Nella prima puntata di Sogno Azzurro, la mini-serie Rai che racconta gli ultimi mesi della Nazionale vissuti dall'interno, c'è spazio anche per coloro che compongono lo staff di Roberto Mancini. Si tratta, in gran parte, di suoi amici dai tempi della Sampdoria, come Attilio Lombardo, Alberico Evani, Fausto Salsano e, ovviamente, Gianluca Vialli. Gemelli del gol ai tempi della Sampdoria, il CT lo ha voluto al suo fianco come capo delegazione e il cremonese non si è tirato indietro, seppur stia affrontando il periodo più difficile della sua vita. Dal 2017 ha fatto la conoscenza di un nemico indesiderato, quel tumore al pancreas che ha affrontato con coraggio e sconfitto grazie all'aiuto della sua famiglia. Ora sta bene, ma come ha detto più volte lo stesso Vialli, devono passare alcuni anni prima che ci si possa considerare completamente guariti.

Il suo esempio e la voglia di aiutare la Nazionale

Durante la prima puntata di Sogno Azzurro, registrata nei mesi scorsi, ha raccontato la sua esperienza, fornendo un esempio perfetto per coloro che ancora devono avere a che fare quotidianamente con la malattia:

So che, per quello che mi è successo, ci sono tante persone che mi guardano e se sto bene io possono pensare di star bene anche loro. Forse perché sono stato un giocatore e un uomo allo stesso tempo forte, ma anche fragile e vulnerabile, quindi credo che qualcuno possa essersi riconosciuto in questo.

Vialli si mostra per quello che è, senza paura di raccontare le sue paure, come ha sempre fatto anche in passato, e spera che la sua esperienza possa dare una mano a coloro che stanno vivendo la sua stessa situazione. Non è un supereroe e non ci tiene a dimostrarsi tale, ma si dice pronto a vivere una nuova avventura in azzurro, che spera possa rivelarsi più lunga possibile: "Sono qua con tutti i miei difetti e le mie tante paure, ma anche con la voglia di fare qualcosa di importante".

Il cancro, un compagno di viaggio indesiderato

Alla fine dello spazio dedicato a lui e alla sua malattia, spiega ancora una volta il modo in cui ha deciso di affrontarla. Per lui il cancro non è un nemico o qualcosa da sopraffare, il capo delegazione della Nazionale sa di essere costretto a conviverci e ha accettato questa sorte con serenità:

Io con il cancro non ci sto facendo una battaglia perché non credo che sarei in grado di vincerla, è un avversario molto più forte di me. Il cancro è un compagno di viaggio indesiderato, però non posso farci niente. È salito sul treno con me e io devo andare avanti, viaggiare a testa bassa, senza mollare mai, sperando che un giorno questo ospite indesiderato si stanchi e mi lasci vivere serenamente ancora per tanti anni perché ci sono ancora molte cose che voglio fare.