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Bimba morta a Bordighera, madre e compagno davanti al gip mercoledì: “Lui sconvolto dall’arresto, nega tutto”

Emanuel Iannuzzi è atteso per l’interrogatorio di garanzia dopo l’arresto nella giornata di mercoledì 3 giugno. L’uomo è accusato insieme all’ex compagna di maltrattamenti aggravati sulla bimba poi trovata morta dai soccorritori nella culla della sua abitazione di Bordighera. L’avvocato che lo difende, Cristian Urbini: “Respinge tutte le accuse, sconvolto dall’arresto”.
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Mercoledì 3 giugno sono attesi davanti agli inquirenti Emanuel Iannuzzi, 42 anni, e la sua ex compagna, mamma della bimba di 2 anni morta a Bordighera il 9 febbraio scorso. Lei, 43 anni, è in carcere a Torino da ormai diversi mesi proprio per la morte della figlioletta più piccola. Era stata accusata di omicidio preterintenzionale in concorso, poi il capo di imputazione è cambiato in maltrattamenti aggravati. La prova dei soprusi sulla bimba di 2 anni, trovata morta nel suo lettino, sarebbe in foto e video custoditi nel cellulare della madre e di Iannuzzi, arrestato nella giornata di ieri con la medesima accusa.

I due compariranno davanti agli inquirenti a Imperia: per Iannuzzi l'interrogatorio di garanzia è fissato alle 12, come conferma a Fanpage.it il legale che lo assiste, Cristian Urbini. "Siamo in attesa di fare una valutazione degli atti prima di dire qualsiasi cosa – ha sottolineato l'avvocato -. Il mio assistito respinge tutte le accuse fermamente, era in stato di shock nel momento in cui è stato tratto in arresto".

Il quadro accusatorio nei confronti di Iannuzzi è decisamente pesante e ad aiutare gli investigatori a collegare i puntini sarebbero state le altre figlie della 43enne in manette, le due bambine di 9 e 7 anni che per 30 minuti, secondo quanto ricostruito, hanno viaggiato in auto con il cadavere della sorellina da Perinaldo, dove Iannuzzi viveva, a Bordighera.

La bimba di 2 anni, infatti, era stata trovata morta nell'abitazione familiare la mattina del 9 febbraio e sul corpo aveva una serie di lividi ed ecchimosi non compatibili con una caduta dalle scale, come invece aveva dichiarato la madre che aveva allertato i soccorsi. Dalle indagini è poi emerso che la notte tra l'8 e il 9, la donna era stata insieme alle figlie nella casa di Perinaldo del compagno e che qui la bimba sarebbe stata picchiata fino al trauma cranico che ne ha poi causato il decesso. Per farla riprendere, i due l'avrebbero immersa in acqua e le avrebbero dato acqua e zucchero.

A nulla però sono valse le "manovre" e così la 43enne aveva fatto salire le figliolette in macchina e avvolto la più piccola in una coperta rossa, trasportandola fino a Bordighera dove aveva poi inscenato le difficoltà respiratorie della minore fino al ritrovamento del corpo.

Inizialmente le due sorelline della piccola vittima avevano dato una versione dei fatti completamente diversa da quella fornita in seguito agli incontri con le psicologhe dopo l'allontanamento della famiglia d'origine. E il telefono dei due indagati, secondo le prime informazioni sull'inchiesta, ha dato loro ragione: nei due smartphone sono infatti stati trovati video e foto che testimonierebbero i maltrattamenti sulla bambina. In particolare si fa riferimento a un video nel quale la piccola viene costretta a fumare una sigaretta mentre viene ripresa con il cellulare.

"Iannuzzi non intende dare al momento alcuna versione dei fatti – ha continuato l'avvocato Urbini -. Si è limitato a respingere le accuse a lui rivolte, ma non ha intenzione di fornire colpevoli alternativi". La 43enne sua ex compagna, invece, sarà sentita alla presenza dei suoi legali Laura Corbetta e Bruno Di Giovanni. La donna è in carcere già dal 9 febbraio, quando le era stata mossa l'accusa di omicidio preterintenzionale in concorso. Dall'istituto di Torino dove si trova, aveva sempre negato i maltrattamenti sulle figlie.

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