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Perché Sinner e Djokovic chiedono più soldi anche se sono milionari: denunciano il paradosso del tennis

Le rimostranze dei tennisti non nascono da un semplice malcontento sui premi, ma da una domanda molto più profonda: chi deve beneficiare davvero della crescita miliardaria del tennis mondiale? Ecco cosa chiedono i big, per tutti e non solo per se stessi.
A cura di Maurizio De Santis
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Jannik Sinner e Novak Djokovic hanno affrontato i conferenza, a Roma, la questione dei ricavi e del sistema di redistribuzione ai tennisti.
Jannik Sinner e Novak Djokovic hanno affrontato i conferenza, a Roma, la questione dei ricavi e del sistema di redistribuzione ai tennisti.

La minaccia di boicottaggio del Roland Garros da parte dei tennisti non è un capriccio di ricchi egoisti che chiedono ancora più soldi facendo leva sul loro appeal, sportivo e commerciale. Non è questo il filo rosso che accomuna Jannik Sinner, Carlos Alcaraz, Aryna Sabalenka o Novak Djokovic, che sull'argomento è tornato a discutere agli Internazionali di Roma ma da tempo ne ha fatto una questione di principio con la Professional Tennis Players Association che ha fondato con Vasek Pospisil (salvo uscirne qualche mese fa). E ridurre tutto a questa sintesi è molto superficiale, considerato che la fetta più consistente degli introiti (almeno per i giocatori più rinomati e competitivi al mondo) arriva da contratti, sponsor, collaborazioni con marchi paralleli o del tutto estranei al mondo delle racchette. In buona sostanza, se fosse solo una questione di vil denaro saprebbero già quali meccanismi ungere per trarre profitti sempre più consistenti, trovando altri canali/sistemi/metodi per monetizzare la loro fama in maniera molto più redditizia (come avviene già adesso).

No, le obiezioni mosse sono colpi a un sistema che si regge su un paradosso (secondo le loro mozioni): il tennis è diventato uno sport che genera tanti soldi, ma (a differenza di altre discipline) solo in parte vanno ai tennisti e a una piccola parte di costoro. "È una cosa che non riguarda solo i top player, ma tutti i giocatoriha ribadito Sinner in conferenza a Roma -. I soldi sono una conseguenza del rispetto che gli Slam ci danno, perché diamo molto di più di quanto riceviamo in cambio. Senza di noi il torneo non c'è. Non chiediamo il 50%, non ci piacerebbe neanche, ma al momento prendiamo un po' troppo poco".

Perché i tennisti protestano e minacciano il boicottaggio

La questione reale non è l'aumento assoluto del montepremi, che pure si registra al rialzo alla luce del +10% rispetto a un anno fa dello stesso Roland Garros: i vincitori del singolare maschile e femminile incasseranno 2.8 milioni di euro, anche i premi dei primi turni e delle qualificazioni sono stati ritoccati verso l'alto. Il nodo è la percentuale dei ricavi che viene successivamente ripartita. Secondo le stime circolate nelle ultime settimane, il torneo francese dovrebbe superare nel 2026 i 400 milioni di euro di ricavi complessivi da diritti TV, biglietti, sponsor e hospitality.

Conti alla mano, ai giocatori andrebbe meno del 15% degli introiti generati dal torneo. Questo divario è ancora più evidente confrontandolo con i tornei tipo Indian Wells o gli Internazionali d'Italia (Masters 1000), dove i giocatori ricevono circa il 22% dei ricavi. I tennisti chiedono di allineare i Grand Slam a questo standard, perché gli Slam sono di gran lunga i tornei più ricchi del circuito. Ed è proprio qui che alligna il malumore.

Come sono distribuiti oggi i guadagni

I montepremi dei Grand Slam sono fissi e sono stabiliti dagli organizzatori (nel caso del Roland Garros, tanto per restare in tema, è la Fédération Française de Tennis). La ripartizione è effettuata a piramide:

I top player (tra cui vincitori, finalisti, top 8-16). Prendono la fetta più grossa. Un vincitore di Slam può guadagnare 2,5-3 milioni solo di prize money oltre ai bonus ranking.

Primi turni. Sono pagati meglio rispetto al passato (87 euro al primo turno del Roland Garros 2026), ma per i giocatori di metà classifica o qualificati sono ancora soldi che coprono a malapena costi (viaggi, coach, fisioterapisti, tasse che in Francia ammontano a quasi il 50% sui premi).

I ricavi complessivi degli Slam sono miliardi ma ai giocatori va solo un quoziente di essi. Il resto foraggia costi operativi, investimenti (il Roland Garros ha speso oltre 400 milioni negli ultimi anni per ristrutturazioni), profitti della federazione, sviluppo del tennis.

Aryna Sabalenka tra le promotrici dell’ipotesi di boicottaggio.
Aryna Sabalenka tra le promotrici dell’ipotesi di boicottaggio.

Cosa chiedono veramente i tennisti: non solo più soldi

Dietro la protesta c'è una ragione sindacale che prescinde dagli interessi personali di una ristretta cerchia di big (i più forti dei circuiti Atp e Wta), in aperto dissenso con gli Slam perché trattengono una quota sempre più alta dei ricavi, lasciando agli attori dello spettacolo una fetta considerata ormai inaccettabile. Per cambiare questa situazione chiedono:

Aumento della percentuale dei ricavi destinati ai giocatori. Partire dal 16% nel 2026 e arrivare al 22% entro il 2030 (con +1,5% all’anno). Questo porterebbe decine di milioni extra distribuiti ogni anno.

Contributi al welfare. Fondi dedicati per pensione, assicurazione sanitaria, maternità, infortuni. Oggi i Grand Slam non contribuiscono quasi nulla a queste cose.

Voce in capitolo. Creazione di una sorta di Grand Slam Player Council per avere maggiore rappresentanza ufficiale nelle decisioni sui calendari, programmazione, condizioni di gioco.

In sintesi vogliono più potere decisionale, non solo soldi, e un'attenzione maggiore al futuro economico dell'intero circuito che deve riguardare tutti non solo i top player. Sono alcune delle richieste avanzate da chi, in virtù della propria fama, sa di avere più potere contrattuale da spendere in trattative del genere e capacità di esercitare pressione sui tornei.

La battaglia per cambiare il tennis

Se grazie ai tennisti, senza i quali questo giro d'affari non ci sarebbe, uno Slam può generare 500 milioni di ricavi, com'è possibile se ne distribuiscano solo il 13-15%? Ecco perché l'obiettivo non è incassare molto di più per se stessi ma spingere affinché tutti i giocatori di uno Slam (128 per tabellone nel singolare, oltre a quelli impegnati nel doppio) intaschino più soldi. E non solo i più bravi e forti o fortunati.

La contestazione ha anima collettiva e riguarda anche (anzi, soprattutto) i tennisti di basso ranking, che faticano a sopravvivere nel circuito. Per la situazione attuale, infatti, o sei nell'Olimpo del ranking o riesci a piazzarti tra i primi 60, 80 al mondo oppure devi sbarcare il lunario in qualche modo per agganciare i primi 100. E se non ci riesci è finita, non ci mangi: per non fare la fame è meglio coltivare il tennis come hobby.

Le rimostranze dei giocatori non nascono da un semplice malcontento sui premi, ma da una domanda molto più profonda: chi deve beneficiare davvero della crescita miliardaria del tennis mondiale?

"Io non mi riferisco solo ai giocatori con un ranking più basso, quelli di prima fascia – le parole di Djokovic in conferenza a Roma, dove ha ribadito concetti espressi anche in altre occasioni e contesti extra agonistici -. È la base dei tennisti che stanno facendo fatica. Stanno abbandonando questa disciplina per mancanza di finanziamenti. Credo che siamo l'unico sport a livello mondiale, se si considerano tutti gli sport globali, a trovarsi in questa situazione particolare in cui non abbiamo una certa sicurezza finanziaria, o garanzie per i giocatori con un ranking più basso".

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