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24 Gennaio 2022
12:52

Djokovic in aereo senza mascherina: il suo viaggio di ritorno dà ragione all’Australia

L’Australia ha espulso Novak Djokovic argomentando che il campione serbo avrebbe potuto essere un modello negativo da imitare, alla luce dei suoi comportamenti in spregio delle norme anti Covid. Una foto scattata sull’aereo di ritorno da Melbourne dà implicitamente ragione alla linea del Governo.
A cura di Paolo Fiorenza
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In questi giorni non deve essere facile per Novak Djokovic assistere in televisione ai match dell'Australian Open in corso di svolgimento in quella Melbourne da cui il campione serbo è stato cacciato con disonore dopo l'odissea relativa al suo visto annullato dalle autorità australiane. Il numero uno al mondo – lo sarà almeno fino al prossimo 21 febbraio, quando gli verranno sottratti i punti dell'anno scorso e potrebbe vedersi superato da Medvedev – sta faticosamente cercando di ricostruirsi, prima come uomo e poi come tennista, dopo che la sua sfera emotiva è stata messa a dura prova da quanto accaduto.

Circondato dall'amore del suo popolo, prima nella natia Belgrado, poi in pellegrinaggio nel Monastero di Ostrog in Montenegro, Djokovic medita sui suoi prossimi passi, pubblici e sportivi, per riaffacciarsi davanti al mondo. La mortificazione subita è stata tanta e la sentenza finale della Corte Federale che ha respinto il suo secondo ricorso va oltre il tema della validità dell'esenzione medica dal vaccino anti Covid che il serbo aveva posto a fondamento del suo visto d'ingresso nel Paese. Perché quella questione non è stata poi al centro del giudizio della corte, che invece ha dovuto stabilire se fosse "irrazionale o illogica" l'argomentazione con cui il Ministro dell'Immigrazione aveva annullato per la seconda volta il visto del serbo. Ovvero che la presenza di Djokovic in Australia rappresentasse un rischio per l'ordine civile e la salute pubblica.

L'argomentazione è stata pienamente accolta dalla Corte Federale, come si legge chiaramente nelle motivazioni della sentenza, pubblicate il 20 gennaio, quattro giorni dopo la sua emissione: "Un'iconica stella del tennis mondiale può influenzare persone di tutte le età, giovani o meno giovani, ma forse soprattutto i giovani e gli impressionabili – si legge nella decisione dei tre giudici che hanno composto il collegio – I temi dell'incoraggiamento e dell'imitazione dell'eroe sportivo integrano ragioni di preoccupazione per la salute e l'ordine". Eccolo dunque il punto decisivo della vicenda: non solo Djokovic avrebbe potuto fare da catalizzatore per i movimenti no vax, vista la sua posizione acclarata contro il vaccino (da qui il rischio per l'ordine pubblico), ma sarebbe stato anche un possibile oggetto di emulazione, ovviamente negativa, dei suoi comportamenti.

La Corte Federale australiana ha infatti ricordato le plurime violazioni delle misure di contenimento anti Covid da parte del tennista, come da lui stesso ammesso peraltro quando non ha potuto smentire la foto che dimostrava la sua partecipazione, senza neanche la mascherina, ad un servizio fotografico per il quotidiano L'Equipe il 18 dicembre, proprio il giorno dopo l'esito positivo del suo tampone, quando dunque sarebbe dovuto essere a casa in isolamento. Per tacere di altre foto che lo mostrano in strada a Belgrado nei giorni di Natale, o ancora della menzogna – poi attribuita al suo staff – di non aver viaggiato nei giorni precedenti al suo arrivo in Australia, come messo nero su bianco nel modulo d'ingresso nel Paese, laddove si era spostato dalla Serbia alla Spagna per allenarsi e poi da lì a Melbourne il 5 gennaio.

Tutti comportamenti non virtuosi che i giovani australiani avrebbero potuto imitare qualora Djokovic fosse rimasto lì per giocare il torneo di tennis. Lo stesso Nole ha dato implicitamente ragione alla linea del Governo australiano, confermata dai giudici che ne hanno bocciato il ricorso, quando una volta salito sull'aereo che lo ha portato da Melbourne a Dubai – da dove poi è ripartito per Belgrado – si è tolto la mascherina dal volto. Una foto scattata da un altro passeggero, lui sì con mascherina, mostra come l'approccio alla questione da parte di Djokovic non sia lo stesso del campione che si esibisce in campo.

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