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Luca Carcassi, speaker del Cagliari: “Sentire lo stadio urlare il nome di Gigi Riva è stato incredibile”

Da oltre dieci anni accompagna il Cagliari con la sua voce, tra esultanze, momenti delicati e ricordi indelebili. Luca Carcassi racconta a Fanpage.it cosa significa vivere lo stadio da protagonista, tra passione, responsabilità e brividi che non passano mai.
A cura di Vito Lamorte
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C’è una voce che i tifosi riconoscono ancora prima del fischio d’inizio. Una voce che scandisce i nomi, accende l’entusiasmo, accompagna ogni emozione dentro lo stadio. Non è quella di un calciatore, né di un allenatore. È quella dello speaker. Da più di dieci anni, Luca Carcassi è il filo invisibile che lega campo e tribune, cuore e spettacolo dentro e intorno al Cagliari Calcio. Un ruolo spesso sottovalutato, ma centrale nel trasformare una partita in esperienza collettiva. Tra preparazione maniacale, improvvisazione controllata e momenti che restano impressi per sempre, Carcassi racconta a Fanpage.it, per la rubrica ‘Vita da Speaker' cosa significa stare dall’altra parte del microfono, dove ogni parola può diventare emozione condivisa.

Da quanti anni è lo speaker del Cagliari?
"Sono entrato durante la stagione 2014-2015, la prima completa è stata quella successiva e ormai siamo praticamente a dieci anni e mezzo di ‘militanza'".

È anche tifoso del Cagliari? E come si prepara alle partite?
"Sì, assolutamente. La preparazione è molto accurata: studio le rose degli avversari, le convocazioni, le pronunce dei nomi. A volte cerco video o chiedo direttamente ai dirigenti avversari allo stadio. Inoltre seguo una scaletta condivisa con il club per tutti gli eventi della partita".

Ha libertà durante le partite o segue un copione rigido?
"C’è un mix. Sui momenti emotivi, come i gol, ho libertà totale. Sugli annunci e sulla struttura, invece, seguiamo un canovaccio ben preciso stabilito insieme a tutti gli attori coinvolti".

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Quanto è importante oggi la figura dello speaker allo stadio?
"Secondo me è fondamentale. Nonostante social e TV, lo speaker può aumentare il coinvolgimento dei tifosi e farli entrare davvero nell’evento".

Il suo rapporto con i tifosi com’è?
"Non ho una percezione precisa, ma capita che mi riconoscano dalla voce, magari al bar o al supermercato. Prima succedeva di più quando lavoravo quotidianamente in radio".

Le è mai capitato di gestire momenti delicati allo stadio?
"Sì, ma in quei casi seguiamo protocolli precisi. Ci sono annunci per ogni situazione: contestazioni, episodi di discriminazione, sicurezza. Non si improvvisa nulla".

Il momento più bello di questa stagione?
"Le vittorie in casa. Ma soprattutto in generale mi piace accompagnare e stare a contatto di una squadra che emoziona e combatte, che ha forte senso di appartenenza come tutti coloro che lavorano dietro le quinte".

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E in questi dieci anni?
"Ce ne sono tanti: la promozione dalla Serie B nel 2015- 2016, l’addio al calcio di Daniele Conti e il passaggio dal Sant’Elia all'Unipol Domus. Ma il momento più emozionante è stato quando ho incitato lo stadio per Gigi Riva durante la consegna del Collare d’Oro. Sentire tutto lo stadio gridare il suo nome… è stato incredibile".

Che differenza c’è tra Sant’Elia e Unipol Domus?
"Il Sant’Elia era iconico ma ormai datato. La Unipol Domus ha portato maggiore vicinanza al campo: i tifosi sono praticamente a contatto con i giocatori. Questo ha cambiato completamente l’esperienza".

C’è un periodo del Cagliari che avrebbe voluto raccontare?
"Sicuramente quello di Gianfranco Zola. E anche giocatori come David Suazo".

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E della rosa attuale?
"È difficile scegliere. Mi emoziona molto Pavoletti, ma anche Deiola per il senso di appartenenza. E poi ci sono tanti giocatori tecnicamente forti che rendono questo campionato davvero piacevole.

Cosa la emoziona ancora oggi dopo tanti anni?
"Il momento delle formazioni. Quando si accende il microfono e parto con gli annunci, sento ancora un brivido fortissimo. È un’emozione che non deve mai sparire".

C’è qualcosa che la lega particolarmente ai tifosi?
"Sì: quando anticipo “È ora la formazione del…” e dagli spalti qualcuno completa la frase al posto mio. Lì capisco che sono davvero coinvolti".

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