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Barbara Corvi, indagini riaperte a 17 anni dalla scomparsa: marito nuovamente indagato, si cerca dna sulle cartoline

Al centro delle nuove indagini le cartoline inviate a nome della donna nove giorni dopo la scomparsa del 27 ottobre 2029. Con nuove indagini tecnico scientifiche, la procura di Terni vuole cercare tracce di DNA su quei francobolli e ha convocato nuovamente il marito Roberto Lo Giudice che era stato anche arrestato e poi scagionato per insussistenza di gravi indizi e che si è sempre professato innocente.
A cura di Antonio Palma
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A 17 anni dalla sua scomparsa e a tre anni dall'archiviazione, sono state riaperte le indagini sulla scomparsa di Barbara Corvi, la 35enne di Montecampano di Amelia, in provincia di Terni, sparita improvvisamente nel nulla il 27 ottobre 2009 dalla casa familiare in cui viveva coi due figli e il marito. La procura di Terni infatti ha deciso di disporre nuovi accertamenti tecnico-scientifici per fare piena luce su una storia intricata e ancora piena di ombre affidandosi alla biologia forense per cercare i nuovi spunti investigativi. Nel mirino degli inquirenti è finito nuovamente il marito Roberto Lo Giudice che risulta  nuovamente indagato, insieme al fratello, per omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Secondo quanto riporta il Messaggero gli inquirenti stanno concentrando la loro attenzione sulle cartoline che erano state inviate alla famiglia a nome di Barbara Corvi nove giorni dopo la scomparsa della giovane donna. Cartoline inviate da Firenze e che fin dal primo momento erano apparse agli inquirenti come un tentativo di depistaggio delle indagini da parte di chi avrebbe ucciso e fatto sparire la donna.

"Sto bene, ho solo bisogno di stare un po' da sola. Baci, mamma" recitava uno dei messaggio delle cartoline che avevano come destinatario i figli. "Tono Presto, baci, mamma " si leggeva nella seconda cartolina scritta sempre in stampato maiuscolo. Le stesse cartoline erano state già oggetto di una perizia grafologica che aveva escluso  fossero state scritte da Barbara Corvi, dal marito o da altri soggetti vicini alla famiglia.

La procura ora vuole sottoporre quei reperti, sequestrati all'epoca è ancora in mano agli investigatori, a nuovi accertamenti scientifici grazie ai nuovi sviluppi della tecnologia. In particolare si sta cercando di estrapolare tracce di DNA da quelle cartoline, in particolare dai francobolli usati per affrancare i biglietti, con lo scopo di accertare se vi siano tracce genetiche di altre persone.  L'esame sulle cartoline sarà un accertamento tecnico irripetibile a cui potranno partecipare i consulenti delle parti interessate".

Per questo la procura ha convocato lo stesso Roberto Lo Giudice per gli accertamenti genetici del caso e l'uomo si è detto disponibile a collaborare ribadendo ancora una volta la sua completa estraneità alla scomparsa della moglie.

"Ora basta, non se ne può più. Io anche questa volta, come ho sempre fatto in passato, sono disponibile a sottopormi a qualsiasi accertamento perché non ho nulla da nascondere. Ho paura solo delle infamie non della verità e sono il primo a chiedere che venga finalmente fatta chiarezza sulla scomparsa di mia moglie" ha dichiarato infatti l'uomo che era stato arrestato nel 2021 ma la cui posizione era stata poi archiviata dal gip nell'estate del 2023. “Non ci sorprende la riapertura in sé, ma il fatto che sia avvenuta senza nuovi elementi concreti”, ha dichiarato il suo avvocato, aggiungendo il procedimento si basa su presupposti ritenuti “oggettivamente poco solidi”.

Soddisfazione invece è stata espressa dal legale che rappresenta la famiglia di origine di Barbara Corvi e che haì sempre rigettato l'ipotesi di un allontanamento volontario. "Gli straordinari progressi della biologia forense e nuovi spunti investigativi consentono, oggi, di aprire promettenti spiragli di verità sulla scomparsa di Barbara Corvi", ha detto l'avvocato Giulio Vasaturo, legale dei genitori e delle sorelle della donna, aggiungendo: "La famiglia segue il lavoro degli inquirenti con la massima fiducia e pieno sostegno".

Il caso Corvi era stato archiviato una prima volta nel 2014 senza indagati, poi era tornato sotto i riflettori nel 2018 grazie contributo di tre collaboratori di giustizia precedentemente appartenenti al clan Lo Giudice che avevano parlato di un omicidio per una relazione portava avanti al di fuori del matrimonio. Secondo quei racconti, poco prima della sparizione, la donna avrebbe confessato al marito di avere una relazione extraconiugale. "Penso che sia stata sciolta con l’acido” era una delle intercettazioni prese in esame dagli inquirenti dell'epoca secondo i quali Barbara sarebbe stata uccisa per la mentalità mafiosa. “Una fatto che nel codice d’onore dell’ndrangheta segna con l’onta del tradimento. Un’onta da lavare col sangue” aveva spiegato all'epoca i Procuratore Liguori. Le indagini sul marito però non portarono a nulla e l'uom venne infine scagionato per "Insussistenza di gravi indizi".

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