Bimba di 2 anni morta a Bordighera, l’autopsia conferma: “Nicotina nei polmoni, la facevano fumare”

La piccola Beatrice, la bimba di 2 anni morta a Bordighera nel febbraio scorso per un colpo alla testa dopo ripetuti maltrattamenti in casa, veniva fatta fumare dagli adulti a cui era affidata. Dopo i video già sequestrati dagli inquirenti, la conferma arriverebbe dagli esami dell’autopsia condotta nelle scorse ore dal professor Francesco Ventura, consulente incaricato dalla Procura, alla presenza dei periti di parte.
Secondo le prime indiscrezioni, l’esame post mortem infatti avrebbe individuato nei polmoni della piccola evidenti tracce di nicotina. Non poche tracce che potrebbero essere ricondotte a una semplice esposizione al fumo passivo ma una presenza che denota un'aspirazione diretta della sostanza. L’elemento andrebbe così a confermare quanto già emerso durante l’inchiesta a carico della madre e del compagno della donna, entrambi arrestati con l’accusa di maltrattamenti e omicidio.
Proprio nell’ordinanza di arresto infatti è riportata la circostanza del rinvenimento di un video inquietante rinvenuto durante l’esame degli smartphone sequestrati alla coppia in cui si vede l’uomo intento a fare "fumare una sigaretta artigianale – contenente verosimilmente sostanza stupefacente del tipo hashish/marijuana considerato che la chiamava ‘canna' – a Beatrice prendendola in giro in presenza delle sorelle e della madre".
Nel filmato si vede l’uomo che ride e prende in giro la bimba che piange infilandole in bocca una sigaretta fatta a mano. Un comportamento preso ad esempio dal Gip per sottolineare l'indole crudele dell'uomo, accusato di continui maltrattamenti in complicità con la madre della piccola.
Per gli investigatori, proprio nella casa dell'uomo sarebbe avvenuto il decesso che l’autopsia riconduce a una massiccia emorragia cerebrale provocata da un violento trauma alla testa. Le lesioni infatti risalirebbero a non oltre 48 ore prima della morte, momento in cui Beatrice si trovava nell'abitazione dell’uomo insieme alla madre, alle due sorelle maggiori e al compagno della donna, prima della messinscena col trasporto a casa e il finto rinvenimento messo in atto dalla donna, come ricostruito dagli investigatori.
Secondo la stessa autopsia, la piccola si sarebbe potuta salvare se qualcuno avesse chiamato l'ambulanza in tempo ma secondo l’inchiesta, condotta anche grazie alle testimoniane delle sorelline di Beatrice, in casa avrebbero tergiversato con rimedi casalinghi fino a quando la piccola ha perso i sensi.
Inoltre quella cerebrale non era l'unica emorragia in corso nel corpo della piccola. I periti ne hanno individuate altre due: una sulla parete intestinale e una ai reni, sintomi di possibili percosse. La piccola inoltre era denutrita e non curata a sufficienza, sintomo di una situazione che si protraeva da tempo.