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Simone Vagnozzi: “A Jannik Sinner devo dire le cose scomode, sono il rompiballe del team”

Il coach Simone Vagnozzi racconta il rapporto con Sinner e Darren Cahill: “Lavoriamo a lungo termine, ma ogni tanto serve il poliziotto cattivo. Ecco i segreti del nostro team”.
A cura di Marco Beltrami
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Dietro un grande campione c'è sempre un grande team. Quello di Jannik Sinner è una famiglia allargata dove ognuno ha il suo ruolo e tutti sono utili alla causa. Nessuno può spiegarlo meglio di Simone Vagnozzi uno dei due coach del numero uno al mondo che ha spiegato cosa succede spesso dietro le quinte. Spesso e volentieri c'è la necessità di usare qualcosa di simile ai proverbiali "bastone e carota" per il bene di un ragazzo tanto professionale e maniacale nel lavoro in campo, quanto semplice e pronto a vivere la sua età fuori.

Simone Vagnozzi racconta il suo rapporto con Sinner

In un'intervista alla Gazzetta dello Sport, Vagnozzi ha parlato del suo ruolo e di come sia complementare con il "gemello diverso" Cahill. L'allenatore ed ex tennista italiano ha fornito una definizione cristallina, che è perfetta per descrivere la situazione: "Io sono il rompiballe… Sono quello che deve dire le cose scomode. Il poliziotto cattivo, diciamo. Darren è più allegro, quello che stempera le tensioni".

Il sodalizio tra Vagnozzi e Cahill

Come si è arrivati a questa intesa totale? Nell'interesse di Jannik Sinner, tutti hanno saputo trovare la loro collocazione e le cose sono andate da sé: "Penso che sia stato fondamentale che tra noi non ci sia mai stato un numero uno o un numero due. All’inizio ci siamo conosciuti, poi abbiamo condiviso la stessa visione su Jannik. Abbiamo capito dove lavorare, ognuno nel proprio ambito. A volte, un po’ come nei matrimoni, è necessario fare un passo indietro per far funzionare le cose…". E la speranza è che la promessa di Cahill di restare solo per questa stagione non venga mantenuta: "Io spero che non se ne vada… Anche se non è sempre facile lavorare in due, ognuno ha il proprio ruolo".

Com'è Sinner dietro le quinte

Ma com'è lavorare con Jannik Sinner? Uno degli aspetti più belli del campione italiano è che non sembra avere sovrastrutture. Vagnozzi conferma che è esattamente quello che si vede, un ragazzo molto semplice: "Un ragazzo di 24 anni a cui piace divertirsi, stare con gli amici, fare scherzi. Poi mette la massima serietà quando gioca, o quando si allena, ma fuori dal campo è gioioso e ama fare una vita normale". Il lavoro è duro, ma la strada finora ha portato tanti risultati: "Non esiste la bacchetta magica. Serve una visione a lungo termine. Devi pensare a che giocatore vuoi nell’arco di due o tre anni e lavorare in quella direzione. Noi ci siamo messi in gioco da subito toccando tante cose: è stato un rischio, poteva anche non andare bene. Invece, con pazienza, fatica e costanza siamo arrivati fin qui. Ma Sinner è ancora un giocatore in evoluzione, non è ancora al massimo del suo potenziale".

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