Vaccinazione obbligatoria per i 600 calciatori delle nazionali che, a partire dal prossimo mese di giugno, disputeranno il Campionato Europeo 2020. A un anno di distanza dal rinvio avvenuto dopo l'esplosione della pandemia, sul trofeo continentale incombe ancora la situazione di emergenza sanitaria per la diffusione del Covid. Lo scudo dei protocolli licenziati dalla Uefa e dalle federazioni dei Paesi associati (in accordo con i governi) non basta più a rendere il calcio immune dai contagi. Il focolaio scoppiato nell'Italia di Mancini (culminato con il ricovero di Daniele De Rossi allo Spallanzani per la polmonite e le complicanze sopraggiunte raccontate da lui stesso) è stato l'ennesimo, chiaro, segnale: era successo già in occasione di quanto capitato al Genoa e al Torino in campionato, la conferma più grave è arrivata da quanto accaduto nello staff e tra i calciatori Azzurri durante il ritiro per le gare di qualificazione a Qatar 2022.

Una situazione imbarazzante per l'Italia, che rischia addirittura di perdere la designazione di sede del prossimo Europeo per l'impossibilità – al momento – di fornire adeguate garanzie sull'apertura in sicurezza degli stadi e la percentuale di spettatori da accogliere. L'evoluzione della condizione epidemiologica è tale da aver reso impossibile una decisione entro i termini inizialmente previsti dalla Uefa (7 aprile): c'è tempo fino al 19, quando si riunirà il Comitato Esecutivo della Federazione. Ed è possibile che per allora sarà anche più chiaro il piano tracciato per un torneo ‘Covid free'.

Non c'è alternativa per dare il via e portarlo al termine senza rischi per la salute dei protagonisti. Ne dà menzione il Corriere dello Sport quando lascia filtrare l'obiettivo della Uefa: in campo e sugli spalti tutti devono essere vaccinati e/o immunizzati. A cominciare anzitutto dai principali protagonisti: i giocatori. Attraverso la propria commissione medica la Uefa studia un (nuovo) protocollo per Euro 2020 con un punto fermo: la vaccinazione dei 600 calciatori in rosa (con un numero di 25 a squadra) delle 24 finaliste. Quanto accaduto alla Nazionale italiana ha fatto riflettere: oltre venti persone contagiate tra membri dello staff, della delegazione e dei calciatori (8 casi, l'ultimo è stato Bernardeschi) è molto più di un campanello d'allarme e adesso si cerca un rimedio – l'ennesimo – per non far saltare ancora una volta il torneo.