Bordighera, le contraddizioni del compagno della madre: “Era con la bimba il giorno prima di morire, lei vomitava”

"Stai zitta, stai zitta, non è niente". È questo che Emanuele Iannuzzi, 42 anni, avrebbe ripetuto alla piccola Beatrice, di soli 2 anni, mentre la metteva sotto la doccia la mattina dell'8 febbraio 2026, il giorno prima della morte. La manovra è accompagnata da un sonoro colpo sul corpicino della bimba. Questa è la ricostruzione fornita dalla sorella maggiore di Beatrice, Gaia. Una versione che secondo gli inquirenti sconfessa le dichiarazioni rilasciate da Iannuzzi sulla morte della bambina, collocandolo non solo sul luogo della morte, ma tra i protagonisti della tragica vicenda insieme alla mamma della vittima, la 43enne Emanuela Aiello, già in carcere con l'accusa di omicidio preterintenzionale.
La mattina del 9 febbraio 2026, alle ore 08.40, il 118 riceve la chiamata da parte di Emanuela Aiello, madre di Beatrice, 2 anni, e di altre due bimbe di 9 e 7 all'epoca dei fatti. Quando i soccorritori arrivano nella casa di Bordighera, in provincia di Imperia, effettuano le manovre di rianimazione, ma si tratta di un tentativo vano: la bambina è fredda, ed è morta da diverse ore. Come appureranno le perizie successive, la piccola era deceduta tra mezzanotte e le due del mattino a causa di un "trauma cranico con emorragia sub-durale acuta".
La spiegazione che viene fornita dalla madre è quella di una caduta accidentale dalle scale dell'abitazione di Bordighera. Ma la descrizione dell'incidente domestico non coincide con quanto appurato durante l'autopsia, l'analisi dei dispositivi sequestrati in casa, e le testimonianze delle sorelline della vittima: la piccola è morta nella casa di Perinaldo del compagno al termine di mesi di maltrattamenti.
Dopo i fatti, Iannuzzi dichiara di essere sconvolto per l'accaduto, e di essere affezionato alle figlie di Aiello. Sul cellulare, però, gli inquirenti trovano foto dei lividi sul corpo di Beatrice, e anche un video in cui alla piccola viene fatta fumare una canna, tra le risate della madre.
Cosa ha dichiarato il compagno della madre
Iannuzzi nella sua prima versione dei fatti dichiara di essere totalmente estraneo alla vicenda, per poi fare marcia indietro e dichiarare che lui e Aiello avevano trascorso il fine settimana nella sua casa di Perinaldo insieme alle tre bambine. La mattina di lunedì 9 febbraio la donna esce senza salutarlo per tornare nell'abitazione di Bordighera e preparare le figlie maggiori per la scuola.
Mentre veste le figlie, Aiello mette la minore in culla, ma recuperandola nota che qualcosa non va e chiama aiuto. All'arrivo dei medici, la madre spiega che le lesioni sono il risultato di una caduta dalle scale. Successivamente continua a mantenere la stessa versione facendo riferimento però a un incidente avvenuto nel tardo pomeriggio del 5 febbraio.
Iannuzzi all'inizio riferisce di essere assente e di non sapere nulla dell'incidente, e addirittura di non aver trascorso con la compagna neanche la notte tra 8 e 9 febbraio. Successivamente, l'uomo ammette che la sera prima la donna e le tre figlie erano effettivamente nella sua casa di Perinaldo ma che la "bambina era viva" al momento della partenza: "È andata via e ha detto ci vediamo più tardi, basta. Le ho dato un bacino e le ho detto ci vediamo dopo, ciao amore, basta. La sera prima c'era la mamma che la guardava", ha dichiarato alla Vita in Diretta il 2 marzo.
Per la Procura si tratta di una "messinscena" creata ad arte per depistare le indagini, senza successo.
La ricostruzione degli inquirenti
Nella ricostruzione degli inquirenti, le cose sarebbero andate molto diversamente. La vicenda si svolge proprio nella casa di Perinaldo dell'uomo, ed è qui che il giorno prima della morte, la bambina versa in condizioni disperate già dalla mattina: vomitava e "sputava carne", aveva il corpo e le labbra viola. Ad accorgersi per prima dello stato della piccola è la sorellina di 9 anni, che successivamente avvisa la madre e il compagno.
La madre aveva quindi improvvisato "manovre di rianimazione" e anche il 42enne avrebbe partecipato mettendo Beatrice sotto la doccia e dandole acqua e zucchero. La sorellina sentiva battere sulla "pelle di Bea" mentre questa si trovava nella vasca, e affacciandosi l'avrebbe vista mentre "sanguinava dal naso".
La sera la madre, lasciando Beatrice da sola con il compagno. A questo punto l'uomo dà il biberon alla bambina e scopre un taglio profondo sul mento: "il sangue le gocciolava", ha raccontato la sorellina della vittima agli inquirenti ricordando la scena. Le condizioni della bimba appaiono già gravi, ma i soccorsi non vengono chiamati nonostante un amico di famiglia esorti la coppia a farlo, e la bimba viene messa a letto, dove muore nel corso della notte.
La mattina successiva la madre carica le tre figlie in auto affidando il corpicino di Beatrice alla sorella maggiore per mezz'ora. Qui arriva il personale medico che constata la morte della bambina. La morte sarebbe stata causata dall'azione "di uno o più corpi contundenti", lesioni giudicate incompatibili con una caduta dalle scale già dal medico intervenuto sul posto la mattina del 9 che ha definito "inverosimili" le spiegazioni fornite dalla donna. Il quadro delineato dagli inquirenti è molto diverso e ha portato all'accusa di omicidio preterintenzionale nei confronti di Aiello, e di maltrattamenti e lesioni aggravate dai futili motivi nei confronti di Iannuzzi. L'uomo è risultato già gravato da precedenti penali per uccisione di animali, circostanza che per gli inquirenti "attesta le tendenze morbosamente violente dell'indagato".
Nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip, si legge che Iannuzzi "ha manifestato un'indole crudele, votata alla sopraffazione violenta del prossimo, dalla quale trae verosimilmente piacere".
Abbandoni e maltrattamenti prolungati nel tempo
Dai riscontri telefonici emerge che "le bambine erano spesso abbandonate dalla madre" che le lasciava da sole a Bordighera per passare almeno la notte con Iannuzzi, dove in qualche caso rimaneva anche per più giorni consecutivi, affidando la piccola Beatrice alla sorellina di 9 anni. Nei tre mesi di relazione, l'uomo avrebbe dato frequenti segni di insofferenza nei confronti delle bimbe, spesso manifestata con rimproveri, prese in giro e "turpiloqui" e con "la totale assenza di affetto ed empatia nei loro confronti".
Non era una novità che le piccole venissero lasciate sole mentre la coppia era via, come confermato dalle telecamere di videosorveglianza cittadine che hanno smentito gli spostamenti dichiarati dagli indagati.
Dall'analisi dei due smartphone consegnati dall'uomo emerge "la presenza sul volto di Beatrice per più di un mese di vistose ed estese ecchimosi" e, tra le altre, una che le impediva di tenere l'occhio aperto. Secondo gli inquirenti, questa lesione è "verosimilmente ascrivibile alle percosse inferte da Iannuzzi il 17 gennaio".