27 Settembre 2022
16:57

Vecchi principi e nuovi uomini: come nasce e si sviluppa l’Italia 2.0 di Roberto Mancini

L’Italia 2.0 di Roberto Mancini riparte da vecchi principi tattici ma con nuovi uomini: cosa abbiamo visto nelle prime uscite del nuovo corso della Nazionale.
A cura di Vito Lamorte

L'Italia con due vittorie nelle ultime due gare del girone di Nations League ha conquistato il pass per la Final Four dell'ultimo torneo UEFA per nazionali della stagione 2022-2023. Dopo la debacle contro la Macedonia del Nord e la mancata qualificazione ai Mondiali in Qatar, pochi mesi dopo la vittoria degli Europei, gli Azzurri hanno iniziato un processo di rinnovamento sul quale ci sarà ancora tanto da lavorare ma che ha visto già i primi passi da giugno ad oggi.

Proviamo a capire in che modo Roberto Mancini ha pensato la sua Italia 2.0, almeno in questi ultimi mesi del 2022. Il CT ha scelto di passare dal 4-3-3 che ci ha portato sul tetto d'Europa ad un 3-5-2 più abbottonato ma con idee e protagonisti ben precisi.

Si tratta di un modulo, con annesse varianti (3-4-2-1 o 3-5-1-1) che viene utilizzato molto in Serie A e anche da diversi tecnici europei, questo probabilmente ha permesso di lavorare su certezze e non andando a inserire nuovi concetti. Dall'Inter all'Atalanta passando per Roma, Torino, Salernitana e anche il PSG utilizza questa idea tattica su cui ha deciso di puntare il CT azzurro.

La prima cosa che è balzata subito all'occhio è stato l'ottimo movimento in pressing degli Azzurri, sia contro l'Inghilterra che contro l'Ungheria: non abbiamo mosso il pallone con la fluidità dei mesi precedenti a EURO 2020 ma abbiamo occupato bene il campo e siamo stati aggressivi senza palla nei momenti giusti.

Da sottolineare anche l'attacco degli spazi con le mezze ali e il ruolo centrale di Raspadori nella fase offensiva della selezione del Mancio: Cristante e Barella sono sempre pronti a andare in profondità o a occupare l'area, insieme agli attaccanti e a uno degli esterni. Proprio dalle corsie laterali arrivano le ottime prestazioni di Di Lorenzo e Dimarco ma, come già affermato, la centralità della manovra d'attacco passa per i piedi dell'attaccante del Napoli: Jack è molto bravo a dialogare con i portatori di palla nella nostra metà campo e a offrire una possibilità di giocata in più ma nello stesso tempo riesce a farsi trovare in area pronto a colpire con una buona lucidità.

Ci sono tante cose da migliorare, sia nella fase di costruzione che di finalizzazione, ma un occhio di riguardo bisognerà averlo per la tenuta difensiva: le troppe palle gol lasciate all'Ungheria contro una squadra più cinica possono far girare le partite in ben altra maniera, senza nulla togliere alla prova di Donnarumma e alle sue brillanti parate. La prestazione del trio Bonucci-Toloi-Acerbi ha soddisfatto ma fino ad un certo punto e anche l'ingresso di Bastoni non ha migliorato la situazione.

Magari questa non è l'Italia bella e divertente che abbiamo visto negli ultimi anni ma ha mostrato più di qualche idea da cui si può ripartire per cancellare la delusione mondiale. La Final Four di Nations League per la seconda edizione consecutiva non potrà mai lenire l'amarezza ma può essere il primo passo per un nuovo corso azzurro.

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