ma ora voglio andare dai miei figli. Quello che so per certo è che non farò più l'imprenditore in Italia".

Per mesi Pecorelli si sarebbe nascosto in una comunità di religiosi nei pressi di Medjugorie grazie all'aiuto di un sacerdote cattolico conosciuto in Albania. "A ottobre sarei tornato a casa. Mancava poco tempo, poi l'incidente nel Tirreno ha fatto saltare il piano" ha raccontato ancora l'imprenditore ai cronisti.

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