Bordighera, la zia di Beatrice chiede l’affidamento delle sorelline: “Voglio dare loro il calore di una famiglia”

“È una cosa che ritengo fondamentale. Non si discute" così la zia paterna della piccola Beatrice, la bimba di 2 anni morta a Bordighera dopo ripetute violenze di cui è accusata la madre e il compagno Emanuel Iannuzzi, ha annunciato di aver richiesto l’affidamento delle sorelline della piccola che, dopo l’arresto della madre, sono state affidate a una casa famiglia. Una richiesta che era stata avanzata anche dal padre delle sorelline, che è in carcere per altri reati e che ora vuole dare il proprio cognome anche alla piccola deceduta.
Una richiesta che però deve passare al vaglio dei servizi sociali e poi del Tribunale che per ora non si è espresso. "Abbiamo inviato una richiesta alle due Procure competenti, ma sino ad ora non abbiamo avuto risposta. Siamo a disposizione dei servizi sociali nel caso vogliano valutare l'ambiente in cui vivrebbero le bambine. La signora è già madre di due figli grandi cresciuti in ambiente sereno" ha dichiarato a Fanpage.it l’avvocato Scaffidi Fonti che rappresenta sia la zia che ha fatto la richiesta sia il padre delle bimbe.
La donna, parlando con La Stampa, ha ribadito che la famiglia paterna non si era mai accorta di nulla perché la donna teneva lontane le piccole da loro dopo la rottura col marito. La zia ha spiegato che non vedeva le nipotine da circa un anno e anche prima i rapporti erano molto sporadici e di fatto conosceva pochissimo beatrice che aveva appena due anni.
“Noi non avevamo rapporti con la signora. Le bambine le vedevamo soltanto quando c'era mio fratello. Era lui a portarle dai nonni, a passare in negozio da me. Senza di lui non avevamo contatti" ha raccontato parlando di un rapporto difficile fin dall’inizio con la famiglia paterna dei piccoli.
“La madre delle bambine non mi ha mai sopportata. Lo diceva anche a mio fratello. Non c'era un motivo preciso, semplicemente non voleva la mia presenza. Io e lei non siamo mai uscite insieme, non ci siamo mai frequentate, mai", ha aggiunto, ricordando: “Quando mi incrociava in macchina o per la strada mi insultava, gesticolava. Come poteva esserci un dialogo? L'unico dialogo lo aveva con mio padre, era lui che mandava ogni mese l'assegno di mantenimento".
Per questo nessuno dei familiari si sarebbe accorto dei segni delle percosse sula piccola, nata quando il padre era già in carcere. “Purtroppo non vivevamo la loro quotidianità. Se avessi avuto un sospetto, anche minimo, sarei intervenuta immediatamente. Ma non c'è mai stato alcun segnale che arrivasse fino a noi" ha ribadito la zia, rivelando di aver già predisposto la stanza delle due bimbe, “un luogo accogliente dove poter ricominciare, con intorno il calore di una famiglia".