Una circolare ministeriale rischia di stravolgere il settore della cannabis terapeutica faticosamente costruito in questi anni a partire dalle preparazioni farmaceutiche per arrivare alla dispensazione del prodotto ai pazienti.

Si tratta di una nota emanata il 23 settembre dal ministero della Salute e firmata dal direttore generale Achille Iachino, che ha gettato nel panico i pazienti e gli operatori di settore, ignorando una prassi consolidata che va avanti da anni, e mettendo ulteriore confusione in un settore già mortificato dalle norme burocratiche e dalle pressioni politiche che spesso hanno la meglio sul diritto di cura sancito dalla Costituzione.

Gli oli considerati come stupefacenti

Il primo problema è che nel descrivere il quadro normativo viene scritto che: “Le resine e gli oli (oleoresine) sono inclusi nella tabella II, allegata al DPR 309/90 e non nella tabella dei medicinali”. Tradotto significa che secondo questa circolare gli oli e le resine di cannabis non sarebbero da considerarsi medicinali, ma stupefacenti. Sottolineando il fatto che ad oggi, le preparazioni oleose a base di cannabis sono quelle utilizzate dalla maggioranza dei pazienti, dall’età pediatrica fino agli anziani, con questa affermazione il Ministero smentisce se stesso. Sul sito del ministero della Salute, infatti, è consultabile una precedente rettifica, fatta in data 28 luglio, in riferimento al decreto del 18 giugno 2020 che ha modificato le tabelle 3, 4, 5 e 7 della XII Farmacopea Ufficiale della Repubblica Italiana: “A tale proposito, si segnala che, nella sezione B della tabella dei medicinali, la vigente voce “Medicinali di origine vegetale a base di cannabis (**) (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture)” è stata riportata in maniera incompleta, per un mero errore materiale”.

Non solo, perché sono almeno 5 anni che questo tipo di preparazioni vengono dispensate dalle farmacie e rimborsate dalle Regioni che lo prevedono con l’Istituto Superiore di Sanità che conserva le copie delle ricette. Delle due l’una: o c’è un errore nella circolare, o sono 5 anni che in Italia vige un sistema illegale in cui sono complici le istituzioni centrali e regionali, ma anche i NAS e le ASL.

Preparazioni a base di cannabis e spedizioni per i pazienti

Il secondo punto critico riguarda le spedizioni a domicilio del prodotto finale ai pazienti da parte delle farmacie. Non è un mistero che in Italia sono ancora poche le farmacie che effettuano questo tipo di preparazioni, con pazienti che, da quella più vicina, distano anche centinaia di chilometri. Per cui la prassi è quella di effettuare spedizioni con i corrieri. Ebbene, nella circolare viene messo nero su bianco che l’art. 45 e 41 non contemplano la dispensazione al paziente tramite corriere e quindi, non essendo prevista, è esclusa, aggiungendo che il prodotto dovrebbe essere consegnato direttamente al paziente o a un suo delegato. Ma a guardare le norme si scopre che l’art. 41 non tratta della dispensazione, che viene effettuata dalla farmacia, ma della “modalità di consegna”. L’art. 45 invece (“Dispensazione dei medicinali”) non cita in nessun punto la dispensazione diretta o per delega. Inoltre la normativa non parla di “paziente” ma genericamente di acquirente, che può essere chiunque.

All’inizio i diversi operatori di settore pensavano ad un errore, ma dal ministero non sono arrivate rettifiche e quindi ci si inizia ad organizzare. La prima reazione è stata una lettera aperta scritta dall’Associazione Luca Coscioni, da Forum Droghe e da Società della Ragione indirizzata al ministro Roberto Speranza, in cui si chiede di non fare passi indietro. “Un passo indietro che mette a rischio la stessa continuità terapeutica” hanno dichiarato Marco Perduca, dell’Associazione Luca Coscioni e Leonardo Fiorentini di Forum Droghe – primi firmatari della lettera, sottolineando che: “Questa minaccia di ritorno al passato arriva a poche settimane del voto sulla raccomandazione dell’OMS per la ricollocazione della cannabis nelle tabelle sulle convenzioni internazionali. L’Italia, tra i primi produttori di cannabis terapeutica al mondo, non può cancellare quanto fatto dal 2007, ne va del rispetto del diritto alla salute delle persone e della sua reputazione internazionale”.

Un ricorso legale al TAR del Lazio

Intanto il dottor Marco Ternelli, farmacista esperto in questo tipo di preparazioni, sta organizzando un ricorso per vie legali insieme ad altri colleghi farmacisti, pazienti e società scientifiche. “Lo studio associato di avvocati sta già preparando il ricorso al TAR del Lazio: più siamo e meno gravoso è il costo oltre che ad avere peso maggiore”, spiega puntualizzando ai pazienti che: “Se ce la faremo, sarà tutto per voi. Per permettervi di avere la terapia e curarvi. Con il farmaco prescrittovi dal medico e preparato "secondum artem" dal farmacista galenista”.

Il problema, infatti, è che diverse farmacie, non sapendo come interpretare la norma, hanno smesso di fare preparazioni oleose e di spedire il farmaco ai pazienti, con tutti i problemi che ne derivano. Santa Sarta, paziente e vicepresidente dell’associazione Comitato Pazienti Cannabis Medica, ha raccontato che lei, che vive in Sicilia, per andare in farmacia dovrebbe percorrere ogni volta 225 chilometri all’andata e al ritorno, per un totale di 6 ore di macchina. Non solo, perché la stessa associazione, in un incontro online avuto con il viceministro Sileri a fine luglio, aveva avuto rassicurazioni sul fatto che il Ministero si sarebbe messo al lavoro per risolvere le annose problematiche che i pazienti si trovano a fronteggiare, per poi invece, nella prassi, accorgersi che la situazione non solo non migliorerà, ma rischia di peggiorare drasticamente.