“La cannabis light non esiste. Non si possono vendere prodotti contenenti THC, saranno tutti sequestrati”. Non siamo nell’America di Nixon, che negli anni ’70 diede il via alla cosiddetta War on drugs, identificando nelle sostanze stupefacenti il nemico pubblico numero uno con strascichi che in occidente viviamo ancora oggi, ma nelle Marche e più precisamente a Macerata, dove il questore Antonio Pignataro, dopo aver chiarito la propria posizione sulla cannabis light, ha dato il via ad un’indagine coordinata dal procuratore Giovanni Giorgio sfociata in arresti e sequestri.

I controlli nei rivenditori di Ancona, Fabriano e nello jesino effettuati fino ad oggi sono 6 ed hanno portato all’arresto di un 51enne che lavorava in un negozio che vendeva derivati della canapa, rimesso in libertà nonostante la convalida dell’arresto e ad altri 4 indagati per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini dello spaccio, con il sequestro di centinaia di confezioni di cannabis light per un valore di circa 16mila euro. Dalle analisi dei prodotti venduti in uno dei negozi, sarebbe risultato che la cannabis avrebbe una percentuale di THC dello 0,6%.

“I criteri dello 0,2% e dello 0,6% riguardano la coltivazioni di canapa industriale e molti hanno ritenuto di poter commercializzare anche le infiorescenze derivate, vendendole come prodotto da collezione”, spiega l’avvocato Domenico Biasco che difende il 51enne arrestato nei giorni scorsi. “Se questo signore avesse voluto intraprendere un’attività criminale non l’avrebbe di certo fatto con un negozio, in cui si fanno gli scontrini e con le regolari fatture della canapa acquistata, la trovo una cosa molto singolare perché non c’è dolo. Sicuramente c’è qualcosa da rivedere nella normativa in modo che ci siano regole chiare per tutti”.

E da oltre un anno che in centinaia di negozi in Italia, ad oggi quelli che vendono prodotti derivati dalla canapa e strumenti per la coltivazione sono più di 450 come certificato dalla guida Magica Italia, vengono vendute infiorescenze di canapa industriale a basso livello di THC. Una situazione innescata dalla legge sulla canapa industriale, la 242 del 2016, nata per normare il settore, in cui viene precisato che: “La percentuale di THC nelle piante analizzate potrà oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare alcun problema per l’agricoltore”. Era previsto anche che il ministero della Salute emanasse delle norme per le soglie di THC presenti nei prodotti ad uso umano, ma il provvedimento ad oggi non è arrivato e quindi, anche per questo motivo, le infiorescenze di canapa industriale sono state messe in vendita come prodotto ad uso tecnico o da collezione. A maggio 2018 una circolare del Mipaaf aveva chiarito che: “Pur non essendo citate espressamente dalla legge n. 242 del 2016 né tra le finalità della coltura né tra i suoi possibili usi, rientrano nell’ambito delle coltivazioni destinate al florovivaismo, purché tali prodotti derivino da una delle varietà ammesse, iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, il cui contenuto complessivo di THC della coltivazione non superi i livelli stabiliti dalla normativa, e sempre che il prodotto non contenga sostanze dichiarate dannose per la salute dalle Istituzioni competenti”.

“E’ l’ennesimo sequestro che mi lascia stupefatto, ora l’indagine è in corso e vedremo che succede”, commenta l’avvocato Carlo Alberto Zaina, che da anni si occupa di diritto relativo alla cannabis e difende un altro dei commercianti indagati. “L’ipotizzare tutte le volte lo spaccio si stupefacenti è un fatto grave che crea un’immagine negativa e molto pesante di persone che lavorano onestamente”, continua l’avvocato puntualizzando che: “Il problema non sono le percentuali di THC, la cosa più importante è la verifica genetica e il fatto che le infiorescenze provengano da varietà certificate come prevede la legge, poi viene tutto il resto. Se io uso semi compresi nelle varietà certificate dall’Unione europea non c’è mai il penale, nemmeno se sforo le soglie di THC”.
Nel frattempo ci sono stati i primi dissequestri e le prime archiviazioni in altri procedimenti seguiti sempre da Zaina: “Alla faccia dei primi, i casi sono diversi. A Verbania, Varese, Roma abbiamo ottenuto delle archiviazioni e in alcuni casi anche il dissequestro della merce, ma c’è un esasperazione di fondo”.

Una situazione che potrà essere risolta solo dal ministero della Salute. Il ministro Giulia Grillo, dopo il parere ricevuto dal Consiglio superiore della sanità nei giorni scorsi, ha spiegato di essere in attesa di quello dell’Avvocatura di stato, anticipando che il fenomeno non sarà vietato, ma che sarà regolamentato.