<<enter caption here>> on December 14, 2010 in Rome, Italy.

La lunga giornata di ieri, conclusasi con la bocciatura della mozione di sfiducia al Governo Berlusconi IV, ha lasciato in eredità una situazione complessa e dagli sviluppi ancora incerti. Se infatti al Senato della Repubblica il Governo ha ottenuto la fiducia con 162 voti (con un quorum di 161, ma anche con l'opposizione ferma a 145 compresi i finiani che si sono astenuti), alla Camera dei Deputati, come è noto, la mozione di sfiducia è stata respinta con 314 voti contro 311, tra l'altro in un clima di tensione altissimo. Vale la pena dunque, provare ad analizzare nel dettaglio come il Governo sia riuscito a ribaltare una situazione che solo qualche settimana fa sembrava irrecuperabile, con il documento del "Terzo Polo" sottoscritto da 85 deputati che sembrava poter mettere la parola fine al Berlusconi IV.

Innanzitutto va detto che di norma il quorum a Montecitorio è fissato a 316, quota abbassata dalle due astensioni dei deputati della Svp e dal non voto del Presidente della Camera Gianfranco Fini (per prassi istituzionale). Decisivi per il superamento del quorum sono risultati i voti ottenuti da alcuni parlamentari che hanno cambiato idea nelle ultime ore e che per tale ragioni sono diventate bersaglio della feroce critica degli ex compagni di gruppo o partito.

Domenico Scilipoti:

E' certamente lui il personaggio simbolo dell'intera vicenda, tanto che alcuni esponenti dell'opposizione sono arrivati a coniare la definizione "Governo Scilipoti", per indicare la precaria situazione nella quale si viene ora a trovare la compagine di Silvio Berlusconi. Il medico siciliano, del resto, ha negli ultimi giorni fatto di tutto per attirare l'attenzione dei riflettori, a partire dalle sue surreali dichiarazioni ("non resto in un partito che non rispetta l'agopuntura come scienza"), fino alla paradossale manifestazione di sostegno con un gruppo di immigrati poco convinti ad inneggiare alla sua lotta "contro le banche". Dietro la sua scelta il "lungo travaglio interiore" e il "senso di responsabilità che spiegherò ai miei figli" mentre alcune inchieste e qualche voce sibillina dall'opposizione hanno riportato alla luce i suoi problemi giudiziari tra pignoramenti e denunce per calunnia.

Domenico_Scilipoti

Massimo Calearo:

L'imprenditore veneto è stato fin dall'inizio della sua "breve avventura" nel centrosinistra, uno dei parlamentari più criticati e discussi. La sua stessa candidatura, voluta fortemente da Veltroni, aveva provocato violente polemiche ed era stata osteggiata da autorevoli esponenti del Pd. Dopo pochi mesi il suo passaggio prima nel gruppo dell'Api di Rutelli, poi al Grupo Misto ed infine nel Movimento di Responsabilità Nazionale, fondato proprio con Scilipoti e Cesario. Incredibile la sua ultima dichiarazione prima del voto: "Sono qui per divertirmi, molti colleghi del PD mi hanno chiesto di votare la fiducia".

massimo calearo

Bruno Cesario:

E' il terzo dei "responsabili", la cui scelta ha garantito la sopravvivenza del Governo. Campano, alla sua seconda legislatura ha militato prima nella DC, poi nella Margherita ed infine nel PD (eletto nelle liste de l'Ulivo, è stato anche in segreteria regionale del Partito Democratico). In seguito il suo passaggio all'API e successivamente al Gruppo Misto, sempre in compagnia del sodale Calearo: i suoi colleghi hanno spesso espresso dubbi sulla sua "coerenza ed affidabilità politica", paragonandolo spesso ad un altro personaggio come Riccardo Villari, il parlamentare che da solo tenne in scacco per mesi l'intera commissione di Vigilanza Rai.

Bruno Cesario

Antonio Razzi:

Eletto all'Estero nella lista dell'Italia dei Valori, l'ex operaio svizzero è finito nell'occhio del ciclone dopo aver annunciato il suo foto contrario alla sfiducia. In effetti, solo qualche mese prima, in una clamorosa intervista, aveva denunciato pubblicamente una presunta compravendita di deputati da parte di esponenti della maggioranaza che addirittura gli avrebbero offerto soldi per pagare un mutuo e un incarico nel Governo.

Antonio_Razzi

Catia Polidori:

Laureata in scienze economiche e bancarie a Siena, Catia Polidori (Città di Castello, 3 luglio 1967) era nota fino a qualche ora fa come una delle fedelissime di Gianfranco Fini. ha scelto di votare contro la mozione di sfiducia presentata dal suo stesso gruppo, consentendo, assieme alla sua sodale Maria Grazia Siliquini, al Governo Berlusconi iV di superare il voto alla Camera. Al momento del suo voto è praticamente scoppiata una rissa tra i parlamentari delle opposte fazioni, con gli ex sodali di Fli che hanno inveito pesantemente contro di lei.
Addirittura Luca Barbareschi ha ipotizzato che dietro la sua decisione di votare la fiducia vi siano le pressioni fatte dalla Maggioranza: "La Polidori è stata minacciata per le sue aziende. Le hanno detto che le chiudevano le sue aziende. Sappiamo per certo che la Polidori, la cui azienda di famiglia è il Cepu, ha ottenuto rassicurazioni che la favoriscono".

Catia_Polidori

Maria Grazia Siliquini:

Alla quinta legislatura, l'ex CCD, AN, Pdl, poi Fli ed ora Gruppo Misto, ha scelto nelle ultime ore di votare contro la fiducia, attirandosi le ire e lo sdegno dello stesso Presidente della Camera: "Non capisco cosa sia cambiato negli ultimi mesi, quindi non posso, proprio non posso votare la sfiducia al Governo".  Nelle ultime ore prima del voto del resto, il suo sostegno alla causa finiana sembrava già compromesso e sono in molti a ritenere che ora per lei si possano riaprire le porte del Governo (già in passato aveva ricoperto la carica di sottosegretario).

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