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Georgina Rodriguez criticata per le foto in bikini: “Mi dicono che sono grassa, ma chi decide qual è il corpo giusto?”

Grassa: è il commento ricevuto da Georgina Rodriguez sotto alle sue foto in costume. Ha quindi voluto esprimere un pensiero sul tema del body shaming.
Georgina Rodriguez
Georgina Rodriguez

In questi giorni si fa un gran parlare del matrimonio di Georgina Rodriguez e Cristiano Ronaldo: tra indiscrezioni, foto fake generate con l'IA e smentite, una data certa del fatidico evento non c'è e i diretti interessati non hanno dichiarato nulla in merito. Dal canto suo, l'influencer continua a condividere le cartoline delle sue vacanze in barca e invece di parlare delle nozze, ha rotto il silenzio per affrontare una questione che le sta molto a cuore. Le sue foto in costume hanno creato un certo scalpore, tanti si sono precipitati a commentare e criticare. Nulla di nuovo, la 32enne è abituata a queste reazioni: ma abituarsi, non significa che sia giusto.

Ha quindi condiviso una riflessione, da donna e da madre: perché un giorno potrebbe toccare alle sue figlie sentirsi dire da perfetti estranei che sono grasse, potrebbe toccare a loro subire giudizi indesiderati, commenti sgradevoli, leggere parole offensive sul loro conto del tutto gratuite. Potrebbe toccare a loro così come a persone fragili, incapaci di reggere il peso di certe osservazioni non richieste; oppure persone sole, che senza un aiuto finiscono col credere che il loro valore dipenda dal numero sulla bilancia.

Georgina Rodriguez
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"Il mio corpo cambierà, come cambia quello di tutte le donne. E spero che continui a farlo ancora per molti anni, perché questo significherà che sono ancora viva. Sono madre di sei figli. E se c'è una cosa che desidero insegnare loro è che il valore di una persona non può mai dipendere dall'aspetto fisico né dall'opinione di perfetti sconosciuti" ha scritto Georgina Rodriguez. La riflessione è nata proprio leggendo i commenti ricevuti in questi giorni: "La cosa curiosa è che succede ogni estate. Ogni anno il mio corpo torna a essere una notizia tra chi lo giudica e chi mi difende. Ne parlavo con Cris e gli ho detto: Mi preoccupa che adesso mi stiano dando della grassa, perché vivo della mia immagine". E lui mi ha risposto: Tu non vivi della tua immagine ma vivi di ciò che sei".

Il rischio del body shaming è proprio questo: perdersi nell'equazione persona=immagine. E nel momento in cui l'immagine viene denigrata, la persona si sente sminuita anche nella sua parte più profonda. Lo dice la parola stessa: il body shaming consiste nel far vergognare e nel far sentire una persona inferiore a causa del suo aspetto fisico. Come ha spiegato a Fanpage.it il dottor Leonardo Mendolicchio sul tema del body shaming: "Il corpo viene utilizzato per ferire le persone, perché il corpo è la base su cui poggia l'immagine. L'immagine è una delle caratteristiche che noi poniamo all'esterno. L'immagine ha a che fare con la nostra identità. L'effetto di ritorno rispetto a questa non condivisione della propria identità è qualcosa di di traumatico, di difficile da accettare da parte di chi subisce tutto questo, in particolar modo oggi che c'è un'enfasi particolare sull'identità che si fonda sull'immagine".

Insulti, critiche, umiliazioni: il corpo diventa lo strumento per annientare l'anima. Non tutti sono capaci di reagire, di svincolarsi dal peso di quel giudizio e affermare il proprio valore, al di là della taglia, del numero sulla bilancia. L'ansia, la tristezza, la depressione prendono il sopravvento. Se oggi si parla tanto di body shaming, invece di subire in silenzio, è proprio per spezzare il circolo vizioso: per sensibilizzare su quanto le parole possano ferire, per non far sentire solo chi ne è vittima, per dare loro strumenti con cui riappropriarsi dell'autostima, dell'amor proprio.

Georgina Rodriguez
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La società dell'immagine, dell'estetica, della perfezione, della caccia al like ci ha insegnato che per essere felici bisogna aderire a uno standard, bisogna soddisfare certi canoni. "Dov'è lo standard? Chi decide qual è il corpo giusto? Davvero continuiamo a pensare che la felicità abbia una taglia?" si è chiesta infatti Georgina Rodriguez. Nel suo lungo sfogo ha sottolineato una volta per tutte: "Amo le mie curve. Amo la libertà di vivere nel corpo che scelgo. Un corpo che merita rispetto, amore e gratitudine in ogni sua versione. Per me il vero successo non è mai stato conformarsi a uno standard che nessuno sa chi abbia inventato". Ma anche se non sappiamo da dove arrivi (passerelle, tv, copertine, social, pubblicità) quello standard è estremamente condizionante, ha creato una distorsione della realtà che non contempla imperfezioni, non contempla diversità.

Ecco perché anche un corpo allenato e in salute come quello di Georgina Rodriguez ci appare "sbagliato": perché è pur sempre lontano dallo standard di perfezione a cui bisognerebbe allinearsi per essere considerati "giusti". Vale per lei così come per tante altre donne del mondo dello spettacolo, che si sono ribellate a tutto questo ribadendo l'importanza di migliorarsi, amarsi, ma senza farne una malattia, per assecondare gli altri.

Si è espressa sul tema Milly Bobby Brown, vittima di body shaming: la sua colpa è dimostrare più anni di quelli che ha. Come lei Giulia Stabile, che ha spiegato quanto sia difficile convivere col proprio corpo quando viene costantemente criticato. Emma Marrone ha detto espressamente che i corpi degli altri non andrebbero commentati e giudicati e lei lo sa bene. Stesso discorso per Francesca Michielin, che ha duramente lavorato su se stessa per non farsi scalfire dai continui insulti. La lista potrebbe essere infinita e non riguarda solo chi viene "accusato" di essere grasso, come gli esempi sopra riportati. Matilde Lucidi, la figlia di Bianca Balti, ha denunciato di recente uno spiacevole episodio: una signora che per strada l'ha insultata dicendole che è troppo magra e sembra malata.

La verità è che la gente avrà sempre da ridire, fino a quando non verrà educata alla sensibilità, al rispetto, all'accettazione. Saremo sempre "troppo" o "troppo" poco per qualcuno, che sentirà il bisogno di spiattellarcelo in faccia, meglio ancora se protetto dall'anonimato dello schermo di uno smartphone. Ci si sente forti sminuendo gli altri, si sfogano le proprie mancanze e le proprie frustrazioni, ecco perché è così in voga oggi. Ma se da un lato serve lavorare di empatia, dall'altro serve lavorare di amor proprio: capire che non è la taglia a definirci né il giudizio altrui.

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