Perché Sinner e gli altri tennisti vogliono boicottare i tornei dello Slam: “Prendiamo pochi soldi”

Dopo Aryna Sabalenka, ecco Jannik Sinner. I numeri uno del tennis mondiale sono pronti a giocare una partita speciale, che vogliono vincere a tutti i costi. Si tratta di un match che non si disputa in campo, ma nelle stanze dei bottoni: la questione deflagrata definitivamente a Roma riguarda la ripartizione dei montepremi dei tornei dello Slam, che non soddisfa assolutamente i protagonisti della racchetta. In sintesi i big del tennis chiedono ancora più soldi e di conseguenza più tutele per tutta la categoria e sono pronti anche ad iniziative clamorose come potrebbe esserlo ad esempio il boicottaggio del Roland Garros.
Sinner polemico a Roma per la distribuzione dei montepremi dei tornei dello Slam
È quello che ha confermato lo stesso Jannik Sinner, pochi giorni dopo Aryna Sabalenka, direttamente da Roma dove scenderà in campo per gli Internazionali d'Italia. Il messaggio ribadito in maniera perentoria nella prima conferenza capitolina ha fatto inevitabilmente rumore, perché così non si può più andare avanti. Circa un anno fa infatti lo stesso campione azzurro e i migliori tennisti del mondo avevano spiegato le loro ragioni attraverso una lettera indirizzata proprio ai tornei dello Slam.
Perché i tennisti si lamentano per i soldi dei premi dei quattro tornei dello Slam
Le lamentele vertono sulla distribuzione dei premi dei tornei dello Slam. A fronte di incassi eccezionali, sono molto inferiori poi le cifre che vengono riservate ai giocatori. Questi ultimi dunque chiedono percentuali più eque e proporzionate al business generato, anche atte a garantire migliori coperture pensionistiche e sanitarie al termine della carriera. Grande compattezza dunque da parte degli atleti maschili e femminili che hanno prodotto una lettera congiunta agli organizzatori dei quattro Major (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open) puntando il dito contro la mancanza di trasparenza e disparità nella condivisione dei ricavi.

Sinner si lamenta per la mancata risposta ai tennisti
Una vera e propria risposta non è mai arrivata, anche se gli organizzatori del Roland Garros hanno aumentato di circa il 10% il montepremi del torneo 2026. Paradossalmente però si tratta di una cifra che in considerazione dei ricavi nettamente aumentati, è in percentuale inferiore rispetto agli anni passati. E qui allora ecco la presa di posizione di Sabalenka prima e di Sinner poi. Il fatto che ad esporsi siano i migliori giocatori al mondo genera pressione anche a livello mediatico sulla vicenda.
Proprio per questo il numero uno del ranking mondiale è stato molto chiaro definendo il tutto come una mancanza di rispetto per tutti i tennisti: "È più una questione di rispetto. Perché credo che ne diamo molto di più in confronto a quello che riceviamo. Non riguarda solo i top player, ma tutti noi giocatori, e tra uomini e donne siamo davvero sulla stessa barca. Noi, i top 10 maschili e le top 10 femminili, abbiamo scritto una lettera, e non è bello che dopo un anno non siamo nemmeno vicini a una conclusione su ciò che vorremmo avere".
Uno degli aspetti più fastidiosi è quello relativo alla disparità tra il tennis e gli altri sport dove c'è maggiore attenzione ai protagonisti. Da questo nascono delusione e frustrazione: "Parlando di altri sport, se i migliori atleti inviano lettere importanti, credo sinceramente che entro 48 ore non solo ricevano una risposta, ma ottengano anche un incontro. Poi certo, parliamo di soldi, ma la cosa più importante è il rispetto, e semplicemente non lo sentiamo. Noi giocatori siamo anche un po' delusi dall'esito del Roland Garros, per esempio".
L'ipotesi di boicottare il Roland Garros
Ma nel caso in cui non dovessero arrivare novità o quantomeno mancare rassicurazioni ai giocatori, Sinner e gli altri big sarebbero anche disposti a boicottare i grandi appuntamenti: "Quindi vediamo cosa succederà nelle prossime due settimane. Sappiamo anche quale sarà il montepremi a Wimbledon e speriamo davvero che sia migliore, e poi ovviamente agli US Open. Quindi capisco i giocatori che parlano di boicottaggio, perché da qualche parte dobbiamo pur cominciare. È passato molto tempo con questa storia, e vedremo in futuro. Non posso prevedere il futuro in un certo senso ma credo anche che da qualche parte si debba cominciare. Quindi capisco che altri giocatori non giochino".
L'unione fa la forza e quello che colpisce è la compattezza di tutto il gruppo dei tennisti ad andare fino in fondo: "Guardo tutte le conferenze stampa e non sono decisamente l'unico a pensarla così. È la prima volta che sento che i giocatori sono tutti nella stessa situazione e condividono lo stesso punto di vista. Penso che sia anche giusto, perché senza di noi, senza i giocatori, non ci sarebbe alcun torneo".
La sensazione è quella di essere arrivati ormai al punto di non ritorno: "Siamo stati zitti per tanto tempo e secondo me ora siamo arrivati a un punto dove è giusto parlare anche di questa roba qua. Dietro le quinte stanno facendo un buon lavoro e ci stanno rappresentando bene. Noi tennisti e atleti sappiamo che i tornei più importanti sono gli Slam e sappiamo che sono i tornei più prestigiosi. Non chiediamo il 50%, ci mancherebbe altro e non ci piacerebbe neanche, però in questo momento forse stiamo prendendo un po' troppo poco".