
La sentite anche voi nell’aria questa strana elettricità? Questa miscela di eccitazione e tensione che per qualche secondo ci riporta tutti nell’attimo che precede la prova più importante che si affronta prima di lasciare, volenti o no, più o meno bruscamente, l’universo ovattato della scuola? Stiamo parlando naturalmente della settimana in cui inizia l’esame di Maturità, che per qualcuno magari è anche una liberazione da orari stringenti, regole indigeste, interrogazioni ansiogene. Ma qualcun altro, ne siamo certi, ricorderà questo momento di passaggio con nostalgia. Sia come sia, quel momento è arrivato per 527mila studenti dell’ultimo anno delle superiori: domani si parte con la prima prova d’italiano della Maturità 2026, alle 8:30. Mentre venerdì, a partire dallo stesso orario, si procede con la seconda prova d'indirizzo.
Ma il 18 giugno non è solo il giorno in cui mezzo milione di ragazzi dovrà superare la paura della pagina bianca: ricorre anche una data molto importante, cioè la nascita ufficiale dell'IA come disciplina scientifica. Una coincidenza che ci permette anche di riflettere su come l'Intelligenza artificiale abbia cambiato anche l'approccio alla studio e la preparazione agli esami (e chissà che non possa aiutare a indovinare anche una traccia per la prova scritta…!). Questo, lo diciamo subito, non è un fenomeno che di per sé va demonizzato. Va compreso e guidato dalla scuola.
IL TEMA DEL GIORNO
Gli studenti si confrontano con la Maturità riformata da Valditara: l'IA per molti è un alleato prezioso
Quest'anno le novità sono parecchie. Il ministro dell'Istruzione Valditara ha riformato l'esame e ha voluto imprimere il suo marchio. Sapremo solo nei prossimi giorni se e quanto questo cambiamento avrà funzionato. La modifica più vistosa è l'obbligo di svolgere la prova orale, dopo le iniziative di protesta di alcuni maturandi che l'anno scorso all'orale avevano scelto il silenzio per manifestare il proprio disagio. Quest'anno chi si rifiuta di rispondere alle domande della commissione dovrà ripetere l'anno. E allora ecco per i più distratti un piccolo vademecum per punti:
- orale concentrato su 4 discipline già individuate dal ministero
- commissione ridotta da 7 a 5 membri (di cui due interni e due esterni)
- colloquio orale più strutturato: si inizia da una riflessione sul proprio percorso, poi si passa alle domande sulle 4 discipline; si prosegue con la presentazione del percorso scuola-lavoro e con l'educazione civica
- vietato fare scena muta, pena la bocciatura
- con il 6 in condotta obbligatorio un elaborato in materia di cittadinanza attiva da trattare al colloquio. Con il 5 non si è ammessi all’esame
Bene, e quale posto occupa in tutto questo l'Intelligenza Artificiale? Ce lo mostra molto chiaramente un'indagine di Skuola.net, uscita proprio per la Maturità 2026: 3 maturandi su 4 si avvalgono dell'IA. Secondo gli ultimi dati, l'IA è stata utilizzata come strumento per prepararsi all'esame dal 77% degli studenti. Il 19% la usa come assistente per ripassare le materie dell'esame orale, mentre sono di meno i maturandi che la usano per preparare la prima (14%) o la seconda (11%) prova scritta. Secondo l'osservatorio tematico di Skuola.net, in soli due anni la percentuale di maturandi che consultano ChatGPT e altre piattaforme analoghe è praticamente raddoppiata: dal 27% al 47%. Secondo quest'indagine nel giro di due anni sembra che l'Intelligenza Artificiale sia diventata molto più presente a scuola: solo il 9% dei maturandi non ha mai fatto ricorso all'IA quest'anno, contro il 24% registrato alla vigilia della Maturità 2024. È una rivoluzione che corre veloce, e allora non possiamo fare a meno di fare qualche riflessione in più sul fenomeno.
L'APPROFONDIMENTO
La Maturità 70 anni dopo Dartmouth e la nascita della moderna IA: "Utile ma non deve sostituirsi al nostro ragionamento"
C'è, poi, una curiosità che riguarda l'intreccio tra Intelligenza Artificiale e Maturità. Il 18 giugno del 1956, infatti – come abbiamo visto -, si tenne la conferenza di Dartmouth, che viene considerata l'atto di nascita della moderna IA. Fu allora che un gruppo di studiosi iniziò a immaginare macchine capaci di "usare il linguaggio e risolvere problemi come gli umani". E domani – a distanza di 70 anni – oltre 500mila studenti delle secondarie di secondo grado saranno impegnati, proprio in questo giorno, con la prima prova scritta della Maturità. Addirittura, l'IA potrebbe essere scelta dagli esperti del MIM come una delle tematiche al centro del tema d'italiano, come emerso dal toto-tracce della vigilia. Una coincidenza, questa, che potremmo definire simbolica, alla luce dell'uso sempre più frequente che soprattutto i maturandi hanno fatto di questa tecnologia quest'anno per prepararsi all'esame e dei grandi cambiamenti che l'IA sta portando nelle scuole di tutto il mondo.
"La Maturità è cambiata molto, rispetto a qualche anno fa, quando ad esempio ci si ritrovava con i compagni di classe ad interrogarsi a vicenda sulle materie su cui ci si sentiva meno sicuri", ha detto a Fanpage.it Paolo Aresu, consigliere scientifico della rivista Limes e tra le voci più autorevoli in Italia sui temi della tecnologia e della geopolitica, autore del libro "Non è intelligente ma si applica. Alla scoperta dell’intelligenza artificiale", edito da Feltrinelli, insieme a Virginia Volpi. "Adesso – ha continuato -sostanzialmente fanno tutto da soli, insieme ai programmi di IA, che rendono l'attività di preparazione un po' più personalizzata, ma anche un po' solitaria, laddove per Intelligenza Artificiale si intende una serie di computer e programmi che derivano dalla storia dell'informatica e dell'elettronica".
Importante in questo contesto sarà il ruolo degli insegnanti, che – secondo Aresu – "avranno il delicato compito di discernere la voce dei propri studenti da quelle più standardizzate e omologate di questi strumenti. Ai maturandi dico di non utilizzare un solo modello. Non esiste l'Intelligenza Artificiale ma diverse tipologie di modelli, che è bene conoscere".
Fondamentale, dunque, nella preparazione della Maturità 2026 è saper utilizzare l'IA, e soprattutto saperlo fare in modo consapevole. "L"intelligenza artificiale – ci spiega Virginia Volpi – è un calcolo probabilistico molto raffinato. Ma non siamo sempre certi che i dati che emergono siano corretti. Per questo, si deve fare quello che l'IA non può fare, perché è una macchina, e cioè dubitare e domandare come si è arrivati a quella risposta, da dove viene, quali sono le fonti e poi confrontarsi con quello che è stato il percorso che ha portato a quel risultato. L'Intelligenza artificiale non può e non deve sostituirsi al nostro ragionamento".
Ma, per fare questo, è necessario che la scuola introduca percorsi di educazione digitale: "Il che vuol dire prendere tutto il meglio degli strumenti tecnologici che non hanno senso di essere respinti perché possono essere mezzi di apprendimento più veloci e accurati e perché ormai sono dentro la società e ampiamente utilizzate dagli studenti indipendentemente da quelli che sono i programmi scolastici. Però, a scuola si deve imparare, ovviamente, come utilizzarli", ha concluso Volpi.
A cura di Ida Artiaco e Annalisa Cangemi