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Le 3 strategie per superare il disagio della prova costume: la psicologa “Pensate a cosa il corpo ci permette di fare”

Un tempo era la prova costume, oggi gli americani l’hanno ribattezzata beach timidation. Come si affronta )e si previene) lo spiega l a psicoterapeuta Giuseppina Di Carlo.
Intervista a Dott.ssa Giuseppina Di Carlo
Psicoterapeuta cognitivo - comportamentale e practitioner EMDR, esperta di disturbi alimentari e della loro prevenzione
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Di questo periodo i giornali, soprattutto le riviste femminili, macinavano articoli su articoli a proposito della prova costume. Trucchi per dimagrire, tonificare, rassodare, diete che promettevano di far perdere rapidamente 3-5-6 chili in meno di sette giorni. E tutto solo per arrivare preparate alla prova costume. Proprio come se fosse un esame. I nostri giudici? I vicini di ombrellone. Negli ultimi anni il ragionamento sui corpi è andato avanti, dalla body positivity alla body neutrality, si è cercato un cambio culturale e di passo, ma mentre le attiviste aumentavano, aumentavano anche i profili Instagram di ragazze con corpi snelli e tonici e aumentavano pure i filtri di Instagram per alterare la realtà di corpi (e volti) che ancora una volta non ci soddisfano. Un recente sondaggio americano ha rilevato che il 46% degli intervistati (donne ma pure uomini) non si sente a proprio agio nel mettersi in costume. Uno stato che gli americani, che trovano sempre una parola scema per tutto, definiscono come beachtimidation, che viene dalla crasi tra beach (spiaggia) e intimidation (intimidazione), il mare che ci mette in soggezione.

Body positivity: a cosa è servita?

La realtà è quindi che nonostante il tentativo di disinnescare la portata di tutto quel che riguarda il giudizio dei corpi, una persona su due è in difficoltà a mostrarsi in pubblico in costume. "Di fatto i primi passi in avanti verso la sensibilizzazione su questo tema che intorno alla metà degli anni dieci prendevano il nome di body positivity prima e di body neutrality poi, oggi sembrano essere stati cancellati. – ha spiegato a Fanpage.it la dottoressa Giuseppina Di Carlo, psicoterapeuta esperta in disturbi alimentari e della loro prevenzioneViviamo in un’epoca in cui siamo costantemente iperconnessi ed esposti a ideali di corpi magri, tonici, sexy e perennemente giovani, ma ci muoviamo anche in un mondo in cui i nostri corpi, nella loro normalità, non possono competere con suddetti ideali, per definizione astratti e irraggiungibili". 

Che cosa è il fat-talk

Paradossalmente anche il tanto parlare di corpi e forme e accettazione può avere un'influenza negativa. "In particolare è il fat-talk a essere più problematico. Le parole pesano più di quanto crediamo. Il modo in cui parliamo di corpi e della loro minore o maggiore conformità agli standard può influenzare negativamente la visione di noi stessi fino a deformarla, a sviluppare un rapporto poco sano con il cibo e aumenta il rischio, in soggetti predisposti, di sviluppare un disturbo alimentare o dell’immagine corporea". Rivolgersi a noi stessi o agli altri parlando del nostro fisico, di diete, peso alla lunga può influenzarci negativamente. "Più che di corpo parliamo di immagine corporea ovvero della rappresentazione mentale di come siamo fatti e appariamo agli altri. Siamo in relazione con questa rappresentazione fin da piccoli e da ciò costruiamo l’immagine di noi stessi. Soprattutto in adolescenza quello con il corpo è un rapporto molto delicato e influenzabile da diversi fattori sia interni per esempio l’autostima, la tendenza al controllo oppure l’umore sia esterni, come la pressione sociale dei pari e l’attenzione altrui sul nostro aspetto".

Come superare la beachtimidation (o le conseguenze della prova costume)

Comprensibile che quando ci presentiamo in spiaggia senza i nostri vestiti a farci da corazza, la vulnerabilità che ne deriva possa essere difficile da sopportare. "Alcuni di noi arrivano ad aumentare preventivamente il controllo del cibo e del peso. Si sottopongono a rigide sessioni di sport e restrizione calorica, altri rinunciano invece a spogliarsi. Ma vivere le vacanze in serenità è possibile, preparandosi psicologicamente" rassicura Di Carlo. Ci sono tre piccole strategie che possiamo mettere in atto nel nostro quotidiano. "Intanto aumentiamo la consapevolezza sul modo in cui parliamo del nostro o altrui corpo, limitando qualsiasi commento e facendo particolare attenzione ai messaggi che promuovono magrezza e buona forma fisica come requisiti necessari per superare questo presunto esame della “prova costume”". Quando pensiamo al nostro fisico, proviamo a spostare il focus dei nostri pensieri da ciò che troviamo di negativo nel nostro aspetto "Concentriamoci su ciò che il nostro corpo ci permette di fare ogni giorno". Infine, una volta indossato il nostro costume, se avvertiamo qualche sensazione o emozione negativa, proviamo semplicemente a prenderne atto "Proviamo a considerare quel vissuto come un effetto comprensibile della vulnerabilità che stiamo sperimentando. Accogliere ciò che si prova e cercare di dargli un significato valido, ci permette di prenderci cura delle nostre emozioni, senza considerarle una minaccia al nostro benessere". 

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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