Massimo Moratti se ne sincera subito, all'inizio della chiacchierata: "Parliamo del triplete, vero?". Come se dovesse entrare in una modalità diversa per affrontare la sacralità del tema. Ad ogni domanda si prende il tempo giusto per preparare la risposta. Sceglie le parole con cura, quasi avesse timore di sminuire in qualche modo il ricordo, per nulla sbiadito dopo 10 anni da quell'impresa. Il 22 maggio 2010, con il trionfo in Champions League sul Bayern Monaco, l'Inter conquistava il triplete: Champions, Scudetto e Coppa Italia nella stessa stagione. Prima e (ancora) unica squadra italiana a riuscirci nella storia del calcio. A distanza di un decennio è forte l'orgoglio ma ancor di più il senso di appartenenza. E Massimo Moratti lo trasmette senza filtri, ai microfoni di Fanpage.it.

Presidente, quella di suo padre è stata la ‘Grande Inter’. La sua come verrà ricordata?
"Spero possa restare nella memoria come una squadra che ha suscitato felicità. È la cosa più bella che si possa pensare di un ricordo. Come conseguenza delle vittorie, ma anche delle tante emozioni di quel periodo".

Una grande gioia dopo tante sofferenze. Pensa mai ad un collegamento tra le due cose?
"Chissà, devo dire che anche io ci ho pensato. Che potesse essere, alla fine, un risultato che arrivava dai vari nodi sciolti del passato. Certamente gioca anche la fortuna in questi casi, perché bisogna avere la sorte che tutto ti accompagni positivamente. Ma può avere ragione: tutto quello che è successo in passato ci ha rafforzato. Quella che non è mai mancata, ed è aumentata, era la voglia e la tenacia di arrivare a risultati importanti".

Se dovesse individuare un punto di partenza: in quale momento inizia il percorso che ha portato al triplete?
"Certamente con la scelta di Mourinho. È stata determinante e ci ha fatto pensare che si potesse arrivare ad una cosa di questo tipo".

30 maggio 2008, Parigi, ristorante Le Tour d’Argent. La prima uscita semi-pubblica con Mourinho.
"Ricordo che Mourinho aveva una gran paura di mangiare il salmone e questo mi ha fatto ridere. Aveva il rigetto per il salmone, come fosse la kryptonite per Nembo Kid. Quell'incontro fu molto simpatico. Era la conferma del primo contatto, avuto la settimana precedente, nel quale mi aveva spiegato il suo progetto. Fino a quell'incontro non gli avevo detto di sì".

L'ha preso che per tutti era lo ‘Special One’. Qual è stato l'episodio che le ha fatto capire: sì, è davvero speciale.
"Mi ha molto impressionato una volta, durante una partita che stavamo vincendo, in cui venne espulso ingiustamente Sneijder. Alla fine del primo tempo il pubblico e la squadra erano molto agitati. Andai negli spogliatoi all'intervallo, cosa che facevo raramente, per capire se ci fosse qualche problema e rendermi utile. Invece li trovai tutti molto calmi, con Mourinho che spiegava la tattica che avrebbero seguito nel secondo tempo, senza mai citare l'arbitro o tracce di vittimismo nel suo discorso. Questo mi ha fatto capire che fosse veramente di alto livello".

Quella squadra fu rinforzata con un grande mercato. C’è un acquisto, una trattativa a cui è più legato?
"Lo scambio tra Ibrahimovic ed Eto'o. Entrambi giocatori forti, ma Eto'o si è adattato perfettamente ai suoi nuovi compiti. Quella è stata una trattativa fortunatissima. Anche Milito, ma nel suo caso è stata un'operazione più mirata. Avevamo intenzione di prenderlo già da tempo".

Quando ha intuito, nel corso di quella stagione, la possibilità di arrivare a vincere tutto?
"Ho iniziato a sperarci a Londra dopo la qualificazione contro il Chelsea. Mi è sembrata una vittoria talmente pulita, riuscita bene tatticamente, che mi ha fatto pensare che la squadra avesse il carattere e la forza per ambire a questo traguardo".

C’è un giocatore, tra quelli avuti all'Inter in precedenza, che avrebbe voluto in quella stagione?
"Sono tantissimi i ragazzi ai quali sono riconoscente e mi dispiace non abbiano potuto vincere tanto. A cominciare da Ronaldo, per continuare con giocatori come Ince, Zamorano, Djorkaeff. Per quello che hanno dato all'Inter meritavano di portarsi a casa una soddisfazione del genere".

La Juventus è arrivata due volte ad una sola partita dal triplete. In tutta sincerità: come l’avrebbe vissuto?
"Chiaramente l'antagonismo c'è (ride, ndr). Diciamo che non sono stato un tifoso accanito della Juve in quelle finali".

Un motivo, solo uno, per cui il triplete dell'Inter resterà unico e irripetibile.
"Perché è dell'Inter. Una squadra che provoca emozioni particolari. L'Inter è un valore per sé, suscita un'emozionalità speciale. Il triplete capiterà anche a qualche altra squadra italiana, ma questo rimarrà per sempre il primo e particolarmente gioioso".

L’Inter sta celebrando la ricorrenza con la campagna ‘Timeless', ‘Senza tempo’. Cosa vuol dire essere nella storia dell’Inter?
"Orgoglio, da parte di tutti quelli che hanno partecipato a quella bella avventura. E poi il piacere di aver regalato felicità. Veda, la gioia più grande è proprio questa: aver donato un momento di felicità, che specialmente in questa situazione particolare viene ricordata e riempie un po' il cuore".