video suggerito
video suggerito

Denuncia compagno per violenze, lui le cava gli occhi a Brindisi: condannato a 9 anni. Ma esclusa la crudeltà

Il tribunale di Brindisi ha condannato in primo grado a 9 anni e 6 mesi l’uomo accusato di aver cavato gli occhi alla convivente il 15 marzo 2022, dopo anni e anni di violenze e abusi. Escluse le aggravanti della crudeltà e della recidiva. Il pm aveva chiesto 13 anni.
A cura di Biagio Chiariello
0 CONDIVISIONI
immagine di repertorio
immagine di repertorio

Per quindici anni avrebbe vissuto tra minacce, violenze fisiche e psicologiche, abusi e isolamento, fino all’aggressione più brutale: il 15 marzo 2022, nella casa in cui vivevano con i figli nel Brindisino, il compagno le cavò gli occhi premendo i pollici sulle orbite, provocandole la perdita della vista.

A quattro anni da quei fatti è arrivata la sentenza di primo grado. Il tribunale collegiale di Brindisi, presieduto da Stefania De Angelis con i giudici a latere Anna Guidone e Adriano Zullo, ha condannato l’uomo a 9 anni e 6 mesi di reclusione per maltrattamenti contro familiari, violenza privata, sequestro di persona,  lesioni personali gravissime, rapina e violenza sessuale.

Il pubblico ministero Giovanni Marino aveva chiesto una pena di 13 anni. Il collegio giudicante ha però escluso le aggravanti della crudeltà, della sevizia e della recidiva. Disposte anche l’interdizione dai pubblici uffici e la sospensione della responsabilità genitoriale. Alla donna, costituita parte civile con l’assistenza dell’avvocata Chiara Dadamo, è stata riconosciuta una provvisionale immediata, mentre li risarcimento definitivo sarà stabilito in separata sede.

Secondo quanto ricostruito nel processo, la donna viveva da anni in un condizione di totale controllo. Le contestazioni della procura parlano di una lunga convivenza segnata da gelosia ossessiva e possesso: non poteva avere contatti con la famiglia d’origine, sarebbe stata costretta a lavorare in casa anche dopo interventi chirurgici e avrebbe subito violenze sessuali e minacce, anche con armi, ogni volta che provava a parlare di separazione.

Quel 15 marzo 2022 aveva deciso di denunciare tutto ai carabinieri della stazione di Carovigno. Tornata a casa, secondo l’accusa, l’uomo le avrebbe preso il cellulare, episodio contestato come rapina, poi l’avrebbe costretta a seguirlo in camera da letto, chiudendola dentro: da qui anche l’accusa di sequestro di persona.

Fu lì che avvenne l’aggressione più grave. L’uomo le avrebbe cavato gli occhi con la pressione dei pollici sui bulbi oculari. In casa c’erano anche i figli minori: uno di loro chiamò i carabinieri, mentre una delle figlie, allora 13enne, sentendo le urla della madre cercò di entrare nella stanza chiedendo al padre di fermarsi.

La donna fu sottoposta a un delicato intervento chirurgico. L’occhio sinistro venne asportato, mentre il destro riportò danni permanenti, con una visione ridotta a ombre e percezioni monocromatiche.

L’uomo venne arrestato in flagranza poche ore dopo. Oggi è tornato in libertà, ma la sentenza di primo grado ha fissato un primo punto giudiziario su una vicenda che, secondo l’accusa, si trascinava da oltre quindici anni. I difensori dell’imputato, gli avvocati Giuliano Calabrese e Giovanni Francioso, hanno già annunciato appello dopo il deposito delle motivazioni, previsto entr0 90 giorni.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views