Maldive: il nodo dei permessi dei sub, i limiti sulle profondità e le immersioni non autorizzate dall’Ateneo

Dopo il dolore e lo sconcerto per la tragedia delle Maldive costata la vita ai cinque sub italiani rimasti bloccati in una cavità marina durante una immersione, è il momento delle domande e degli interrogativi su una vicenda dolorosa che resta ancora tutta da ricostruire. Le autorità delle Maldive hanno dichiarato infatti di aver avviato le indagini per chiarire i fatti a partire dagli accertamenti sulla validità di alcuni dei permessi dei sub italiani per effettuare l'immersione in cui sono deceduti e sulla profondità raggiunta.
Il caso dell'elenco dei sub autorizzati
In particolare le autorità locali ritengono che non tutti i sub del gruppo di italiani fossero nell’elenco presentato prima dell’immersione e che la stessa spedizione non aveva i permessi per avventurarsi a quelle profondità e nelle grotte. “Forse non c’erano tutti i permessi validi ed è per questo che in questo momento, le autorità hanno chiesto alle imbarcazioni di fermare tutte queste operazioni per poter portare avanti l’inchiesta” ha detto il portavoce del Governo maldiviano, Mohammed Hussain Sharif, parlando a RaiNews 24.
“La proposta di ricerca ha specificato che c'erano dei sub che sarebbero andati nell'Atollo Vaavu, ma in questa lista non ci sono i nomi di tutti i sub, in particolare dell'istruttore e della figlia della professoressa” ha aggiunto il portavoce riferendosi a Monica Montefalcone dell’Università di Genova.
L’immersione faceva parte proprio di uno studio scientifico promosso dalla docente, grande esperta del settore e con all’attivo altre spedizioni analoghe. "La professoressa ha fatto diverse ricerche e molteplici progetti, è molto conosciuta e il governo era a conoscenza di quello che era il suo operato" ha confermato il portavoce maldiviano, rivelando: “Ha fatto queste ricerche ogni anno negli ultimi 4 anni e questa ricerca in particolare è stata eseguita dopo una proposta che è stata approvata, ma in questa lista non ci sono i nomi di tutti i sub”.
Il nodo delle profondità raggiunte dai sub
Non solo, secondo il portavoce governativo, non era specificato che si sarebbero calati nelle grotte e a quelle profondità. “Se noi avessimo saputo che si trattava di un'immersione nelle grotte avremmo sicuramente dato degli avvertimenti diversi. Noi sapevamo che sarebbe stata portata avanti questa ricerca sui coralli e c'era anche un limite di tempo perché' rientrava tutto ma non sapevamo che sarebbe stata un'immersione nelle grotte" ha spiegato Hussain Sharif.
Il ministero del Turismo maldiviano dal suo canto ha specificato inoltre che resta da capire perché il gruppo dei 5 italiani sia sceso oltre il limite consentito di 30 metri per le immersioni alle Maldive e ricordato che il mantenimento della sicurezza nel settore è responsabilità di tutti gli operatori. In realtà il divieto riguarda immersioni ricreative e la spedizione era stata organizzata a scopo scientifico. Le immersioni in deroga ad ogni modo hanno bisogno di una approvazione preventiva.
Il tour operar che ha portato i sub sul posto dal suo canto ha spiegato che il gruppo aveva presentato l'autorizzazione a scopo di ricerca scientifica autonomamente ma non menzionava dettagli su profondità e luoghi esatti. "Ci hanno inoltrato un'autorizzazione, chiesta al ministero del turismo maldiviano da una persona che è leader di una associazione di conservazione naturalistica locale. Veniva quindi data autorizzazione a svolgere una ricerca scientifica ad alcune persone durante queste due ultime settimane. In questa autorizzazione però non si fa menzione di profondità o riferimenti all'esplorazione. È un'autorizzazione che è stata data a scopo di ricerca scientifica, di prelevamento di campioni e di conservazione ed esportazione eventuale di questi campioni di organici” ha detto a LaPresse Orietta Stella, legale di Albatros Top Boat.
"La richiesta di questa autorizzazione non è stata inoltrata da Albatros Top Boat ma da una biologa naturalista e in questa richiesta vengono citate alcune persone che erano a bordo e viene indicato come capo spedizione la professoressa Montefalcone. A bordo c'erano persone in parte diverse rispetto a quelle indicate in questa lista, ma sono comunque tutti facenti parte del progetto genovese” ha aggiunto la legale, rivelando che “Per quanto bravi, non erano neanche strutturati per effettuare un percorso di tipo speleologico in grotta”.
L'università di Genova nega di aver autorizzato le immersioni
Un altro elemento contestato è proprio l’autorizzazione dell’Università genovese. Secondo UniGe, infatti, la docente era autorizzata alla missione di ricerca scientifica alle Maldive ma del gruppo “non facevano parte Giorgia Sommacal, studentessa dell'Università di Genova, e Federico Gualtieri, neolaureato magistrale UniGe in Biologia ed Ecologia marina”. Inoltre per l’Ateneo la missione non prevedeva immersioni in grotta che sarebbero state svolte a titolo personale
"La professoressa Monica Montefalcone, associata di Ecologia presso il Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e della Vita – DISTAV, e la dottoressa Muriel Oddenino, assegnista di ricerca presso lo stesso Dipartimento, si trovavano alle Maldive nell'ambito di una missione di ricerca scientifica, finalizzata ad attività di monitoraggio dell'ambiente marino, con particolare riferimento agli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità tropicale. Non facevano parte della missione scientifica Giorgia Sommacal, studentessa dell'Università di Genova, e Federico Gualtieri, neolaureato magistrale UniGe in Biologia ed Ecologia marina. L'attività di immersione subacquea, nel corso della quale si è verificato l'incidente, non rientrava nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale". Ha spiegato infatti in una nota l'Università di Genova, aggiungendo: "Per quanto riguarda le autorizzazioni alle immersioni, espressamente vietate dall'Ateneo, si precisa che le richieste presentate alle autorità maldiviane sono state evidentemente formulate al di fuori del perimetro della missione autorizzata dall'Ateneo".
Carlo Sommacal: "Escludo che mia figlia non fosse autorizzata"
Ricostruzione che il marito della biologa Montefalcone e padre della studentessa morta nega fermamente. “Escludo che mia figlia non fosse autorizzata. Monica non l’avrebbe mai portata sott’acqua fuori dalle regole. Mai. Giorgia era una laureanda in Ingegneria biomedica e chi dice che magari non facesse ricerca per i suoi studi? Mi moglie adottava il metodo del learning by doing, imparare facendo” ha spiegato al Corriere della Sera Carlo Sommacal, sottolineando la meticolosità della moglie: “Sono amareggiato perché mia moglie ha dato prestigio all’ateneo con le sue ricerche in tutto il mondo. Era pure una madre e non avrebbe mai messo a rischio sua figlia”.