Bimba morta a Bordighera, il padre in carcere vuole riconoscerla: “Subito affido sorelline alla zia paterna”

Beatrice è l'unica delle sue tre sorelline a non portare il cognome paterno ma quello della madre, la stessa persona che oggi è accusata di averla uccisa. Questo perché al momento della nascita il genitore si trovava in carcere, ma attraverso il suo legale fa sapere di volere sanare: "Questa mattina sono stato in carcere da Maurizio Rao e vorrebbe darle il suo cognome. È una possibilità che stiamo valutando", dice a Fanpage.it l'avvocato Fabio Scaffidi Fonti.
Beatrice è la bimba di due anni trovata morta a Bordighera, provincia di Imperia, in casa della madre dove viveva insieme alle due sorelline di sette e dieci anni. Sono due le persone in carcere con l'accusa di averne cagionato la morte: la madre 43enne e il suo compagno, il 42enne Emanuel Iannuzzi. La piccola è stata trovata senza vita in casa della donna lo scorso 9 febbraio e secondo le prime rilevazioni del medico legale sarebbe morta a causa di un trauma cranico precedente al decesso anche di 3-4 giorni.
Rao dal carcere fa sapere di avere "preso atto che la persona che conosceva prima non esiste più perché non sarebbe mai stata capace di atteggiamenti aggressivi nei confronti delle bambine". E attraverso l'avvocato chiede "una giustizia totale in tempi celeri".
L'avvocato: "La madre poteva immaginare la morte, pena dell'ergastolo"
I ritardi nel chiamare i soccorsi – allertati quando la piccola era già morta da ore – sono al centro delle ricostruzioni della Procura. Lo sguardo di chi indaga però si starebbe allargando anche agli altri componenti del nucleo familiare, tra i quali i nonni materni, che sarebbero venuti a conoscenza di lividi e dello stato di salute compromesso di Beatrice sia la sera dell'8 febbraio che in altre occasioni.
Lo si evince dalle dichiarazioni della sorellina di 10 anni che – nei fatti – aveva la responsabilità della cura di Beatrice e che avrebbe tentato "di parlare sia con la madre sia con i nonni materni della violenza verbale e fisica di Iannuzzi senza ricevere nessun supporto".
Il nonno avrebbe fornito versioni contrastanti sullo stato di salute della nipote: prima dichiarando di aver visto Beatrice il 6 febbraio con "due lividi sulla fronte" che la figlia gli aveva detto essere stati causati da una "caduta dalla culla, senza specificare quando".
La nonna ha affermato di aver visto Beatrice il 5 febbraio "senza nessun segno sul volto". Dichiarazione reputa però "inverosimile" dal giudice, poiché il nonno e altre persone avevano già notato pesanti ematomi nei giorni precedenti, e sarebbe stato impossibile che "fossero completamente scomparsi nel giro di pochi giorni".
Alla luce di queste considerazioni, l'avvocato del padre della piccola chiede che le due sorelline di Beatrice vengano affidate alla zia materna: "Abbiamo inviato una richiesta alle due Procure competenti, ma sino ad ora non abbiamo avuto risposta – spiega Scaffidi Fonti che rappresenta anche la zia che ha fatto la richiesta – Siamo a disposizione dei servizi sociali nel caso vogliano valutare l'ambiente in cui vivrebbero le bambine. La signora è già madre di due figli grandi cresciuti in ambiente sereno".
La zia sarebbe stata all'oscuro degli abusi subiti dalla bimba: "La madre ha allontanato tutta la famiglia paterna e non ha mai permesso contatti. Si faceva sentire solo per il mantenimento e con il solo padre di Rao, il nonno materno delle piccole".
"Mutare capo di imputazione, pene fino all'ergastolo"
Il padre delle tre sorelline è in carcere per un cumulo di pene dati da reati non connessi alla famiglia, e lì si trovava anche quando la piccola Beatrice è nata. "È riuscito a stare con lei solo tre mesi, quando è uscito per l'affido in prova ai servizi sociali". Beneficio terminato prima del tempo a causa di una denuncia per maltrattamenti avanzata dalla compagna, madre delle bambine.
L'uomo dal Carcere di Sanremo chiede anche che "il capo di imputazione venga mutato in omicidio con dolo eventuale perché i comportamenti lesivi sono reiterati nel tempo, ed è impossibile che gli indagati non si rendessero conto che mettendo in atto determinate azioni la piccola sarebbe andata incontro alla morte". La madre di Beatrice è in custodia cautelare con l'accusa di omicidio preterintenzionale, se venisse cambiato in omicidio con dolo eventuale "si potrebbe arrivare alla pena dell'ergastolo", sottolinea l'avvocato.