Accusato di aver stuprato e ‘crocifisso’ una donna: Viti condannato a 20 anni

Ore 18.20 – Riccardo Viti condannato a venti anni. Venti anni di carcere per Riccardo Viti accusato di aver violentato e seviziato la giovane Andreea Cristina Zamfir. È questa la pena decisa, con il rito abbreviato, dal gup di Firenze. L’accusa aveva chiesto l’ergastolo. L’imputato ha ascoltato la sentenza in aula, senza dire una parola, a due passi dal giudice. “Sono addolorato, non avrei mai pensato a una cosa così terribile, non ho mai avuto il pensiero né la volontà né l'idea di uscire di casa per uccidere una persona, chiedo umilmente perdono alla famiglia di questa persona, non mi sono mai sognato che potesse morire o che fosse in pericolo di vita”, aveva detto prima della sentenza in aula.
Avrebbe violentato e seviziato fino alla morte una 26enne romena. Per questo l’accusa ha chiesto il carcere a vita nei confronti di Riccardo Viti, idraulico fiorentino, presunto killer e torturatore di Andreea Cristina Zamfir trovata sotto il cavalcavia dell’autostrada A1 a Firenze il 5 maggio del 2014. La giovane prostituta romena era stata rinvenuta priva di vita e legata con del nastro adesivo a una sbarra di ferro dove la donna era come crocifissa. "E’ un sadico sessuale", ma anche "un lucido calcolatore": così il pm Eligio Paolini ha definito Riccardo Viti nel corso della sua requisitoria. "Viti sapeva che quello che faceva era pericoloso e che gli strumenti usati potevano provocare alle vittime lesioni gravissime", ha continuato il pubblico ministero.
Oltre alle violenze nei confronti della 26enne morta, Viti avrebbe agito allo stesso modo nei confronti di altre 5 prostitute, alcune di loro anche costrette a ricorrere alle cure in ospedale. Tutte lo avrebbero riconosciuto e denunciato dopo che le immagini del suo arresto erano state diffuse in tv e sui giornali. Il primo episodio risalirebbe al 17 luglio 2011. In tre casi i carabinieri hanno rilevato la presenza nel luogo delle aggressioni del dna dell’accusato.
“Non sono ciò che vogliono descrivermi, cioè un serial killer, ma una persona che quella maledetta notte ha perso il controllo della situazione e che non avrebbe mai pensato e voluto che la ragazza morisse” si era difeso Riccardo Viti, quando fu arrestato l’anno scorso, tramite una lettera inviata dal carcere alla madre della vittima. “Vorrei farle sapere – scriveva – quanto sono costernato per la perdita che le ho causato”.