Beatrice morta a Bordighera, i nonni sotto accusa: “Non hanno fermato i segnali di violenza”

Sono i nonni materni della piccola Beatrice uno dei punti più delicati dell’inchiesta sulla morte della bambina avvenuta a Bordighera. Per la Procura di Imperia, infatti, anche all’interno della famiglia allargata si sarebbe creato quello che la pm Veronica Meglio definisce un vero e proprio "muro di omertà e silenzio", fatto di omissioni, minimizzazioni e mancati interventi nonostante segnali che, secondo gli inquirenti, avrebbero dovuto far scattare in tempo l’allarme.
Nel fascicolo, oltre alle accuse nei confronti della madre E. A. e del compagno Emanuel Iannuzzi – entrambi indagati per maltrattamenti aggravati dalla morte della bambina – emerge infatti anche il ruolo dei genitori della donna. Gli investigatori si sono concentrati in particolare sule loro dichiarazioni e su ciò che avrebbero visto nei mesi precedenti alla tragedia.
Secondo la ricostruzione della Procura, i nonni materni avrebbero avuto contatti frequenti con la nipotina e, in più occasioni, avrebbero notato segni fisici riconducibili a possibili traumi. Tuttavia, in sede di interrogatorio, le loro versioni sarebbero apparse in parte discordanti e in alcuni passaggi considerate non pienamente attendibili.
Agli atti, ad esempio, figura la dichiarazione del nonno, che avrebbe riferito di aver visto la bambina il 6 febbraio con "due lividi sulla fronte", spiegati dalla madre come conseguenza di una caduta dalla culla. L’uomo avrebbe inoltre raccontato di aver detto alle nipoti che "la sorellina era in cielo". La nonna, invece, in un altro passaggio, avrebbe dichiarato che pochi giorni prima del decesso Beatrice "non presentava alcun livido", affermazione che secondo la Procura risulterebbe smentita da fotografie acquisite dai dispositivi telefonici.
Non solo. Sempre secondo gli atti, emergerebbero anche contraddizioni sulle condizioni generali della bambina nei giorni precedenti alla morte. Il nonno avrebbe escluso sintomi particolari, mentre la nonna avrebbe parlato di febbre e raffreddore, delineando un quadro non coerente tra le due versioni.
Un altro elemento ritenuto rilevante dagli inquirenti riguarda il racconto delle nipoti, in particolare della sorella maggiore di Beatrice, appena nove anni, considerata dagli investigatori una figura chiave nella ricostruzione della quotidianità familiare. È proprio lei, insieme all’altra sorella, a riferire di aver provato più volte a parlare ai nonni del disagio vissuto in casa, senza però ottenere risposte concrete o interventi esterni.
La Procura sottolinea anche come, secondo le testimonianze raccolte, i segnali di malessere della bambina fossero progressivamente visibili. In particolare tra dicembre e febbraio, Beatrice sarebbe apparsa più volte con ecchimosi diffuse sul volto, circostanza che – sempre secondo gli inquirenti – non sarebbe stata segnalata né approfondita dagli adulti vicini.
Intanto Emanuel Iannuzzi è stato trasferito dal carcere di Marassi, a Genova, a quello di Ivrea. Si tratta di una struttura individuata per detenuti considerati ad alto rischio e più adeguata alla gestione di casi particolarmente delicati dal punto di vista della sicurezza interna. Il trasferimento, secondo quanto riferito, era stato pianificato fin dal momento dell’arresto, anche per ragioni organizzative legate alla mancanza di una sezione specifica a Genova per detenuti con quel profilo.
La permanenza iniziale a Marassi, tuttavia, sarebbe stata segnata da tensioni: Iannuzzi, secondo quanto trapela, avrebbe ricevuto minacce da parte di altri detenuti, elemento che avrebbe accelerato l’esecuzione del trasferimento verso il penitenziario piemontese.