Bordighera, l’autopsia su Beatrice esclude l’ipotesi caduta: la bimba morta dopo due giorni di agonia

Dal trauma cranico all’emorragia interna al collasso cardiorespiratorio che ha portato alla morte di Beatrice, la bimba di due anni di Bordighera deceduta il 9 febbraio scorso, potrebbero essere passati due giorni. Per lunghe quarantotto ore, insomma, le condizioni della piccola sarebbero peggiorate sempre più e in quei due giorni qualcuno avrebbe potuto chiamare i soccorsi, come chiedevano le sorelline della vittima.
È uno dei dettagli “svelati” dagli esami e dall’autopsia sul corpicino della bambina la cui mamma è stata arrestata poco dopo la morte e di recente è finito in carcere anche il compagno della donna. È proprio il corpo della bambina a descrivere quanto accadeva in quella famiglia: si è parlato subito dei lividi e le ecchimosi sul corpo, le “impronte” provocate da calci. Lividi e botte che gli inquirenti datano come riferibili a un arco temporale di 3-4 giorni prima della morte. È morta per un trauma cranico, qualcuno potrebbe averla colpita alla testa e potrebbe averle fatto battere la testa.
Beatrice aveva ferite sul volto e sul resto del corpo e, stando a quanto ricostruisce La Stampa, la bambina potrebbe essere morta tra la mezzanotte dell’8 febbraio e le 6.30 del nove. Quando la madre, quindi, ha chiamato i soccorsi, la figlia forse era già morta e probabilmente lo era anche durante l’ultimo viaggio in auto da Perinaldo a Bordighera insieme alle sorelline che provavano a farla reagire.
Era stata proprio la sorellina di 9 anni a parlare delle ultime ore di vita della bimba descrivendo la situazione di grave sofferenza andata avanti per giorni. Secondo il suo racconto, già dalla sera del 7 febbraio, quando lei e le sue due sorelline si trovavano a Perinaldo a casa di Iannuzzi, Beatrice non stava bene. Le sorelle maggiori avrebbero tentato di chiedere aiuto agli adulti in casa invano. La mattina seguente, secondo la testimonianza, l’avrebbero vista perdere sangue dal naso, aveva gli occhi chiusi e il capo ciondolante. La mattina successiva Beatrice sarebbe stata trasportata in auto avvolta in una coperta rossa ma "non si vedeva il viso”.
È emerso anche che qualcuno – forse la madre o Iannuzzi – avrebbe versato acqua calda sul corpicino pensando di cancellare i segni delle lesioni. Gli esami smentiscono l’ipotesi di una caduta dalla culla o dalle scale di casa, come si era detto in un primo momento: le lesioni – troppo profonde – non sono compatibili. Dopo gli interrogatori di garanzia della madre e di Emanuel Iannuzzi avvenuti mercoledì mattina, le indagini sul caso proseguono.