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5 Novembre 2021
15:51

Candidata col velo, denuncia post di odio sui social. Procura di Belluno archivia: “Non abbiamo Facebook”

La candidata italo-algerina alle ultime elezioni in Veneto, Assia Belhadj, era stata sommersa dagli insulti degli haters per le sue foto con il velo. Ma rete internet della Procura non dà l’accesso ai social network, e così non possono essere svolte indagini per denunce di insulti e post di odio su Facebook.
A cura di Biagio Chiariello
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"Non abbiamo Facebook" per cui "siamo costretti ad archiviare la denuncia". La rete internet della Procura non dà accesso ai social network, e così non possono essere svolte indagini per denunce di insulti e post di odio sul popolare social network. Questa l'insolita ragione che ha portato gli uffici giudiziari di Belluno ad archiviare l'esposto di una candidata italo-algerina alle ultime Regionali in Veneto, Assia Belhadj, che dopo aver postato su Facebook la propria foto con il velo era stata sommersa dagli insulti offensivi e violenti degli haters.

La donna, mediatrice culturale di professione, aveva deciso di correre con la lista civica “Il Veneto che vogliamo" di Arturo Lorenzoni. La sua richiesta di giustizia non avrà corso  – riportano i media locali – vista la decisione della magistratura, che con il pm Katjiuscia D'Orlando ha chiesto l'archiviazione, confermata poi dalla gip Enrica Marson. Nel provvedimento i magistrati spiegano innanzitutto che non è stato possibile identificare gli autori dei post incriminati in modo chiaro, e inoltre che "la rete in uso all'ufficio non consente l'accesso a Facebook". In passato, si difende in qualche modo Procura, queste queste indagini "venivano svolte da personale – che ora non c'è più – che usava il proprio computer privato e il proprio profilo Facebook".

Il post di Assia Belhadj su Facebook

"Nei giorni scorsi è stata confermata l'archiviazione da parte del giudice della vicenda sui messaggi di insulti minacce e diffamazioni a sfondo razziale ricevuti a seguito della mia candidatura nelle elezioni regionali l'anno scorso Dopo più di otto mesi di attesa, così si conferma l'archiviazione di 2 vicende, discriminazione al lavoro e dei messaggi razziali durante le elezioni regionali", ha scritto in un lungo post su Facebook Assia Belhadj.

"Chi doveva decidere ha deciso che le più di 100 persone che si sono permesse di offendermi, prendermi in giro, minacciarmi, deridere me e la mia religione, chiamare "straccio" il velo che porto, dirmi che mi devo curare, associare la mia persona all'isis, darmi della medievale, eccetera, non possono essere processate perché non si riesce a risalire alla loro identità e non si riesce a risalire alla data di pubblicazione dei post (seppure ho denunciato che sono stati pubblicati nei 15 giorni successivi alla mia candidatura). A nulla è servito oppormi alla iniziale richiesta di archiviazione del PM. Non è servito fare notare come la Procura ha scritto che non riescono a fare indagini sui profili Facebook perché "la rete in uso all'ufficio non consente l'accesso a Facebook" e che in passato queste indagini venivano svolte da personale che usava il proprio computer privato e il proprio profilo Facebook personale. E a nulla è servito spiegare al Giudice come ogni profilo Facebook debba indicare un indirizzo email al momento di iscriversi e che bastava forse cercare a chi appartenevano questi indirizzi per trovare chi pubblicava su Facebook quelle bestialità. Pensavo che nel 2021 fosse una operazione banale nella sua semplicità. Ma è stato deciso di non fare questo approfondimento.
Vorrei condividere con voi questa grande delusione per quello che vedo come un'ingiustizia di un paese cosiddetto di diritti, europeo, moderno e civile. Oggi mi sento "straniera" in tutti i sensi, una parola con cui mi hanno sempre etichettato e che ho sempre rifiutato. Vi confermo che prima ero come una batteria nuova perché c'era sempre speranza, che mi spinge sempre per andare avanti, ma oggi con questa delusione la mia batteria è danneggiata ad un punto di non ritorno Mi auguro che il mio messaggio arrivi al Presidente della Repubblica #SergioMattarella come gli è arrivato il mio libro con conseguente risposta e chiedo: come si può continuare a vivere in un paese che non ci garantisce giustizia, come si può parlare dell'integrazione prima di garantire diritti e giustizia alle persone, come si può continuare ad essere cittadini attivi a favore della loro società se questo paese non garantisce giustizia. Perché la giustizia in qualsiasi società ci dà fiducia! negando questa giustizia si distrugge la fiducia nelle istituzioni! Perché la giustizia è quella che ci da forza è speranza all'individuo per andare avanti, a resistere nella vita. Non ho avuto giustizia, almeno fate arrivare la mia voce! #assiabelhadj".

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