Sinner risponde a Panatta: “Sono d’accordo, si vive una volta sola. Certo che mi diverto, voi non sapete”

Jannik Sinner si è riposato un paio di giorni dopo l'ennesimo trionfo a Madrid, il quarto 1000 di fila quest'anno, e si è presentato a Roma per calarsi nella parte di stella attesissima nel torneo di casa. A due giorni dall'esordio direttamente al secondo turno contro il vincente del match tra l'austriaco Sebastian Ofner e l'americano Alex Michelsen, Sinner ha affrontato la prima conferenza di queste due settimane, si spera per lui lunghe. Una domanda gli ha dato l'occasione di spiegare (ancora una volta) che non è un monaco tibetano, come qualcuno vorrebbe farlo passare, ma solo un campione che vive e si allena per essere la versione migliore di sé stesso.
Cosa aveva detto Panatta: "Io sono come Alcaraz, ha barattato il rischio di perdere con la libertà"
La domanda ha preso spunto dall'intervista di Adriano Panatta di un paio di giorni fa al ‘Corriere della Sera', in cui l'ultimo tennista italiano a vincere gli Internazionali d'Italia parlava così di Alcaraz e Sinner: "Carlos mi ha colpito quando ha detto che, senza Ferrero, finalmente può prendere decisioni. Evidentemente lo soffriva. Ha barattato il rischio di qualche sconfitta in più con la libertà. Io sono come lui. Però definire Sinner meccanico è ingeneroso. Io ammiro la sua voglia di migliorarsi: ogni giorno, si dedica a colmare le lacune. È raro. Io ci vedo proprio questo: una ricerca della perfezione per le sue possibilità".
E tuttavia Panatta poi faceva capire che secondo lui quello felice tra i due è Sinner non Alcaraz: "Noi Sinner lo vediamo dedicato, programmato, preciso. Deve essere felice, per essere così. Sennò sarebbe un santo, o un martire. Alcaraz invece a Monte Carlo l'ho visto insofferente. Ferrero aveva pensato per Carlos la perfezione, ma gli stava stretta e lui si è ribellato. Cosa gli direi? Gli consiglierei di essere felice. A Monte Carlo non lo era. Forse sta crescendo, però deve avere un'evoluzione oppure resta indietro: gli altri stanno arrivando".
Adriano peraltro ci ha tenuto a precisare che lui non era quel ‘viveur' incallito tramandato ai posteri: "Andavo al mare, in Sardegna o al Forte, dove vivevo. Uscivo a cena con gli amici. Vivevo di cose semplici. Non conducevo un'esistenza dissoluta, come narra la leggenda. Facevo la vita di un ragazzo di 25 anni che, incidentalmente, giocava a tennis. E poi ero curioso. A Parigi ogni anno andavo all'Orangerie a vedere gli impressionisti o al Louvre".
La risposta di Sinner: "Certo che mi diverto, ho 24 anni e ti vuoi anche divertire. Ma ognuno è diverso"
A Sinner dunque oggi è stato chiesto di queste parole e della "narrazione che gli altri si divertono e tu pensi solamente al tuo lavoro", fino ad arrivare alla domanda secca: "Ma ti diverti anche tu oltre a giocare a tennis?".
"Certo che mi diverto – ha risposto Jannik – Però sai, alla fine della giornata sto facendo di tutto per essere il miglior tennista possibile per me. Ci sono tanti sacrifici, ci sono tanti momenti dove magari pensi due volte, però alla fine scelgo sempre di essere un pelino più forte che magari la giornata prima. E questa è sempre stata un po' la mia determinazione, così come ho impostato un po' la mia vita".

"Poi ci sono sempre dei momenti dove io mi diverto, ci sono sempre dei momenti dove io faccio quello che voglio fare, perché alla fine sono anche d'accordo che si vive una volta sola e ho 24 anni e ti vuoi anche divertire. Però il mio divertimento a volte lo faccio vedere un po' meno. Però voi non sapete come io sono alla fine – ha aggiunto ridacchiando e facendo ridere tutti i giornalisti presenti – Ognuno è diverso. In questi due giorni qua ho giocato a golf, abbiamo giocato a calcio e questo è un po' il mio divertimento. Ci sono altri che si divertono in un altro modo ed è la cosa più normale. Non c'è una regola. Però fatto sta che alla fine in questi giorni qua l'obiettivo principale era di riposarmi per essere più pronto possibile per questo torneo".